Il golf è fatto così

83 – 84 – 74.

In questa bella gara.

Il primo giorno, ieri l’altro, il caldo era micidiale, mi chiedevo come facessero gli altri giocatori a resistere in campo e pure a giocare bene. Io ho tirato, faticosamente, 83 colpi e non mi sono divertito per nulla.

Ieri ero in prima partenza (7.30). Sveglia 5.30 ma no, non mi chiedevo chi me lo fa fare, le sensazioni erano più positive rispetto al giorno prima. Il giorno è andato meglio, e anche se alla fine ai colpi del giorni prima è occorso aggiungerne uno per arrivare al totale del giorno ho sentito di giocare un pochino meglio. Anche se drive e legni – pure il mio legno 3, fedele compagno di mille battaglie! – andavano dove pareva a loro, e io sembravo essere lì quasi per caso. E anche tutto il resto del gioco era deficitario.

Allora ieri pomeriggio sono andato in campo pratica con drive e legno 3, deciso a capire il perché di questi errori così marchiani. Ho tirato 43 palline, ed è stata la chiave di volta: perché se un movimento non funziona non saranno due gettoni a rimetterlo in sesto, ma quantomeno potranno aiutarti a capire la genesi dell’errore e dunque a correggerlo un pochino.

Infatti ieri ho capito qualcosa del movimento. Ho capito che dovevo spostare i fianchi e le mani più in avanti prendendo lo stance, e assumere una posizione più atletica.

Oggi tutto questo ha funzionato molto bene. (Alla 8, per dire, partenza tra due file di alberi: nei primi due giorni ne ho tirata una a destra e una a sinistra, lunghe forse cento metri; mentre oggi è partito un fade deciso e pulito, preciso; e mentre lo tiravo ero certo che non poteva che essere così. Fine dei giochi.) Poi certo, avverto che mi manca un pezzo di swing, quello immediatamente successivo all’impatto (vecchia storia; e comunque c’è una bella differenza tra un fade e uno slice); però almeno oggi ho fatto pace col mio golf. Ora posso lasciare per un po’ i bastoni a riposare, dedicare la testa ad altri compiti. (La vacanza, dice Luca Goldoni in non mi ricordo più quale libro, non è non fare nulla, ma fare altre cose.) (E se anche oggi ne avessi tirati mille? Non oso pensare. Comunque non è successo.)

Niente di che, un giro in 74 colpi non significa nulla; ma volevo dirlo. Perché fino a un mese fa girare nei 70 era normale, poi ci sono stati alcuni giri brutti – alcuni tra questi molto brutti – negli 80. Allora ho capito che dovevo ripartire dai fondamentali. E proprio da lì sono ripartito, ieri pomeriggio, in mezz’ora di “studio concentrato”; e quando oggi ho imbucato per il birdie alla 18 ho avvertito un senso di profonda soddisfazione e compiutezza.

E chiuderò citando il mio dolce mito:

Per come la vedo io, fino a un certo punto non c’è nulla di difficile nel golf, nulla. Non vedo davvero alcun motivo per cui il golfista medio, se si applica con intelligenza, non debba giocare al di sotto degli 80 colpi — e intendo giocando il tipo di colpi che giocherebbe un buon golfista.

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