Dic 17


Questa è la settimana.

Il giorno è venerdì 21 dicembre, alle 12.21: per tre piccolissimi minuti un sentiero di mani si creerà – dico meglio: creeremo, non è qualcosa che viene dal cielo – per 54 chilometri, da Torino a Susa.

Tutti i dettagli sono qui.

Io credo che per un progetto del genere non servano tante descrizioni, ma piuttosto una citazione:

Aut insanit homo, aut versus facit.

Insomma, come dice Orazio, la poesia salva la vita. O, come scriveva Pavese nel suo diario il 22 febbraio 1940,

Verrà un tempo che la nostra fede comune nella poesia farà invidia.

Il sentiero di venerdì è una poesia, una sinfonia, una preghiera e un’opera d’arte al tempo stesso. Io ci sarò – e vi aspetto.

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Dic 10


Questo post è dedicato a coloro che hanno in animo di intraprendere la professione di traduttore. È un suggerimento operativo che può avere valenza anche più estesa, nel senso che le considerazioni che farò valgono per tutte le professioni (i fondamenti sono sempre gli stessi).

Mi arrivano, ogni tanto (ma puntualmente), mail da studenti che mi chiedono informazioni di vario genere sul settore: prospettive sul mercato, informazioni sulla tal opera, domande sui CAT e compagnia cantando.

Sono di persone che stanno compiendo degli studi universitari, e che lavoreranno con la parola scritta. Dunque io mi aspetto alcune cose semplici: che il tono sia appropriato, che tutte (ho detto tutte, non quelle più elementari) ricerche siano state fatte e così via.

Ad esempio una mail indirizzata a me ma mandata all’indirizzo info e non al mio non va bene: il mio indirizzo si trova dappertutto sul web, non ci sono attenuanti.

Ad esempio che mi si chiami “signor Davico” non mi piace: o sono Gianni o sono dottore. (E so bene che occorre guardarsi dagli asini specie se dottori, ma lo dico nonostante.)

Lo so, lo so che lamentarsi vuol dire ammettere di essere vecchi, ma se sei in gamba certe domande non le fai, e se sei in gamba si vede subito. Bastano poche, pochissime frasi. (Il contrario è vero, ma non sempre.)

Quindi ragazzi, attenzione: dato che lavorate con le parole scritte, ogni virgola si conta e si pesa, ogni singola virgola può fare la differenza.

Detto questo, quel che so lo condivido volentieri, lo faccio con piacere – lo faccio qui e altrove da tempo immemore, per dire –, ma chiare devono essere le regole del gioco.

Anch’io certe volte ho consegnato lavori non perfetti e me ne pento. Anch’io certe volte non sono al massimo delle possibilità. Io sono bravo sul lavoro, molto bravo (absit iniuria verbis): voglio dare il 100%, sempre. E tu puoi fare lo stesso. Questo, in sintesi, è il mio invito per te, che potresti essere il “me stesso ragazzo”, per dirla con Franco Ferrucci (Lettera a me stesso ragazzo è un libro bellissimo, ed è un peccato che non si trovi più in giro).

Del resto che cos’è, veramente, il talento, ovvero ciò che – in questo specificio caso – ti fa adoperare le parole giuste? Da una parte rimando a Fuoriclasse, il libro di Malcolm Gladwell di cui ho parlato qui; e dall’altro lo si può dire con le parole di Bob Rotella:

In most of life’s endeavors, characteristics like persistence and self-discipline are much more important that the kind of talent measured by standardized tests.

Che aggiunge:

That’s why success in life correlates so weakly with success in high school.

Per riassumere: il talento è impegnarti al massimo, non è avere talento naturale. E quindi: le coordinate le hai. Ora tocca a te.

Dic 03


Quando persone che hanno investito del denaro e del tempo per venire ad ascoltare le cose che hai da dire vanno via soddisfatte dopo una giornata di seminario, posso ragionevolmente affermare che l’obiettivo è stato raggiunto.

Certo, sabato è stato facile: da un lato Beppe Bonavia ha parlato per un paio d’ore di problematiche fiscali, di IRPEF e di INPS, di ricevute e di conteggi (non l’avevo mai sentito prima, ma ha indubbiamente il gran pregio di rendere interessante una materia che di per sé non avrebbe molto per catturare l’attenzione di un uditorio); dall’altro Sabrina Tursi è intervenuta spesso a offrire una prospettiva differente, competente e più ampia sugli argomenti di cui abbiamo parlato.

