Giu 04

È questo il numero di putt che ho tirato ieri (26 il giorno prima), a questa bella gara (Boves per me è un campo pieno di ricordi magnifici perché mi riporta all’inizio del mio golf, tanti anni fa, alla prima volta che sono sceso sotto gli 80, alla mia prima buca in uno e così via – la differenza, lo dico con nostalgia ma senza livore alcuno, è che nel passato ci arrivavo partendo dal mio rifugio tra i monti, mentre ora vi arrivo molto più prosaicamente da nord).

Il risultato finale (77 – 73) è stato soddisfacente. Va detto che si giocava dai battitori gialli, fatto per me assolutamente inedito e che rendeva il campo molto più facile rispetto a quello che conosco molto bene; e dunque anche i numeri vanno messi in prospettiva.

Sono state due giornate sostanzialmente simili per rendimento, con la differenza – non da poco, peraltro – che sabato ho di fatto smesso di giocare le ultime cinque buche, dove – preso dalla paura di tirare primi colpi storti – ho perso sei colpi. Infatti sì, oggi riprenderò a studiare i colpi e ad affinare la tecnica, ma so bene che quel che devo fare è affinare di pari passo la tecnica mentale. Ho ripreso a sfogliare i vari libri sull’argomento che negli anni ho letto e riletto avidamente, e per ora ho scelto di rileggere questo libro e di riascoltare questo CD. Il punto è che sono convinto di dover dedicare all’allenamento mentale una parte significativa del tempo dedicato alla pratica golfistica – perché la mente si allena, e come!, e probabilmente negli ultimi anni ho un poco trascurato questa parte del golf.

Infatti, ripensando alla giornata di sabato, tutto è stato perfetto fino alla 13, dove ero a -1; poi alla 14 dal nulla è uscito un drive sparato basso a sinistra (figlio di quel movimento che ogni tanto ancora mi scappa, quel vecchio “vizio” di buttarmi sulla palla per aggredirla anziché attendere i tempi giusti dello swing, rompendone in questa maniera il ritmo). Da lì sono stato incerto fino alla fine: e quando non sei deciso nei colpi non potrai che avere risultati farraginosi, provvisori e appiccicaticci.

Il medesimo problema si è ripresentato ieri, dove sul tee della 10 ho fatto lo stesso colpo con lo stesso risultato. La differenza fondamentale è che sono stato molto bravo a tenere, mi sono buttato alle spalle l’erroraccio e ho proseguito senza tenerne conto. Questo è un punto fondamentale: accettare gli errori, dimenticarli in fretta e passare oltre.

I 48 putt nei due giorni mi dicono che il problema sul putt è scomparso: ho ritrovato il piacere di pattare con confidenza, e soprattutto ho rivisto in maniera limpida le linee. Altro punto fondamentale sono stati i recuperi intorno al green (ieri ho preso pochissimi green, ma ho fatto 9 up&down su 10 col mio fidato 60°).

Tutto molto interessante.

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