Per la gioia del giocare

IMG_0405
Venerdì scorso sono stato in campo per la prima volta in quest’anno al mio circolo.

Avevo chiesto ad amici se volevano venire, ma nessuno ha risposto all’appello. Non importa, il golf a me piace sia in compagnia che in solitaria; era una cosa che desideravo fare e l’ho fatta.

Nelle prime nove ho giocato così così, con tre bogey frutto in un caso di imprecisione con l’ibrido, nel secondo di una flappa doc e nel terzo di un po’ di fretta nell’approccino.

Comunque mi sento bene, mi immagino un teorico risultato finale di 77-78 colpi, cosa che mi mette di buonumore.

Alla 11 sbaglio un putt in salita di poco più di un metro per il birdie, ma non la prendo male. Birdie che arriva in maniera casuale alla 13. Alla 14 faccio un magnifico up and down (dopo aver sbagliato l’approccio col ferro 6), alla 15 un bellissimo birdie (propiziato da uno splendido secondo colpo con l’ibrido).

Alla 16 faccio un brutto drive, che finisce in rough a destra, seguito da un ibrido troppo veloce che porta via una zolla gigante ma fa avanzare la palla di ottanta metri forse. Da lì sono a più di 200 metri dal green, e prima di tirare il legno 3 mi dico “per il piacere di giocare”. Ovvero: se verrà bene sarò contento, ma in caso contrario non importerà. (Concetto che avevo già pensato in diversi putt delle prime nove: poiché i green in questo periodo non sono ovviamente perfetti, un putt può entrare o sbordare in maniera di fatto casuale, e dunque non bisogna deprimersi troppo quando esce né troppo esaltarsi quando entra.) È uno splendido legno, che atterra a 7-8 metri dal green. Da lì eseguo il colpo più bello della giornata: un chip con il sand che disegna esattamente la traiettoria che mi sono immaginato e finisce a un metro dalla buca. Un putt per il par.

Alla 17 – buca facile – un ferro 8 a fiamma lascia la palla a poco più di un metro dalla buca. Il birdie è tranquillo, quasi scontato.

Allora comincio a pensare che un par alla 18 mi darà il par lordo del giro. Ma ricaccio indietro quel brutto pensiero. Ibrido e ferro 6 mi lasciano un putt di 6 metri circa. A quel punto il pensiero è che due putt mi daranno l’agognato 72. E il primo putt è di conseguenza timido, rimane ad un metro. Ma il secondo entra per il par del campo.

La sensazione finale è di gioia tranquilla. È stato un giro molto rilassato, senza pretese, accompagnato da alcune sensazioni che ho ricordato dalla lettura di questo libro, che dice sostanzialmente che per giocare bene è importante relativizzare tutto: la tensione può essere dentro di noi, ma perché non godere del paesaggio, della passeggiata e così via? Dopotutto il campo non è consapevole dei nostri obiettivi.

Inoltre, nelle prime 9 ho riprovato diversi colpi che non erano venuti bene, e poi ovviamente non si trattava di una gara. Dunque è farlocco, non è un par omologabile. Ma dentro di me è un par, e come!

I dati:
– fairway: 86%
– GIR: 50%
– up and down: 67%
– putt: 27
– putt per GIR: 1,67

Da migliorare: i colpi pieni che tendono ad andare a destra, cosa che dipende dal release (all’impatto la testa è leggermente aperta). Però, insomma, è stata una discreta giornata…

Commenti

Lascia un commento