Una nuova dimensione: Scotty Cameron California Monterey 1.5


Com’è come non è, le mie statistiche sul putt sono peggiorate: 32,7 putt a giro quest’anno (e mai sotto i 30) contro i 31,4 del 2011 e i 31,0 del 2010. (Non medie da tour, sia chiaro, ma insomma si può – si deve, necesse est – fare meglio.)

Col tempo mi era venuto il sospetto che stessi ciurlando nel manico, insomma che parte del problema fosse nel putter stesso (un Odissey White Hot #3 comprato almeno cinque anni fa). Non che l’anzianità di un putt debba dimostrare qualcosa, ma certo in cinque anni il mio gioco è cambiato.

Allora io lo scorso autunno avevo adocchiato questo bell’oggetto e, provatolo, me ne ero invaghito; ma le finanze del momento erano tutt’altro che floride e ho preferito rimandare.

Il momento era poi giunto un paio di mesi fa, ma nel frattempo il California Coronado è uscito di produzione. (Questo aprirebbe una filippica sulle esigenze del marketing, che cambia nome alle cose senza cambiarne la sostanza per spingere le vendite ma insomma in questo momento andremmo un po’ fuori dal seminato.) Prova e riprova, leggi recensioni eccetera e alla fine ritorno al punto di partenza, ovvero a questo modello che è – guarda caso – l’erede del Coronado.

Ieri mattina mi è arrivato. Ieri pomeriggio, dopo il rito del togliere la pellicola che protegge il manico, ho passato un’ora e mezza in putting green a provarlo. C’era il sole, una brezza leggerissima, e io tutto solo (e felice) con il mio nuovo strumentopolo misterioso.

Wow!

L’ho scelto un po’ più corto del precedente (33’ contro 34’): questo perché mi pare la lunghezza più adatta alla mia statura.

È più pesante dell’altro, soprattutto in testa. Il tocco è morbido e pulito. Ne sono molto soddisfatto.

È un bell’oggetto da vedere.

In più sto lavorando sul movimento, che è sempre stato troppo ampio all’indietro e poi rallentante nella discesa. Abbreviando la salita e accelerando nella discesa trovo che – con i diecimila colpi che dovrò fare per arrivare a interiorizzare il movimento, ovvio – il colpo risulterà ancora più netto e preciso.

Insomma altre sfide mi attendono; e il nuovo è davanti a me, tutto da venire. Bene.

Commenti

Beppe Marrone ha detto:

Ottima scelta! Io gioco da sei anni con uno Scotty Cameron Newport 2 e devo dire che non esiste “two or three” balls che tengano.
Trovo che sia molto più facile da controllare soprattutto sui putt lunghi dove l’impatto è determinante per evitare di lasciarti un secondo colpo a distanza da “boghi”, come scrive un mio caro amico.
Risulta altresi molto sensibile sui putt corti in quanto come hai sottolineato tu stesso ti evita un movimento all’indietro troppo ampio e rischioso.
Buon divertimento con il tuo nuovo strumentopolo.
“Oh Toodles!”….

giannidavico ha detto:

Grazie Beppe – e sì, è assolutamente divertente!

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