Tecnicamente parlando

Gianni
Ho fatto il punto sul mio golf. Ogni tanto ci vuole, occorre fermarsi a pensare a quel che abbiamo fatto, a quel che stiamo facendo e a quel che vogliamo fare.

Negli ultimi mesi ho lavorato tanto sullo swing, a fare modifiche piccole e grandi. È un processo senza fine, perché lavorare sullo swing è come andare in cantina: c’è sempre qualcosa da fare.

Il mio diario è pieno di note. Ormai è un’abitudine, arrivato a casa, scrivere quel che ho pensato e scoperto nel giorno, gli errori e gli spunti, il fatto e il da fare (quando c’è da scrivere, chiaramente, non tutti i giorni). È un’idea suggerita tra gli altri da Ben Hogan nelle Five Lessons. Poi lo rileggo ogni tanto e lo trovo utile. Altrimenti non saprei dove mi trovo.

Credo di essere migliorato nel lag. Parlando di lag, nei mesi scorsi avevo cercato millanta drill, e trovato utile principalmente questo (e questo, suo simile); interessanti anche questo facile esercizio e questo, per l’idea che il braccio destro predomina quando lo si apprende bene. Non, invece, nel backswing (allo stacco il bastone è già chiuso, e così rimane all’apice): ma ho capito che non è poi così importante. Perché non dobbiamo guardare lo stile ma la sostanza, ovvero il momento della verità, ovvero l’impatto. E all’impatto la faccia del mio bastone è sostanzialmente diritta.

Il difetto che sto correggendo ora è l’arrivare con i ferri un po’ troppo dall’esterno: come ci insegna il D-Plane (a proposito: ottimo questo video del sempre ottimo Andrea Zanardelli), il ferro deve arrivare lievemente dall’esterno, ma nel mio caso a volte questo accade un po’ troppo, il che credo sia retaggio di swing antichissimi ma ancora presenti in me. Il risultato è uno slice molto leggero: la palla parte dritta ma poi curva lievemente a destra, oppure faccio pull. Ciò significa che il movimento è corretto ma la faccia lievemente aperta nel primo caso, oppure che arrivo troppo dall’esterno ma la faccia si è già richiusa ed è dunque perpendicolare al bersaglio nel secondo caso, bersaglio che però risulta essere di fatto a sinistra dell’obiettivo reale (appunto per il movimento esterno-interno). Il D-Plane aiuta a capire! E capire, nello swing, è importante.

Sto anche facendo attenzione al peso in partenza, che dovrebbe stare a metà del piede e non sulle punte, e a tenere la schiena diritta (la mia postura è un riflesso del carattere: essendo io mite e accomodante, ho sempre teso a stare piuttosto ingobbito).

Trovo molto utili gli adesivi (io uso questi) che si applicano alla faccia del bastone per vedere se l’impatto è nel centro.

In più ho la fortuna di praticare in uno smart learning environment. E questa potrebbe apparire una sciocchezza (che differenza fa, dopotutto, praticare in un campo di patate o in un luogo dove tanti sono lì per imparare davvero a giocare a golf?), ma in realtà trovo che l’efficacia di fare le stesse cose alla Margherita rispetto ad altri luoghi è per me di molto superiore. È un insieme di cose e di cause, è chiaro, ma l’ambiente di apprendimento è fondamentale per imparare davvero.

Questo è, in due parole (si fa per dire…), tecnicamente il mio golf di oggi.

Commenti

Mauro ha detto:

Ciao Gianni,
grazie per tutta la conoscenza (link e spiegazioni) che condividi!!!
Oggi pomeriggio mentre la bambina dorme mi guarderò con attenzione i video che hai segnalato, da una prima veloce occhiata mi sembrano parecchio interessanti. 🙂

Ho visto che la gara all’Albenza è a fine Aprile, fammi sapere se partecipi così se non ho trasferte vengo a vederti giocare.

giannidavico ha detto:

Grazie a te caro Mauro!
Io al Mattone d’oro mi iscrivo senz’altro, poi se sarò nel taglio o meno è tutto da vedere.

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