
Se dovessi condensare in una parola sola tutto il golf che ho giocato e pensato in questi quindici anni, “ritmo” sarebbe quella parola. Perché il ritmo è dappertutto in un buon golf, e se può esistere il ritmo senza un buon golf, non può esistere un buon golf senza ritmo: ritmo complessivo, ritmo nel camminare tra i colpi, ritmo nello studiare un colpo, ritmo nel movimento.
Ebbene ieri, in questa bella gara, ho dovuto subire una mancanza totale di ritmo che mi ha lasciato, al di là del numero non certo onorevole, una brutta sensazione di tempo perso.
Ma due premesse sono necessarie qui.
La prima è che del mio numero finale sono responsabile io soltanto, e qualunque intervento esterno non può essere preso a motivo per una cattiva prestazione. Ieri ho giocato malissimo e la responsabilità è soltanto mia.
La seconda è che ieri, lassù in Scozia, cinquantacinque anni e dodici giorni dopo l’unica apparizione vincente del mio dolce mito alla gara più carica di storia e tradizione, si è scritta la storia del […] continua a leggere »