Insomma del valore s’è dato (e questa è la mia preoccupazione prima, e sostanzialmente l’unica). Certo, il tutto nell’ottica di un ambito lavorativo difficile, di un mondo della traduzione che cambia in fretta e così via. Ma il quadro generale è chiaro a tutti: il punto è offrire delle informazioni pratiche, dei suggerimenti, dei “trucchi del mestiere” che aiutino a costruire una carriera.

Il mio personale rammarico – ma ha a che fare più con i miei capelli che ingrigiscono rapidamente che con il marketing delle traduzioni – è che non riesco ad abituarmi al fatto che troppe volte mi si dia del lei, addirittura chiamandomi “professore”. Ma tant’è; io mi sento un ragazzo, e questo mi basta. Abbiamo fatto un bel lavoro, andiamo avanti.

Nov 26

Era l’ottobre del 2004, io tornavo dalla conferenza ATA, e sul pullman che mi portava all’aeroporto di Toronto incontrai un traduttore. Tra gli argomenti di conversazione ci fu un’idea che lui suggerì: disse che avvertiva la mancanza di una sorta di norma ISO, qualcosa che regolasse le conversazioni sia orali che scritte che avvengono in due lingue (es. io parlo in italiano e tu mi rispondi in inglese).

In effetti da allora è passato tanto tempo, la tecnologia è progredita tantissimo e codificare un’idea del genere sarebbe oggi quasi antistorico, nel senso che ci sono strumenti che risolvono in maniera efficace problemi simili. (Io mi ritengo piuttosto digitale ma sono “nato” nella carta e continuo a stupirmi per meraviglie tecnologiche che per un quindicenne sono pane quotidiano.)

E tuttavia l’utilità pratica di uno “strumento” del genere è innegabile: tu e io possiamo capirci anche parlando lingue diverse – questo mi sembra fantastico.

Quell’osservazione è rimasta dentro di me da allora, è un argomento che ho portato in diverse conversazioni ma non sono mai riuscito a pensarlo in maniera precisa e organizzata. Forse ciò dipende anche dal fatto che per me si tratta di una pratica costante: alle mie figlie non parlo mai in italiano, per dire, ma in italiano loro mi rispondono. In generale, comunque, credo che sia un fenomeno molto più diffuso di quanto si possa pensare.

Insomma è un’idea che reputo interessante: non sono mai riuscito a renderla organica ma mi piace oggi renderla pubblica, darle una forma scritta (per quanto grezza). Con tante grazie, ovviamente, a quel traduttore.

Nov 19


Certo, parlare da qui di una conferenza molto specialistica che si terrà dall’altra parte dell’Atlantico (mooolto al di là) appare forse un po’ pretenzioso. Eppure memoQ è un ottimo strumento, potente e moderno, che ha tutti i requisiti per giocare un ruolo di primo piano nel campo dei software che assistono il traduttore nel suo lavoro.

Quindi San Antonio, Texas, 31 gennaio – 2 febbraio 2013.

Tra gli interventi meritano un cenno almeno quello di Mike Dillinger, vicepresidente dell’AMTA (Making MT Work – Four Scenarios), e di Gábor Ugray, che è a capo dello sviluppo di Kilgray (Zen and the art of memoQ maintenance).

Già, che ci piaccia o no la traduzione automatica è qui per rimanere, e può essere un alleato potente del traduttore. Il mercato cambia, come’è logico e inevitabile che sia (anche il mio meccanico me lo immagino con la chiave inglese e le mani sporche d’olio, ma lui utilizza dei computerini che mi fanno impressione); e negli scenari che mutano le opportunità non mancano, si sa.

E qui stiamo parlando di un mondo in cui tutte le barriere sono cadute o stanno per cadere, e anche distinguere dove finisca la traduzione assistita e dove inizi la traduzione automatica non è (più) lineare; e forse nemmeno di qualche utilità.

Al di là di questo, vale sempre il discorso che ritengo prioritario in qualunque conferenza, ovvero la possibilità di fare networking, di conoscere da vicino colleghi, potenziali clienti e in genere operatori del proprio settore (mi sovviene sul tema un mio articolo di tanti anni fa).

Nov 12

DC
Sto preparando l’ormai prossimo seminario sul marketing per i traduttori che si stanno avviando a questa carriera, e questo per me significa prima di tutto studio e ripasso, per offrire a chi ci sarà contenuti freschi, aggiornati, di peso.

E lo studio, va da sé, si basa innanzitutto su articoli pescati in rete. Ecco qui a seguire un florilegio commentato di articoli in tema di marketing per i freelance: chi sarà presente può prepararsi anche partendo da qui, e chi non ci sarà potrà comunque trovare degli spunti interessanti per il mestiere.

