Tag: miti

Giusto settant’anni fa

C’è un problema apparentemente banale, ma molto significativo da un punto di vista golfistico, che riguarda un luogo preciso della buca 18 del Merion Golf Club:

Esattamente da quel punto, giusto settant’anni fa, Ben Hogan tirò uno dei colpi di golf più famosi dell’intera storia golfistica, immortalato dalla foto di Hy Peskin, a detta di innumerevoli storici la più famosa foto mai fatta a un golfista. Chiunque si trovi a giocare le 18 buche di uno dei campi più famosi del mondo, un campo che trasuda storia a ogni cantone (il 27 settembre 1930, per ricordare un fatto soltanto, Bobby Jones completò su questo medesimo percorso il suo Grand Slam vincendo lo US Amateur Championship), si sente quasi costretto una volta giunto in quel punto del fairway della 18 a provare quel colpo: la conseguenza è che l’erba intorno a quel punto è perennemente mancante.

Quel colpo fa parte di una […] continua a leggere »

A photo for the ages


Coronavirus, tempo di fare altro. Oggi vorrei commentare una foto che da anni ho sotto gli occhi, e che rappresenta al meglio il mio dolce mito e – si parva licet – quello che io vorrei essere nel golf negli anni a venire.

Ce l’ho sotto gli occhi perché è raffigurata nella copertina della miglior biografia a mio avviso esistente su Ben Hogan (ne avevo parlato qui).

La foto è stata scattata da Jules Alexander (fotografo la cui storia meriterebbe un post tutto suo) a Winged Foot mercoledì 10 giugno 1959, il giorno precedente l’inizio dello US Open. Hogan, che all’epoca aveva già dato – golfisticamente parlando – il meglio di sé, stava giocando il suo giro di prova con Claude Harmon, che era il pro di casa.

Sul green della 15 Hogan, dopo una breve pausa nella casa di Freddie Corcoran – l’autore della foto pensa per fare pipì –, si accese una sigaretta e si appoggiò in maniera molto rilassata e tranquilla al putter, rimanendovi per un certo […] continua a leggere »

Arnold Palmer, in memoriam

Domenica notte vai a dormire con gli occhi pieni delle immagini dell’atto finale della FedEx Cup, e lunedì ti svegli con una notizia che era di certo attesa e scontata, ma che a sentirla ti colpisce.

Ha detto Tim Finchem:

There would be no modern day PGA TOUR without Arnold Palmer. There would be no PGA TOUR Champions without Arnold Palmer. There would be no Golf Channel without Arnold Palmer. No one has had a greater impact on those who play our great sport or who are touched by it. It has been said many times over in so many ways, but beyond his immense talent, Arnold transcended our sport with an extraordinarily appealing personality and genuineness that connected with millions, truly making him a champion of the people.

E non c’è molto aggiungere. La sua vita golfistica è stata straordinaria, e allo stesso tempo la persona Arnold Palmer è stata – è – assolutamente eccezionale, lui così umile e gentile e riconoscente e nello stesso tempo intelligente e pratico.

A me colpisce tantissimo, quando penso a lui, lo scorrere del tempo: a guardare le immagini degli anni Cinquanta e Sessanta sembrava invincibile, immortale, e aver visto la […] continua a leggere »

Da quando avevo 12 anni

Five Lessons
(La traduzione italiana della lunga citazione che inserisco a seguire si trova qui, grazie ad Andrea Gandolfi. Il grassetto è mio. Del secondo putt che Ben Hogan tirò in quell’occasione ho parlato qui.)

Twenty-five years ago, when I was 19, I became a professional golfer. I suppose that if I fed the right pieces of data to one of our modern “electronic brain” machines it would perform a few gyrations and shortly afterwards inform me as to how many hundreds of thousands of shots I have hit on practice fairways, how many thousands of shots I have struck in competition, how many times I have taken three putts when there was absolutely no reason for doing so, and all the rest of it. Like most professional golfers, I have a tendency to remember my poor shots a shade more vividly than the good ones – the one or two per round, seldom more, which come off exactly as I intend they should.

However, having worked hard on my golf with all the mentality and all […] continua a leggere »

The Dan Plan is over

Dan
Tramite questo articolo ho avuto in questi giorni la conferma che il Dan Plan è giunto al capolinea, e non con l’esito sperato. Dato che in questi anni ho considerato Dan McLaughlin come la mia “controparte” americana, e dato che ho preso tanti spunti da lui e dal suo progetto (ne ho parlato, per esempio qui, qui e qui), è questo il momento per proporre alcune mie considerazioni finali.

Per prima cosa, il massimo rispetto va a questa persona e al suo progetto. Certo, sarebbe facile dire adesso – il Cigno nero ce lo ricorda – che l’obiettivo era troppo al di sopra della sua portata, ma il fatto di averlo pensato, sognato, visualizzato e poi cercato è un grande merito di Dan.

Del resto anch’io qualche anno fa avevo l’idea di diventare un professionista (all’epoca ciò era consentito, poi il limite è stato riportato a quarant’anni di età: cosa che se da un punto di vista sportivo trovo corretta, non posso certamente dire lo stesso da un punto di vista per […] continua a leggere »

Un Re è per sempre

Il Masters è una gara a sé, questo lo sappiamo – l’atmosfera è unica, non c’è molto da aggiungere.

