Dic 17

In dicembre capita sempre qualche giornata abbastanza mite. La luce scintilla come un sottile guscio di ghiaccio sopra i rami spogli e grigi, il cielo è a strisce come un bacon blu, un tardivo stormo di oche selvatiche oscilla verso sud, e l’aria è ricca di ossigeno e felice di cederlo a qualche coraggioso sportivo. I partecipanti del foursome, ridotti magari a tre o a due, si incontrano davanti alla sede del circolo ormai chiusa con tanto di tavole di legno, divertiti all’idea di avere l’intero campo tutto per loro. Gli alberi nudi lasciano scoperti tutti i fairway che, visti dal primo tee, si succedono a zigzag uno dopo l’altro, avanti e indietro. Non ci sono tee-marker, né score e nemmeno i cart: solo uomini pazzi per il golf, coi berretti di lana in testa e due maglioni ciascuno, che si spostano a piedi. Il computer per calcolare gli handicap è stato staccato con la chiusura stagionale, così l’unico sprone a giocare bene è l’elementare senso della competizione umana: un semplice nassau per la pallina migliore o una posta di cinquanta centesimi, e il conto viene tenuto a mente dal commercialista o dal bancario in pensione del gruppo. Ti sembra, nel golf decembrino, di reinventare il gioco, ambientandolo in qualche primitivo reame precedente le moderne raffinatezze.

[…] Ormai il nassau è deciso e il crepuscolo sta strisciando dagli alberi al fairway. L’allegro scambio di punzecchiature è cessato. Il ghiaccio è riuscito a entrarmi nelle scarpe da golf; non sento più le dita della mano destra e il freddo mi taglia il viso. È ora di smettere. La radio dice che domani nevicherà. “Butta le mani verso la buca”. L’ultimo swing sembra sferrato senza sforzo e la pallina svanisce dritta davanti a me, un punto grigio che si perde nel grigio, verso il luogo dove dovrebbe esserci la bandiera della diciottesima buca. Ecco, finalmente ho scoperto il segreto del golf che ho inseguito per questi sette mesi. Adesso, il trucco sta nel tenerlo a mente, per tutti i mesi che dovrò passare al coperto, e sperare che tutto non si squagli.

John Updike, Golf decembrino, in: Sogni di golf, Parma, Guanda, 1998, pp. 204-207.


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