Dopo vent’anni di recensioni di libri golfistici e centinaia di libri letti, mi sembra arrivata la stagione di fare il punto sullo stato dell’arte del sapere golfistico che passa attraverso i libri. (Non ho scelto di farlo, mi viene spontaneo). Questo non significa che non mantengo un occhio aperto sulle novità in uscita, ma semplicemente che ci sono alcuni libri – pochi – che resistono alla polvere del tempo, che presentano principi che rimangono validi nonostante tutto intorno a noi cambi alla velocità della luce. Ciò è senz’altro vero per un paio almeno di libri di Dave Pelz, gran maestro del gioco corto e del putt da qualche mese scomparso: Dave Pelz’s Short Game Bible. Master the Finesse Swing and Lower Your Score (libro del 1999) e Dave Pelz’s Putting Bible. The Complete Guide to Mastering the Green (del 2001). Li presento entrambi più in dettaglio nel numero appena uscito di “Golf Magazine”.
Tag: gioco corto
Il bounce, come lo sento io

Uno dei concetti golfistici che ho fatto più fatica a comprendere, in questi miei quindici anni di golf, è il bounce. Confesso che per anni non ho avuto un’idea precisa di che cosa si intendesse con “bounce”.
In tempi recenti sono arrivato ad alcune conclusioni (provvisorie – ormai mi è chiaro che nel golf non c’è nulla di definitivo), ovvero delle scoperte che cerco ora di illustrare.
Partiamo dalle definizioni. In un bastone, il bounce
è l’angolo tra la tangente ortogonale alla suola e il terreno. In genere i ferri fino al 9 hanno un bounce nullo, mentre è considerevole nei wedge (4-16°), soprattutto allo scopo di permettere una miglior uscita dalla sabbia e dal terreno umido.
(Qui un articolo che spiega bene di che cosa stiamo parlando.)
Per quello che so io del gioco corto il concetto di bounce si applica soprattutto alle uscite dal bunker e al gioco intorno al green, diciamo fino ai 50 metri. (Andando oltre la musica cambia, o quanto meno quello che ho imparato di recente lo trovo […] continua a leggere »
Da 14,9 a 9,9 entro il 30/06/2017

Allora, le cose stanno così: un golfista che conosco, e anche lettore di questo blog, ha il problema tipico di tanti golfisti: che gira a destra anziché a sinistra. Ovvero: se andiamo con la mente alla struttura dei Ciliegi (luogo dove per me è naturale immaginare la pratica), arrivando in fondo alla discesa anziché proseguire diritto, cosa che lo porterebbe al campo pratica, gira a destra per il tee della uno.
È una situazione assolutamente tipica, propria di tantissimi golfisti. E, intendiamoci: non c’è nulla di male in questo. Non sei sempre alle Olimpiadi, puoi scegliere benissimo di giocare solo per divertirti, stare con gli amici in un bel luogo eccetera senza voler arrivare a diventare il golfista migliore che tu possa diventare.
Ma lui vuole andare oltre. Mi ha chiesto di dargli una mano, di preparargli una scheda.
Allora, mio caro Beppe, facciamo un patto: tu ti impegni a fare quello che è scritto qui sotto e quel che ti dirò nelle settimane a venire, senza riserve e senza scuse, e io ti […] continua a leggere »
Esercizi per vincere la noia del campo pratica – paragrafo 2, il gioco corto

Parlavo qualche settimana fa delle opportunità per superare la noia che può a volte prendere in campo pratica. Là si parlava del putt; oggi la seconda puntata tratta del gioco corto, o più precisamente degli approccini intorno al green. (Nota laterale: questa parola, “approccini”, mi fa sempre e automaticamente tornare in mente le telecronache di Mario Camicia, che col suo “approccino delicato” ha segnato un’era.)
Ad ogni modo il “gioco” (adattato sempre a partire da questo libro) è questo: occorre segnare un raggio di tre metri intorno ad una buca degli approcci (io adopero un rotolo di nastro fatto da me, fermato con dei tee) e porre dei “tee di partenza” a 20, 30 e 40 metri. Poi si tirano dieci palle da ciascuno degli indicatori di partenza, ma mai consecutivamente: ovvero si parte dai 20, poi si va ai 30, infine ai 40 e si ripete il tutto per dieci volte.
Un buon obiettivo è […] continua a leggere »
Il calcolo della distanza con i wedge

Il problema è questo: quale bastone usi per fare 60 metri? E per farne 70?
La considerazione di partenza è questa: golf is a game of circles. Insomma gira e rigira le questioni si ripresentano: le puoi accantonare per un po’, ma poi loro puntualmente tornano a bussare alla tua porta.
Ebbene, dai cento metri in giù – nell’area critica dello score, nonostante l’autorevole e di certo non ignorabile parere contrario di Edoardo Molinari (qui un approfondimento in inglese) – sapere come fare una determinata distanza è fondamentale.
Rimando a quel che dicevo 19 mesi fa. E illustro ora come sono arrivato a determinare in maniera precisa le distanze critiche (senza dimenticare quel che dicevo prima, ovvero che tutto va e torna – ovvero che quel che appare vero oggi potrebbe non esserlo tra 18 mesi – o […] continua a leggere »
Tucker Short Game Test

“What gets measured gets done” è uno dei mantra della gestione ottimale di un’azienda, ma si applica anche al golf. La differenza è che il golf è in parte scienza e in parte arte; cionondimeno i numeri aiutano a capire i fenomeni, e come!
Scopo di questo articolo non è dunque “convincere” il lettore di questo fatto, che do per assimilato, ma presentare uno strumento tra i tantissimi disponibili che credo utile alla bisogna.
Mi sono imbattuto qualche settimana fa, tramite la lettura di questo libro, nel Tucker Short Game Test, una prova – ideata da Jerry Tucker – che serve a verificare in maniera completa lo stato del proprio gioco corto, e di conseguenza scoprire quali sono le aree che richiedono miglioramento nell’ottica finale di abbassare lo score.
È un semplice foglio. Un esempio si trova qui. La versione contenuta nel libro di Gio Valiante è qui.
La sostanza è questa: si effettuano cento colpi (coi wedge, […] continua a leggere »