La storia del primo giorno per me è una sola: la presenza di Arnold Palmer sul primo tee, alle 8.05 ieri mattina, ora di Augusta, a guardare, seduto, gli altri due honorary starter, altre due leggende al pari suo, aprire ufficialmente la competizione.

La sua compostezza, il suo sguardo. I suoi pensieri.

Cinque anni fa lasciò scadere, senza rinnovarla, la sua licenza da pilota. Accettare la vita che passa, il tempo che scorre.

Questo video dice molte cose.

Not driving this year, but forever a part of the Masters tradition, please join me in a welcome, a salute and a heartfelt thank you to our four-time Master champion, Mr Arnold Palmer.

I suoi occhi lucidi. Suona come una specie di addio, ma un Re è per sempre.

Edoardo Molinari, il ritorno

Edoardo Molinari
Be’, io ho provato un’emozione, ieri.

Quel che ha fatto Edoardo Molinari – prendere l’ultimissimo posto dell’ultimo treno per l’European Tour – dice tanto del carattere del giocatore. È una bella storia da raccontare e da ricordare. Ieri aveva segnato un doppio bogey alla sua quinta buca, il che lo poneva di cinque colpi fuori dal taglio. Cinque colpi da recuperare in tredici buche… non bruscolini. Ma ha subito reagito con un birdie alla buca successiva, e poi con altri quattro nelle sue seconde nove per entrare nel taglio col numero massimo di colpi necessari.

Su Twitter ha chiosato:

Call it destiny, guts, hard work, desire or simply luck…but this 32 on the back nine is second only to my back nine in Gleneagles in 2010!

E il commento più bello a mio avviso è stato quello di Gonzalo Fernández Castaño:

As I told you a few weeks ago: form is temporary, class is permanent. #bravo

Un giorno un amico mi disse di averlo incontrato al supermercato, e ovviamente avergli fatto i complimenti per il […] continua a leggere »

Emozioni da Masters

Sì, il post di oggi è abbastanza “telefonato”. Però quando arriva la settimana del Masters è come se il golf salisse di un gradino, perché tutto in quell’ambito è assolutamente perfetto. Questa competizione, poi, si inquadra in un contesto generale di splendidi tornei del PGA Tour: ho ancora davanti agli occhi, per dire, il putt alla 72ma di Padraig Harrington per andare al play-off all’Honda Classic, così come il fantastico play-off al Valspar e la vittoria di J.B. Holmes allo Shell Houston Open di domenica scorsa.

Ma il Masters, il Masters è un’altra cosa. E allora oggi rammenterò alcuni episodi della prima giornata che ho apprezzato particolarmente.
AP
Il tee shot alla 1 dell’honorary starter Arnold Palmer.
Lui che dice: “I just don’t want to fan it”.

I tweet del sempreverde Dan Jenkins. Come questo:

65-year-old Tom Watson is one under through 11. What’s he trying to do, kill golf?

Chiedersi perché i mostri sacri debbano giocare se non riescono a stare sotto i 90. Forse la presenza di Olazabal e […] continua a leggere »

Sam Little, o del difficile mondo del golf professionistico

Sam Little
Oggi raccontiamo la storia di Sam Little, prendendo spunto da questo articolo apparso sul numero di gennaio/febbraio di “Golf Today”.

Little è un professionista che ha giocato sullo European Tour dal 2005 al 2010. Il suo risultato migliore è un secondo posto al Mallorca Classic del 2007, ultimo torneo della stagione che lo fece passare da sicuro escluso (era oltre il 170° posto prima del torneo) al mantenere la carta per la stagione successiva.

En passant mi viene da pensare: magari se quel torneo l’avesse vinto, anziché arrivare secondo, la sua storia oggi potrebbe assomigliare di più a quella di Oliver Wilson.

Ma il golf in questo è magnifico come crudele, in quanto fagocita i miti stessi che crea. E Little è soltanto uno tra i tanti: il golf professionistico è pieno di ragazzi dal grande talento, il cui handicap quando sono passati professionisti era abbondantemente positivo, che poi vivacchiano sull’Alps Tour. Anche queste sono storie da raccontare.

L’anno scorso ha vinto 18.700 […] continua a leggere »

Oliver Wilson – una bella storia

A volte ritornano.

Oliver Wilson ha fatto il suo ingresso nello European Tour nel 2005, a 24 anni. Da lì sono seguiti anni brillanti, sia pure con qualche ombra: tra il 2006 e il 2009 è finito per nove volte secondo in tornei del tour. (Una sorta di maledizione, un emulo di Snead o Mickelson allo US Open?)

Nel 2008 arrivò fino al 45° posto della classifica mondiale, e si qualificò anche per la Ryder.

Poi il declino, inesorabile e nemmeno tanto lento. Alla fine del 2011 perse la carta. E da lì sono stati quasi tre anni di calvario, soprattutto sul Challenge dove ha ottenuto pochi risultati.

A che cosa pensa un giocatore professionista quando la palla non va più dove vuole lui, e nemmeno scendere nella serie minore funziona?

Come ha detto in un’intervista, in Kazakistan ha messo in discussione tutto (da solo in un’anonima camera d’albergo, suppongo). Che cosa passa per la testa di un giocatore professionista appena dopo i trent’anni, quando dovrebbe essere al suo teorico massimo e invece non riesce più a prenderla?

Ha mandato due video del suo swing a Robert Rock. Lui gli ha detto dove sbagliava, e quello […] continua a leggere »