Autore: giannidavico

Ho allungato il driver

È stato un concatenarsi di cause, ma è un fatto che negli ultimi due-tre mesi ho sia allungato sia raddrizzato il driver.

Prima il mio volo di palla era un fade che tendeva troppo spesso allo slice, e dunque puntavo (anche inconsciamente) a sinistra per sperare di rimanere in pista, mentre ora i colpi sono molto più dritti e, cosa che non fa male, più lunghi. Forse una decina di metri o poco più, nulla di inaudito o fenomenale; ma se metti insieme i due fattori ottieni un risultato che ti porta a un bel sorriso.

Come ho fatto?

Io racconto qui la mia esperienza, che non intende essere una maniera di segnare la strada, ma è soprattutto un segnale di speranza: tirare driver più diritti e più lunghi è possibile. Anche se hai più di cinquant’anni. Anche se giochi da tanto tempo.

Però, certo, non capita per magia da un giorno all’altro. Richiede pensiero e lavoro.

Concause, dicevo. Io ne ho individuate quattro.

Il gatto e la volpe, di cui ho parlato qui. Ovvero ho cambiato il driver. E quello nuovo non è nuovo, è un modello di qualche anno fa che si adatta come un guanto alle […] continua a leggere »

La magia di Sanremo

Il Trofeo Sanremo è da sempre, per me, di tutte le possibili la gara più bella. Questo mio diario pubblico è pieno di racconti e note relativi a questo evento. E quest’anno, finalmente, dopo un numero quasi eterno di anni in cui per ragioni di classifica non mi è stato possibile partecipare, complice il Covid sono finalmente riuscito a tornare in quello che, per me, è una sorta di tempio del golf italiano. Mi si dirà, ed è certamente vero, che per i criteri di oggi è un campo superato; ma l’atmosfera quella no, quella non è superabile.

Fonte: https://www.sanremonews.it/mobile/leggi-notizia/argomenti/dallalbum-di-alfredo/articolo/bozza.html

l mio gioco è stato zoppicante, ma non importa: mi sono goduto comunque un’infinità di piccoli particolari che rendono il luogo di grande significato.

Salutare persone che non vedevo da anni, ed essere da loro riconosciuto.

Fonte: https://www.facebook.com/Funivia.Sanremo.Mnte.Bignone

Il garrito dei gabbiani di prima mattina, sopra il putting green. (Il putting green stesso è già magico.)

L’atmosfera rarefatta e silenziosa propria di queste gare.

Ricordare Marco Mascardi, e i suoi racconti elargiti in pranzi memorabili.

Aldo Casera, naturalmente.

Essere ancora qui dopo tanti anni. Ecco, con […] continua a leggere »

Paul Runyan, Green e dintorni

Nota di avvertenza per il lettore: la traduzione di questo volume è a mia cura, e Yuri Garrett, il deus ex machina di Caissa Italia, mi ha anche accollato l’onore di scriverne la Prefazione. Potrebbe intendersi dunque che in questo caso me la canto e me la suono; cionondimeno qui intendo unicamente parlare delle qualità del libro di per sé.

Paul Runyan aveva un problema. Basso di statura (un metro e settanta), era nella parte inferiore delle distanze rispetto ai colleghi; ma aveva un gioco corto micidiale, demolente per gli avversari. (Del resto il suo soprannome Little Poison, letteralmente “piccolo veleno”, dice già moltissimo.) Questo anche perché fin da ragazzo vi aveva lavorato in maniera instancabile, dal momento che aveva capito molto presto che se voleva avere qualche successo nel golf sarebbe stata quella l’unica maniera per compensare la mancanza di lunghezza.

E proprio i segreti del gioco corto sono l’oggetto del libro. Little Poison propone la sua tecnica per il putt, il chip, gli approcci e i […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Italia”, agosto – settembre 2021

L’indiano e la freccia


Dopo tanti anni mi sono deciso a rifare il fitting e a svecchiare la mia attrezzatura. (È un po’ come questo blog: a volte vado a riprendere vecchi post ma ci trovo la polvere sopra e sento che devo fare qualcosa.)

Gli aiutanti magici sono stati due: Stefano e Armando. In un pomeriggio di qualche settimana fa, dopo una gara che avevamo fatto assieme e dove io avevo fatto qualche sciocchezza di troppo, di loro iniziativa e con santa pazienza hanno analizzato il mio gioco, i motivi per cui non funzionava e così via. Io, novello Pinocchio, ascoltavo quel gatto e quella volpe e capivo che esprimevano concetti corretti: al di là dei trecento difetti del mio swing, su cui posso intervenire sempre molto lentamente, l’idea era che l’attrezzatura non fosse più adeguata al Gianni di oggi.

