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Libri di golf, “Golf Magazine”, dicembre 2025

La rivista con cui collaboro da due anni, “Golf Magazine”, sta crescendo – lo si vede innanzitutto nei contenuti e nella struttura -, e già questo mi rende felice.

Nel numero uscito oggi segnalo, tra le altre cose, una lunga intervista a Francesco Molinari e la presentazione del Museo Bisagno, creato da quel vero signore che è l’avvocato Marco Bisagno di cui avevo parlato, tra l’altro, qui.

La rivista contiene anche la mia recensione ad un libro forse di nicchia ma che mira a far salire di livello il movimento golfistico italiano: Il Golf Manager. Ottimizzare ricavi e prestazioni: il Revenue Management per i golf club moderni, autore Giovanni Malcotti.

Dario Rovedo, Il primo swing

Con piacere segnalo questo ebook, destinato soprattutto a chi si avvicina per la prima volta al golf. È una lettura veloce, gradevole, che non approfondisce gli argomenti ma tratta tutti i punti essenziali.

Da lodare anche l’approccio filosofico, che a mio parere è la maniera migliore per avvicinarsi al nostro sport. E per continuarne a goderne appieno man mano che gli anni passano: “A trent’anni si gioca per vincere, a sessanta per capire, a settanta per godersi il ritmo. Il golf non teme l’età, la accompagna”.

Il golf non si spiega. Si vive. È uno sport fatto di silenzi, piccoli rumori e attese. Il colpo non arriva mai per caso, ma neppure per forza: nasce da un equilibrio che non si misura in metri ma in respiro.

Un paio di appunti vanno però fatti.

Il primo è l’uso del termine “mazza” al posto di “bastone”, che a me personalmente suona come una trafittura all’orecchio.

Il secondo è che il testo si appoggia qua e là in maniera probabilmente eccessiva all’intelligenza artificiale (ma questo è forse un punto debole generale della nostra epoca: l’uso dell’IA è una manna dal cielo, a patto che venga regolata […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Magazine”, settembre 2025

Il panorama della letteratura golfistica è molto ampio, anche in italiano. Ma fino ad ora non esisteva un volume dedicato in maniera specifica al golf femminile; ora c’è: Harvey Penick, con Bud Shrake, Il libretto azzurro del golf. Quello che ho imparato dalle giocatrici di golf, Caissa Italia, 2025, 160 pp., 22 euro. Uscirà a giorni. Ne parlo in dettaglio nel numero appena uscito di “Golf Magazine”.

Libri di golf, “Golf Magazine”, giugno 2025

Dopo vent’anni di recensioni di libri golfistici e centinaia di libri letti, mi sembra arrivata la stagione di fare il punto sullo stato dell’arte del sapere golfistico che passa attraverso i libri. (Non ho scelto di farlo, mi viene spontaneo). Questo non significa che non mantengo un occhio aperto sulle novità in uscita, ma semplicemente che ci sono alcuni libri – pochi – che resistono alla polvere del tempo, che presentano principi che rimangono validi nonostante tutto intorno a noi cambi alla velocità della luce. Ciò è senz’altro vero per un paio almeno di libri di Dave Pelz, gran maestro del gioco corto e del putt da qualche mese scomparso: Dave Pelz’s Short Game Bible. Master the Finesse Swing and Lower Your Score (libro del 1999) e Dave Pelz’s Putting Bible. The Complete Guide to Mastering the Green (del 2001). Li presento entrambi più in dettaglio nel numero appena uscito di “Golf Magazine”.

Golf indoor a Torino

Da qualche settimana a Torino c’è una novità interessante per chi ama il golf: è arrivata la prima postazione con tecnologia Trackman. Non è una rivoluzione, ma è sicuramente una bella possibilità in più per chi vuole allenarsi, divertirsi o semplicemente vedere il proprio golf da una prospettiva diversa.

