Sensazioni nuove

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Allora, la settimana scorsa sono stato un paio di volte all’Open (non ci volevo nemmeno andare, ma poi quando sei lì ti rendi conto di quanto è bello quello spettacolo, e di quanto ti serva stare in campo pratica a guardare e sentire gli swing).

E il mio pensiero relativo allo swing della settimana è stato questo: ho capito il mio errore nel grip della mano destra. Ovvero, ho capito che per il mio swing (a proposito: ieri mi sono fatto un paio di video e lascia stare, lavora sui difetti uno per volta nella consapevolezza che tanto non sarà mai uno swing elegante – efficace però, questo penso di sì, e alla fine è questo che conta) la V deve puntare alla spalla destra, o anche un po’ più a destra. In questa maniera le due mani sono in sintonia e lavorano insieme in sincronia e accordo. (Ho già messo sul comodino la mia bibbia del golf, proprio per rileggere il capitolo sul grip.) Io pensavo di doverla chiudere verso il centro, chissà perché. In ogni caso ora funziona tutto: le palle partono sostanzialmente dritte, lo slice è sostanzialmente dimenticato. (Poi lo swing è una cosa viva, domani sorgeranno altri difetti ma va bene così.) Ho tirato un centinaio di palle per giorno negli ultimi giorni, e anche oggi credo lo farò. Ho visto che arriva addirittura l’agognato draw, una sorta di Santo Graal per me.

Questo fatto è una conseguenza forse casuale ma diretta della lezione della settimana scorsa. Che nella mia mente è legata all’Open proprio perché ci sono andato su invito specifico di Andrea. E poi lì sono rimasto affascinato, sabato soprattutto, dal riscaldamento metodico di Willett, e in generale dal ritmo che questi fenomeni riescono ad acquisire e poi a portare in campo.

In sostanza: tutto è casuale ma tutto è collegato. Noi si lavora, e tanto, su qualcosa che per il mondo non vale nulla ma che per noi è paragonabile al mondo intero. Oggi la mia palla parte diritta, e soprattutto sono felice di andare in campo pratica e in campo – e onestamente non mi pare cosa da poco.

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