Golf du Reginu


La Corsica, mia seconda patria da tanti anni ormai, è anche – appunto per questo fatto – l’unico luogo al mondo per il quale io possa rinunciare ai miei bastoni. Ma quest’anno una prenotazione delle vacanze tardiva, dovuta soprattutto alla tenacia delle mie figlie (a proposito: con Stefano Tomassini io posso dire che “il mal di Corsica è una malattia familiare: non so se l’hanno ereditata ma è certo che i miei figli non potranno mai fare finta che la Corsica sia per loro un posto qualsiasi” – e quindi le ho già fregate, tutte e due), mi ha portato nel cuore della Balagna (“Balagna” e non “Balagne”, perché when in Rome do as Romans do – e la lingua non ufficiale ma del luogo qui non è certamente il francese ma il corso), una regione la cui silenziosa e maestosa bellezza ti colpisce all’improvviso, come un diretto, e ti rendi conto che non potrai mai più prescindervi.

E nel cuore della Balagna c’è il Golf du Reginu, uno dei sei circoli della Corsica. Un golf che si fa benvolere per la semplicità, sia nella presentazione sul sito che come impressione quando ci metti piede per la prima volta. Un circolo di quelli che piacciono a me, dove l’atmosfera è rilassata e il golf è uno sport come tanti altri.

In questa lunga intervista Christiane Lanzalavi, direttrice del circolo e persona oltremodo gentile, presenta il circolo medesimo e parla – soprattutto – delle difficoltà di mantenere in vita una realtà del genere. Già, la Corsica: una regione di 260mila abitanti che diventano due milioni per un mese all’anno: come lo regoli il flusso? La Corsica, la montagna in mezzo al mare che è di fatto un luogo disabitato per la stragrande maggioranza del suo territorio: come fai a trovare un numero di golfisti sufficiente per sopravvivere – o meglio, prosperare? E in più il golf, sport che come sappiamo è circondato da quell’aura di ricchezza, ostentazione e sfoggio dell’ultimo capo di abbigliamento – etichetta che è dura a morire: come concili questa immagine con la tranquilla semplicità corsa?

Ma chi viene anche solo per una volta in un luogo come questo potrebbe magari ricredersi. Qui con dieci euro passi mezza giornata (“Ne me dites pas que vous avez terminé les jetons”, mi ha detto la signora quando, al termine della mia sessione di pratica, dopo duecento palline tirate in tranquilla solitudine, sono andato a ringraziarla e ad annunciarle che il giorno dopo – oggi – avrei scritto un articolo – questo – sul circolo che dirige), e il campo pratica è spelacchiato, le palline strausate avrebbero bisogno di essere sostituite, il putting green e la zona approcci sono minuscoli.

Ma… ma tutto questo non è importante, se ami il golf. Se ami il golf le palline spelacchiate le tiri, e come. Se ami il golf un putting green minuscolo basta per i tuoi scopi. E una zona approcci che avrebbe bisogno di manutenzione è comunque sufficiente, se ami il golf.

Del campo, delle nove buche che lo compongono non so dire ancora, non l’ho ancora visitato. Ma da ieri ho realizzato un mio sogno, giocare a golf nella mia seconda patria.

E tu, golfista itinerante, se mai ti troverai da queste parti vieni a farci un giro. La Balagna è un luogo di bellezza rara, e questo circolo ne è – per un golfista – il coronamento ideale.

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