Onestamente…

… in questo momento, anche se ne avessi la possibilità, non renderei un bel servizio al golf se tentassi la strada del professionismo: non sono ancora sufficientemente preparato, non sarei un bravo professionista.

E il golf è per me innanzitutto sportsmanship: quindi per ora non se ne parla.

La prova è nel campo: gli ultimi risultati sono stati compresi tra i 78 e gli 85 colpi anziché tra i 75 e gli 80 come mi aspetterei.

Dunque, continuo a lavorare duro e mi do altri 12 mesi, quelli del “progetto Eagle!” E a settembre 2011 si tirano le somme.

Commenti

marco ha detto:

sono capitato su questo sito per caso ma noto con enorme piacere che non sono l’unico pazzo che vorrebbe fare del golf una professione nonnostante l’età non sia da rookie (ho 36 anni e gioco da 3 anni)
in bocca al lupo per il progetto ambizioso, riguardo al quale vorrei fare una domanda
per “professionista” intende dedicarsi all’insegnamento oppure guadagnarsi da viveve cercando di scalare classifiche nei tornei pro?
grazie per l’eventuale risposta

giannidavico ha detto:

Ciao Marco,

professionista vuol dire questo: http://www.federgolf.it/index.php?id=3134&documento=107&cHash=5a272f452c.

Ovvero, in sostanza:
– avere un handicap non superiore a 4,4;
– prendere parte alla gara al Centro Tecnico Federale (quest’anno si terrà dal 12 al 15 ottobre;
– non tirare più di 312 colpi in tutto (ovvero +6 per giorno, in media);
– partecipare al corso per assistenti (14 febbraio – 26 maggio 2011);
– nei tre anni successivi, fare tre “richiami” da 15 giorni ciascuno.

Ha capito quindi che è il primo caso che tu dici, ovvero il “maestro”.

Per quanto riguarda il “guadagnarsi da viveve cercando di scalare classifiche nei tornei pro”, è un bel sogno per chiunque ma nei fatti una strada non praticabile. Considera infatti che un professionista di primo livello come Matteo Delpodio, per fare un esempio, quest’anno ha guadagnato 31mila e rotti euro sull’Alps Tour: togli le spese, e ti rimane ben poco. E lui è secondo nella classifica generale!

Insomma: come diceva Virgilio, “litterae non dant panem”, e lo stesso si può dire per il golf giocato – tranne ben pochi professionisti (in Italia, diciamo, una decina giù di lì) che hanno cominciato molto giovani, hanno sicuramente talento da vendere e passano le giornate in campo pratica.

Un tempo la strada verso il professionismo mi sembrava impossibile, adesso la vedo solo un tantino (13 mesi, diciamo) più in là. E tuttavia, devo dire che per me personalmente questo traguardo è una vittoria su me stesso e sui miei limiti, non un mestiere vero e proprio.

Aggiungerò che vedo il golf molto legato allo scrivere articoli e libri: appena avrò pubblicato il libro che ho terminato da poco (entro fine anno, https://giannidavico.it/brainfood/2010/04/20/il-libro-un-aggiornamento/), il libro successivo sarà proprio il racconto di questa mia avventura, sul genere di “The Fine Green Line, per intenderci: https://giannidavico.it/campopratica/2009/12/30/the-fine-green-line/.

Grazie per il tuo commento e un grosso in bocca al lupo anche a te!

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