È semplice immaginare che questo tipo di golf diventerà presto una modalità in forte concorrenza con il golf come lo abbiamo sempre conosciuto. E ciò per una serie di fattori:

la localizzazione: essere situata nel centro di una grande città permette a un pubblico ampio di raggiungerla in breve tempo;il tempo necessario: in un’ora si fanno tante cose, e in questo senso l’attività diviene paragonabile all’ora di tennis o di palestra (e pure io, che sono un purista senza pari del golf, non posso che gioire del fatto che si allarghino le maglie del gioco, per così dire, ovvero che fasce sempre più larghe di persone possano accedere allo sport più bello del mondo);la tecnologia che vi è dietro: l’esperienza di Trackman è una garanzia del fatto che tutto si svolge nella maniera più lineare e fluida possibile (senza dimenticare il fattore smart dell’utilizzo: prenoti e giochi […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Magazine”, marzo 2025

Il numero sette della rivista “Golf Magazine”, uscito da pochi giorni, contiene la mia consueta rubrica di recensioni di libri golfistici. In questo numero parlo del mio dolce mito, e lo faccio attraverso la sua biografia autorizzata, scritta dalla penna leggera e felice di James Dodson. Non è un libro recente, quanto piuttosto – per chi è interessato a Ben Hogan – un libro for the ages.

Libri di golf, “Golf Magazine”, dicembre 2024

L’articolo per il numero sei della rivista “Golf Magazine”, uscito ieri, è stato molto semplice da scrivere.

Sì, perché vi ho recensito Il libretto rosso del golf, di Harvey Penick; volume che, insieme alle Cinque lezioni del mio dolce mito, è il più venduto di sempre nel campo del golf, ed è da poco uscito in una nuova traduzione che gli rende tutto l’omaggio che merita.

Libri di golf, “Golf Magazine”, settembre 2024

Il numero cinque della rivista “Golf Magazine”, in uscita oggi, contiene le mie recensioni di due libri che narrano le gesta di due pionieri neri nel golf americano, due golfisti che con le loro battaglie hanno contribuito grandemente ad eliminare la discriminazione razziale verso i golfisti neri:

Changing the Course, di Peter May, che racconta della faticosa storia golfistica di Charlie Sifford, il primo golfista nero a vincere sul PGA Tour dopo aver sopportato ogni genere di sopruso;

Calvin Peete, di Gordon Hobson, la biografia del primo vero golfista nero di successo, colui che vinse dodici volte sul PGA Tour anche grazie alle precedenti battaglie di Sifford.

Un viaggio meraviglioso

Non mi interessa più tanto, o quantomeno molto meno di un tempo, il mio golf giocato nelle gare. È una sensazione che mi porto dietro da qualche tempo, e ho cercato di analizzarla.

Ecco, questo accade perché il mio livello di gioco ormai è stabile, e non potrà migliorare più di tanto, se non tramite un deciso programma di allenamento che richiederebbe tempo e denaro che non ho, e che difficilmente – in ogni caso – sarebbe saggio spendere in questa maniera. Sì, mi sovvengono alcune storie di golf come quella raccontata da Bob Rotella in Golf is a game of confidence (vado a memoria), in cui un giovane pensionato con tanto tempo libero e tanti soldi e tanta passione riuscì a vincere il campionato senior del suo stato; ma quella è una bella storia, di fronte a me ho la realtà.

C’è anche un fatto tecnico: alla milionesima pallina tirata ormai mi è chiaro che certi difetti nello swing, certi aggiustamenti e compensazioni, sono così radicati che non è ragionevole supporre verrebbero erasi da un lungo programma di allenamento, proprio perché la base è quella che è (se inizi a giocare a golf da adulto puoi anche diventare bravino, […] continua a leggere »

Fenomenologia delle partenze, o della natura cangiante del golf

Negli ultimi mesi ho iniziato a dare una mano al circolo facendo lo starter per le gare. È un’attività cui mi sono avvicinato con un certo tremore (non ero sicuro che sarei stato all’altezza del compito), ma che ho scoperto presto piacermi molto, soprattutto per il fatto che mi dà la possibilità di scambiare quattro parole con tantissime persone. Sono chiacchiere che non possono andare al di là della superficialità di discorsi frammentari e brevissimi, ma che coll’andare del tempo hanno iniziato a formare una sorta di conversazione complessiva. È un po’ come se il golf stesso mi parlasse.

Un fatto vorrei soprattutto notare: le “promesse oneste ma grosse” di cui parla Ligabue. Io sono stato per anni come Peter Pan, preso nelle mie fantasie golfistiche, pensando di poter arrivare chissà dove. E ora, sulla soglia dei cinquantasette anni, vedo bene che i miei limiti non li posso ignorare né trascurare, che il fatto di non avere cominciato a giocare a golf da bambino ha un significato molto preciso (Silvio Grappasonni, in una telecronaca di tanti anni fa in cui stava commentando un’uscita dalla sabbia di Ernie Els, disse qualcosa del genere: si vede che quel […] continua a leggere »