Gen 10

Nazionale
L’ultimo Mondo del Golf pubblica una lettera, firmata da una cinquantina di partecipanti alla preselezione al Golf Nazionale, i quali si lamentano per le condizioni del campo sul quale sono stati costretti a giocare una gara così importante per loro (il che è comprensibile: in sostanza di tratta di un concorso pubblico che assegna dei “posti” di lavoro).

Alcune considerazioni.

Il disagio comincia giorni prima, perché ogni anno è una lotta con i soci del circolo per la prova campo; giustamente un giocatore vuole provare il percorso prima e, ogni volta, tra le gare e il dover far passare avanti i soci del circolo non si riesce mai a concludere niente.

Questo è effettivamente un problema, uno che ho sperimentato in prima persona nel 2011, quando feci la stessa cosa. Certamente non si può pretendere che degli aspiranti professionisti ricevano lo stesso trattamento dei professionisti (in fondo quando sei là giochi soltanto a fare il pro), però visto che in palio non c’è solo una medaglia ma una possibile carriera – otto di questi ragazzi, comunque vada, diverranno maestri –, si tratta di una questione che la Federgolf dovrebbe affrontare: perché non si risolverà da sé.

Il campo pratica viene definito “vergognoso” nella lettera. Ebbene, anche questo credo sia abbastanza vero. Anche qui, non è che possiamo costruire autostrade a sette corsie perché a Ferragosto ci sarà il pienone, però le condizioni in cui trovai quel campo pratica due anni fa (e risulta evidente che le cose non sono cambiate nel frattempo) non sono di fatto adeguate ad una gara del genere.

Perché non investire qualche soldino in questa gara? Perché non investire nel futuro del golf?

La nota stonata a questa lettera, peraltro garbata e civile, è il fatto che sia firmata: coloro che l’hanno scritta hanno chiesto di restare anonimi. E questo, sinceramente, non lo condivido: non lo condivido, ragazzi, perché vi pone in una posizione di svantaggio. Avete tutte le ragioni per lamentarvi, ma fatelo con nome e cognome. Metteteci la faccia, così chi sta dall’altra parte dovrà fare lo stesso – o almeno sarà costretto a pensare di farlo.

Perché un grosso problema nel confrontarsi con le organizzazioni – parlo in generale, non del caso specifico che mi auguro avrà la risposta che merita – è che esse non hanno onore, non hanno faccia: sono un corpo grandissimo senza testa, che va avanti per la propria strada senza guardare i diritti di nessuno. (Mai avuto a che fare, chessò, con Equitalia o con l’INPS?)

Quindi plaudo la vostra lamentela e sono con voi: ma uno per uno, con nome e cognome.


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