Mamma mia!


Sabato scorso, quando ho visto che Clarke sarebbe partito in testa all’ultima giornata del British Open ho sperato, sperato, sperato che non facesse sciocchezze e che gli altri non facessero miracoli.

Nelle prime nove Mickelson faceva paura, poi per fortuna si è autoescluso. Quando Johnson ha sparato il secondo fuori alla 14 come niente fosse – scene già viste, ma questa è un’altra storia – ho pensato ‘è fatta’.

È stato assolutamente mitico. E, poiché Clarke è simpatico a tutti, tutti sono stati contenti: Poults ad esempio ha scritto su Twitter che “the night sounds young where he is”.

E, la sera, chissà quanti avrebbero pagato una cifra per far festa con lui. Per avere un po’ di craic in sua compagnia: divertimento, come dicono in Irlanda. Guinness and craic, qualcosa del genere.

Già, perché al di là di questa vittoria viene da pensare cazzo, che vita la sua!

La vita di una persona normale, di qualcuno che la sera della vittoria, la Claret Jug al suo fianco, ha detto:

I guess I’m a bit of a normal bloke, aren’t I really? I like to go to the pub and have a pint, fly home, buy everybody a drink, just normal. There are not many airs and graces about me. I’m just a normal guy playing golf, having a bit of fun.

Ben detto e ben fatto. Chapeau, Mr Clarke.

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