Nov 27

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Il golf, in questo periodo dell’anno, giocoforza rallenta. Diminuisce la temperatura, diminuiscono le ore di luce, aumenta in parallelo lo sforzo necessario per uscire di casa e affrontare i rigori dell’inverno. Insomma devi essere molto motivato per tenere alta la guardia.

La luce, soprattutto. Ricordava Ben Hogan:

The only thing golfers really need is more daylight. There isn’t enough time during the day to practice and play, to key one’s game up to where it should be.
[La sola cosa di cui il golfista ha realmente bisogno sono più ore di luce. Non c’è abbastanza tempo durante il giorno per praticare e giocare, per portare il proprio gioco dove dovrebbe essere.]

In più mi accorgo che col passare degli anni anche il freddo diventa meno sopportabile. Certo, alla fine sono tutte scuse, si capisce; ma scuse che hanno un perché.

E poi mi sembra che questo periodo dell’anno renda tutti più malinconici. David Owen:

Quite a few members of my golf club think our course is closed for the season. That’s good, because it keeps most of the complainers at home, but even without them golf is becoming problematic. By the time the frost has melted, there’s not a lot of daylight left.
[Un numero significativo di membri del mio circolo pensa che il percorso sia chiuso per l’inverno. Questa è una buona cosa, perché tiene molti piagnoni a casa, ma anche senza di loro il golf è problematico: quando la brina si è sciolta non rimane molta luce del giorno.]

John Updike aveva scritto cose interessanti. Io avevo scritto qualcosa qui.

Sta finendo la mia stagione di golf numero dodici, inizierà presto la numero tredici; ma da qui a inizio marzo sarà lunga… Prossima fermata Sanremo, a fine gennaio. Per il resto, quando la temperatura lo permette (almeno 5 gradi, al di sotto non è produttivo né divertente), quel po’ di pratica che basta – quella che la poca luce permette – e qualche partita con gli amici: il golf invernale è questo.


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