Ago 30

James Dodson, Ben Hogan
Ho finito di rileggere questo libro, la biografia di Ben Hogan autorizzata dalla famiglia. L’avevo letto qualche mese fa, in vista di una recensione uscita su “Golf Today”, ma l’ho ripreso ora per cercare di approfondire la conoscenza di una vita straordinaria. Anche se, mi chiedo, quanto un libro può trasmettere di una vita intera, soprattutto di una così complessa e ricca di avvenimenti come quella di Hogan? E del resto lo stesso autore scrive:

The problem with writing in depth about Hogan the golf star is the very mistique that envelopes him like a mist from Mount Parnassus.

Quel che mi ha colpito soprattutto, al di là dei grandi successi e anche – ahimè – delle sconfitte cocenti (mi bruciano come fiamma viva, e posso solo immaginare quanto bruciassero a chi dovette viverle in prima persona), è stato – è – l’uomo Hogan, ovvero la sua vita anche al di fuori del golf. In particolare l’invecchiamento e la vecchiaia, i suoi anni amari. Vide infatti la Ben Hogan Company, sublimazione di quel figlio che – per suprema dedizione al suo sport – non ebbe mai, passare di mano in mano e lo stabilimento di Fort Worth chiudere senza scrupolo alcuno. Poi, mano a mano che l’età procedeva e la salute, molto rapidamente, peggiorava, la moglie, col nobile intento di proteggere il marito, gli tolse de facto prima il permesso di guidare, poi la possibilità di trascorrere qualche ora al suo amato circolo e infine anche di ricevere visite e telefonate dagli amici.

Ma insomma questa sua American life è un modello per qualunque golfista seriamente desideroso di andare un po’ più in là nella conoscenza del suo proprio swing, e dunque di se stesso. Va detto che un golfista che fu all’apice della carriera più di sessant’anni fa potrebbe apparire come un’immagine in bianco e nero (il che ha del vero, e non so più quale giornalista ha detto che Ben Hogan è il più recente dei grandi campioni di golf a meglio apparire in bianco e nero rispetto al colore), molto datata e, di fatto, inutile. Ma una volta che si inizia a scavare in quella miniera inesauribile che è la vita di Ben Hogan si capisce che si potrebbe imparare dalle sue gesta per una vita intera e oltre. E va appena notato che le Five Lessons sono il libro più venduto in tutta la storia del golf, e contengono istruzioni per il golfista medio di un’attualità che appare sconcertante, se consideriamo tutto il tempo che è passato dalla loro pubblicazione.

A seguire qualche passo che ho apprezzato in particolare.

Sul desiderio insaziabile di praticare:

Nobody has ever seen a kid who loved the range as much as Bennie Hogan did. His desire for hitting balls was insatiable, almost spooky. The kid could stay out there forever, beating balls from the dusty hardpan and hiking out to pick them up, walking back, and beating them from the dust again.

Sul fatto che, n’importe quoi, puoi farcela comunque:

I feel sorry for the kids these days […]. They don’t know what it’s like to learn that you can survive almost anything.

(Lo disse in una famosa intervista che si può vedere qui.)

Sulla sua ben nota glacialità sul campo c’era una storiella che l’amico e collega Jimmy Demaret raccontava ogniqualvolta ne avesse l’occasione:

– Old Ben was talking up a storm on the golf course today.
– Really? So what did he say?
– You’re away.

Ben Hogan, il mito.


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