Sono semplici suggerimenti sul come entrare nel mercato (da una porticina laterale, perché quella principale è quasi sempre chiusa).

Full disclosure: nelle mie ricerche ho un pusher di fiducia, cui va il mio grazie – sto parlando, ovviamente, di Sabrina Tursi, le cui imbeccate sono state preziose per arrivare a materiali come questi.

Questo articolo è, come tutti gli articoli utili in tema, prima di tutto buon senso applicato. Studia gli aspetti psicologici coinvolti nell’acquisto di beni e servizi, e spiega perché occorre rendere semplici le cose ai clienti, attuali e potenziali. Concetti molto simili si ritrovano qui, e fanno ricordare che

i mercati sono conversazioni,

come da tanti anni sappiamo grazie al Cluetrain Manifesto.

Qui uno stimolante podcast sul mercato del lavoro di oggi: lungo e a tratti comprensibilmente dispersivo, ma ne vale la pena.

E qui alcuni spunti significativi sul networking (ma tutto il blog è almeno da scorrere).

Altro punto: se è pacifico da anni che tecnologia e traduzione sono due aspetti della stessa faccenda, questo post mette in chiaro il fatto che anche il marketing fa ormai parte di diritto del gioco, quasi a formare un sodalizio uno e trino.

Infine: se non è stato previsto un budget, una sana risata – piena, rotonda e liberatoria – è la miglior cura, per fortuna. Il mondo è un posto bellissimo.

Nov 05

Quando sono entrato in questo settore ero un ignorante completo, nel senso etimologico del termine: non avevo nessuna conoscenza di prezzi, colleghi, strumenti, associazioni eccetera.

Col tempo, poi, ho scoperto Federcentri e in seguito financo l’America: ATA, ALC e STC.

Ora ho deciso che non rinnoverò più la mia iscrizione all’ATA: dopo dieci anni ho capito che è il momento per me di passare oltre. Mi sovviene Pavese (Il mestiere di vivere, 16 agosto 1950):

La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.

Anche vedendo le foto della recente conferenza (dell’Italian Language Division, e dunque di una parte che dovrebbe essermi familiare) trovo tanti volti sconosciuti in mezzo a pochi che conosco. E anche l’America per motivi vari è uscita dal focus dei miei clienti: è rimasto qualcosa, ma negli anni mi sono di fatto ri-concentrato in Italia (ho fatto il giro del mondo per tornare più o meno al punto di partenza – e questo, per quanto controintuitivo, ha certamente le sembianze del crescere).

Però questi dieci anni di ATA mi sono stati utilissimi, è un’esperienza che suggerisco a chiunque voglia fare il traduttore – o comunque essere nel settore – in maniera seria e professionale. Buona parte di quel che so di questo mestiere l’ho scritto nel mio libro, e buona parte di quel che ho scritto lo devo a tanti spunti arrivatimi tramite conversari, letture eccetera tutti figli dell’associazionismo. Le conferenze ATA, poi, sono un’esperienza impagabile.

E anche l’ALC l’ho adorata davvero: lì, per esempio in alberghi a nove fusi da casa, mi sono sentito spesso a casa. E mi sento ora di segnalare questo (non)evento.

Insomma c’è un tempo per tutto ma ribadisco: far parte di una o più associazioni è una scorciatoia per avere un’esperienza piena del settore, per imparare, conoscere e crescere.

Ott 29


C’è un problema che, sporadicamente ma puntualmente, si è presentato nella mia carriera di PM: come tradurre i file di Autocad in maniera rapida ed economica. Poiché penso alle quantità di tempo e di denaro che abbiamo investito in passato per trovare una soluzione, mi piace oggi segnalare questo software, ZTrad.

L’applicativo serve a estrarre i testi di disegni Autocad in maniera che possano essere tradotti (in Word, per esempio), e poi re-importati nel disegno stesso. Il tutto in pochi e semplici passaggi.

Questo software dà un aiuto molto specifico e probabilmente piccolo nel contesto della traduzione tecnica, ma – come chiunque abbia dovuto tradurre decine di file Autocad sa – si tratta di una questione che quando sorge ha bisogno di una soluzione veloce: è un prodotto che accogliamo dunque volentieri nel ventaglio delle nostre possibilità.

Ott 22

Fino a che qualcuno non muove un passo, nulla nel mondo cambia.

Se io lavoro per conto mio non devo solo essere bravo (no, bravissimo) a tradurre, ma anche bravo (no, più che bravissimo) a promuovere i miei servizi, a vendere, a far di conto, a fare le fatture, a usare i social e così via.