Sì, perché dentro di me mi sono sempre dato arie da mizunista, con quegli MP – prima 57, poi 58 e infine 54 – bellissimi ma troppo, decisamente troppo difficili. E il driver, poi! Insomma: l’indiano, certo, […] continua a leggere »

Strumenti di precisione

Irons are control clubs. How far you hit a particular iron is irrelevant.
Philip Moore, The Mad Science of Golf

La versione breve di questo post è questa: i ferri sono strumenti di precisione, dove conta molto di più sapere la distanza che ciascun ferro ci permette di fare che non aggiungere qualche metro ai singoli ferri. Mooolto di più.

Per scendere nel dettaglio, dirò che sabato ne ho avuta la prova reale; ma per spiegarmi devo partire da lontano, ovvero da una decina di anni fa, quando il mio handicap e il mio gioco si erano sufficientemente stabilizzati e io avevo in testa dei numeri ben precisi per la distanza fatta per singolo ferro: 110 metri per il pitch, e da lì a salire di 10 metri per ferro, quindi fino ai 160 per il ferro 5. Qualche anno dopo, ovvero qualche anno fa, mi sono probabilmente allungato ancora un pochino e dunque partivo da 115. Per me questi erano numeri reali, gli stessi che ho usato in Campo pratica per illustrare come misurare la distanza effettiva con i ferri (e i legni).

Però… però la realtà, sempre molto prosaica e sempre poco disposta […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Italia”, giugno – luglio 2021

È uscito il numero 7 di “Golf Italia”. Contiene le mie recensioni:

Bob Rotella con Bob Cullen, Il putt vincente è questione di testa (la mente guida il corpo nel tirare i putt);
Michael Calvin – Thomas Bjørn, Mind Game. The Secrets of Golf’s Winners (che cosa occorre per primeggiare a livelli altissimi?).

Come migliorare (in maniera decisa) un handicap basso

Roberto Guarnieri mi segnala questo articolo. È una lettura lunga, ma per il golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco – che presumo essere il lettore “ideale” di questo blog – ne vale decisamente la pena, perché offre molti spunti. Ne consiglio dunque caldamente la lettura. (Chi non dovesse conoscere a fondo l’inglese potrebbe avvalersi di strumenti come DeepL, che restituiscono un testo ovviamente non perfetto ma comprensibile.)

Espongo il mio pensiero a seguire, sperando che sia fruttifero per chi legge e – perché no? – ne nasca una discussione.

Innanzitutto, perché è così importante il livello zero di handicap? Perché qualunque golfista che diventi un po’ bravino vorrebbe arrivare a zero? Che cos’è, esattamente, questo zero? Per come la vedo io, è la rosa del Piccolo principe, è la balena bianca di Moby Dick, è l’obiettivo ultimo, il sogno di qualunque golfista, quel sogno quasi impossibile – e in quel quasi c’è tutto il suo fascino – di giocare ad un livello che in qualche maniera sia paragonabile a quello di un professionista. Che poi il fatto che il gioco di un handicap zero non sia paragonabile a quello di un […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Italia”, aprile – maggio 2021

È uscito il sesto numero di “Golf Italia”. Contiene le mie recensioni:

Natasha Solomons, Un perfetto gentiluomo (che cosa manca ad un ebreo tedesco immigrato in Gran Bretagna per essere considerato veramente un gentiluomo?);
Tom Coyne, A Course Called America. Fifty States, Five Thousand Fairways, and the Search for the Great American Golf Course (cercare l’essenza del golf nei campi d’America).

Un giro basso e qualche spunto

Ho fatto una bella gara, in questi giorni. Una tipica gara di circolo, nulla di importante, ma un 73 che mi ha dato molte soddisfazioni.
E, al di là di quello che posso avere fatto o non fatto io, che può interessare sì e no a tre persone, ho ripensato all’esperienza di sabato e cercato di trarne delle indicazioni di valenza più o meno generale.

Innanzitutto, il mio handicap è sceso al livello più basso di sempre (2,4), il che è una soddisfazione autotelica che non ha bisogno di ulteriori rinforzi o commenti. Come credo sia per quasi qualunque golfista, quel numerino è pari alla stella da sceriffo che da piccoli ci attaccavamo alla camicia a quadrettoni, o – nella versione femminile – qualcosa come il cerchietto da principessa che conteneva mondi interi.

In secondo luogo, questo handicap è venuto a fronte di un “impegno” in campo pratica molto ridotto rispetto agli anni passati (chiedo scusa, ma per me imparare a giocare a golf è sempre stato assimilabile non dico ad un lavoro, ma comunque ad un’attività con regole precise e scandite), e invece a molto più tempo dedicato – in proporzione – al campo. (Perché alla Margherita ci […] continua a leggere »