Siamo parte dell’humus che prepara
il futuro
Carlo Betocchi, Per cui
Era da tanto tempo che il golf non mi portava più novità; ma da qualche settimana sono diventato arbitro di golf di primo livello.
Faccio un passo indietro; anzi, più d’uno. Ricordo che quando cominciai a giocare le Regole (la maiuscola è d’obbligo, per rispetto del gioco più bello del mondo) mi avevano subito interessato, forse per lo scopo di dare un senso e una direzione a un’attività che di per sé può anche avere poco di logico o preciso.
Ricordo che facevo mille domande a chi ne sapeva più di me. Volevo capire, essere informato, giocare con consapevolezza.
Tanti anni fa acquistai il libro delle Decisioni sulle Regole del Golf (allora così si chiamavano i Chiarimenti). E passai ore e ore a studiarne i dettagli. Ogniqualvolta in campo si presentava una situazione bizzarra, o particolare, o comunque che non sapevo interpretare me la segnavo e poi andavo a studiare la possibile soluzione. Arrivare ad una risposta corretta e pertinente mi dava – e mi dà ancora, invero – soddisfazione.
(In generale penso anche che non prendersi troppo sul serio sia importante, ma allo stesso tempo il golf è un’attività umana troppo ben congegnata, troppo foriera di gioia per non essere affrontata col massimo della serietà. Giocare sul serio, ma sul serio davvero come quando avevamo cinque anni: questo sarebbe il punto d’arrivo esemplare.)
Poi si è presentata questa opportunità. Cade una volta l’anno, mi è parso il momento perfetto per coglierla – date anche le mie mansioni attuali di segretario sportivo alla Margherita. Ho studiato parecchio, nei mesi scorsi. Mi sono preparato bene. E mi sono presentato il 31 marzo a Margara, in una giornata piena di sole e di convivialità, di accoglienza e di precisione. E quando Corrado Graglia, lui di pirzona pirzonalmente, mi ha comunicato che avevo passato l’esame ho sentito grande soddisfazione. Era un piccolo tassello che si aggiungeva al mio golf. Alle 6mila ore di pratica stimate, alle centinaia di libri letti, a tutti i giri di campo fatti e a tutto il resto.
Naturalmente è una piccolezza, conta soltanto per me. Già, perché lo ha detto bene Joe Kirkwood:
Tell your story of hardluck shots,
Of each shot straight and true,
But when you are done, remember son—
That nobody cares but you!

(Lo fece scrivere per la sua lapide. Un senso dovrà pur averlo.)
Ora probabilmente comincerò a fare da osservatore in gare minori. Poi vedremo. Ma comunque adoro l’idea di poter mettere a disposizione dei golfisti tutti questi anni, questo studio. Perché il golf è un patto tra generazioni, un filo sottile che si dipana nei secoli e che va custodito con cura.
Lascia un commento