Amato bunker

Graeme McDowell hits his second shot out of the bunker on the eighth hole
Per vincere le paure bisogna prima definirle: questo è un fatto. La paura del bunker, che attanaglia troppi golfisti, ha molto dell’irrazionale; e questo si può comprendere. Tuttavia, a esaminare i fatti appare chiaro che questo è uno dei colpi più semplici nell’intera gamma del golfista: non devi nemmeno colpire la palla!

Eppure il problema resta. Come superare questo impasse?

Primo (ovvio) suggerimento: mezz’ora col maestro. Il rischio è che il gioco corto sia, come il putt, solo un pensiero laterale, un dettaglio dell’ultimo minuto nella mente del golfista. Mentre sappiamo bene che, se tutti i colpi hanno la loro importanza, la maggior parte dei colpi sono quelli che facciamo dai 100 metri in giù – e l’uscita dl bunker ha un’importanza capitale nella questione.

E il maestro può, in un tempo molto breve, togliere idee stratificate magari di anni dalla nostra testa. (Perché è chiaro che la tecnica è importante, ma la mente guida tutto quanto.)

Secondo punto: praticare! È fondamentale trascorrere mezz’ora ogni tanto – mezz’ora un paio di volte al mese, e che sarà mai? – in bunker. Non per tirare mille palline: magari soltanto 50, ma pensate.

Da un punto di vista della tecnica, gli accorgimenti sono pochi e standard:
– piedi affondati nella sabbia;
– peso sulla gamba sinistra;
– piede sinistro aperto, linea di tiro a sinistra;
– bastone aperto (no, più aperto di quello che pensi);
– mezzo swing piuttosto verticale da ore 9 a ore 3, colpendo la sabbia prima della palla.

Questo è il colpo standard, poi ovviamente i casi particolari vanno trattati in maniera differente. Ma questo è il colpo che capiterà la maggior parte delle volte in bunker.

E poi sai che c’è? Che il colpo dalla sabbia è divertente.

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