Di questo, in poche parole, parleremo a Pisa il 1 dicembre. Non dimenticando che il traduttore non è un dipendente, quindi deve assumersi i suoi rischi (come ciascuno nel mondo del lavoro di oggi e di domani). Alla fine trovare il proprio posto nel mondo non è complicato, ma ha le sue regole. Regole che vanno seguite e applicate.

Già, perché aveva ragione Gramsci, quando nelle Lettere dal carcere parlava del concetto di difficile (o, ciò che è lo stesso, di facile): difficile rispetto a che cosa? È l’impegno che fa la differenza. Sono le regole del gioco.

La prima edizione milanese di questo workshop è stata un successo. Questo a testimonianza del fatto che il problema è sentito, che c’è necessità di sapere che cosa fare.

Ma un punto dev’essere chiaro. Anzi due.

Primo punto: io non dirò che cosa fare, daremo “semplicemente” degli strumenti su cui lavorare. Nessuno potrà mai insegnare nulla a chicchessia (si può solo, al limite, imparare), ma questo workshop – pratico e diretto – intende essere uno sprone per coloro che decideranno di investire del tempo e del denaro nel loro progetto di carriera. (Io non sono l’esperto: sono l’esploratore e la guida.)

Secondo punto: do per scontato che chi deciderà di partecipare si considera professionista, ritiene di offrire un servizio non meno che eccellente. (Sarà dunque la relazione, il tocco personale, quel qualcosa in più che solo il professionista può offrire, a fare la differenza.)

Cambiare si può, imparare si può, migliorare si può – a patto che la decisione provenga da noi, dal nostro interno.

Qui tutti i dettagli.

Ott 15

A volte qualcuno mi dice qualcosa come ‘tu hai capito tante cose’.

No, io non ho capito nulla e credo anche che capire, come ricordava Eduardo, sia in fondo inutile. Però essere presenti a sé stessi sì, però essere grati per quel che si ha e si è sì. Leggo ad esempio frasi come questa, a proposito dei “manuali per vivere meglio”:

Difficilmente vi troveremo istruzioni ed esortazioni alla mitezza, alla dignità, alla compassione, alla gentilezza, alla gratitudine e a tante altre virtù, più classiche che romantiche, oggi poco praticate.

Il libro è questo, l’autore è Enzo Marigonda (peraltro scomparso tragicamente qualche mese fa, ma questa è un’altra storia).

Se io penso al mio libro, oggi che sono passati quasi due anni da quando è uscito, e quindi lo posso guardare con una certa prospettiva, ritrovo tutta la mia ingenuità (come gli operai di quel racconto di Rodari, se le tue mani hanno fatto sempre armi da guerra difficilmente riusciranno a costruire giocattoli). Ma la mia ingenuità e la mia pacatezza sono un valore che porto con me.

Io non ho capito nulla ma, appunto, non è importante. Ho solo suggerito qualche tecnica sperimentata su me stesso e di cui, quindi, posso testimoniare la validità. Ho solo detto che vivere meglio si può, che lavorare meglio si può, che è un percorso che si costruisce. Serenamente, è una cosa della vita: è bene tenere le cose in prospettiva. E quanto al successo, vale quel che dice Jakob Burak nel suo splendido Ma gli scimpanzé sognano la pensione? Come diventare molto ricchi (o almeno essere felici):

Il segreto del successo, secondo me, è che non c’è nessun segreto, e chiunque arrivi in cima si accorge che non c’è nessuna cima. La decisione più difficile per un uomo di successo è rinunciare alla propria strepitosa capacità di accumulare denaro per fare spazio a una vita più equilibrata, più umile, nella quale avere il tempo per dedicarsi a cause che con gli affari non hanno niente a che vedere.

Ho solo detto che valori come la semplicità e la gratitudine sono alla base di tutto, solo questo.

Dice Cartesio:

Non c’è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri.

Ho letto poco fa un commento ad un post nel blog di Simone Perotti:

Mentre tua madre è stanca di tutto, di medicine, di medici, di quella carrozzina, con la quale la devi spostare dal letto al bagno, perché le sue gambe sono immobili, le sue ossa spezzate; e lei piange ogni giorno, perché vorrebbe vivere ancora, camminare ancora, andare ancora una volta al mare con te, come l’estate scorsa.

Ecco, alla fine il cerchio si chiude quando noi siamo presenti a noi stessi, tutto il resto – denaro, carriera eccetera – non è importante.

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