Il golf, a volte, va interpretato. Oggi desidero proporre un’idea di allenamento differente dal solito, e valida soprattutto per gli handicap bassi.
Per farlo prendo spunto da un paio di libri.
Il primo è Tour Mentality, di quel gran signore e splendido professionista che è Nick O’Hern, e che ho recensito su “Il Mondo del Golf Today” di settembre (qui la pagina). Nick parla della Three-Club Challenge, ovvero di andare in campo con tre soli ferri, il che ti costringe a essere creativo perché non potrai coprire tutte le distanze. La situazione ti costringerà veramente a pensare fuori dagli schemi, e ti aiuterà molto quando poi il risultato conterà davvero e avrai un colpo non standard.
It’s great for your imagination. You’ll probably really struggle the first time out, but keep at it, and your results will improve. It gets you feeling like a kid again, playing for fun.
Like a kid again, non è una cosa da poco.
(Bubba ne ha tirati 81 con un bastone solo, per dire.)
Il secondo l’ho da poco terminato: An American Caddie in St. Andrews, la cui recensione uscirà in novembre. L’argomento è differente ma l’approccio è identico:
There’s something about caddying for other golfers that forces me to examine the course like I never have while playing. Stripped of the attention to golf swings, I’m free to think about the humps and the hollows. When I run fifty yards ahead of my golfer to forecaddie his approaches into the fifth and thirteenth, I see bounces and incoming shots for the first time. My golfers are playing this course once […] but for me, the shots are part of a long-running series. Patterns form; common mistakes become obvious. Every day, mini-epiphanies strike.
Patterns form. Questo è il punto. Patterns form.
Perché questo succede quando ripeti un gesto per diecimila volte, esaminandolo da ogni lato: vedi le sottigliezze, le complessità, le difficoltà. Impari come superarle, o almeno aggirarle.
Questo ho fatto questa mattina. Questa mattina sono andato al mio circolo con un’idea molto specifica: fare nove buche utilizzando solo due bastoni, il ferro 5 e il 60°. E così ho fatto. Ho fatto circa undici buche (il conteggio non è preciso perché in un paio di casi non le ho terminate, dovendo saltare gruppi regolari che ovviamente andavano a una velocità differente). Ho finito con un birdie quasi senza sforzo, in perfetto flow, alla 9 (ferro 5 a 160 metri, ferro 5 a un metro e mezzo, 60° di lama a imbucare); ma questo non ha importanza alcuna. Ha importanza, invece, e come!, il fatto che affrontare un campo con strumenti insoliti ti aiuta a pensare in modo creativo. Prova!
Commenti
Ho scoperto questo sito da poco (è poco che gioco a golf).
Articolo carino, da spunti interessanti anche per chi è alto di hcp, anzi proprio per chi è alto di hcp può far scoprire un modo di giocare differente e più soddisfacente. Grazie