Gen 22

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È proprio vero che spesso le soluzioni vengono da dove meno te lo aspetti. Martedì avevo lasciato il campo pratica con un’idea centrale, che era quella di tenere le mani più unite nel grip (ovvero di avvicinare più verso il centro sia la destra che la sinistra), in maniera da avere un grip più solido. Che infatti è la nota che verso sera ho scritto nel mio diario di bordo. Insomma stavo pensando (anche in maniera inconscia, sicuramente anche di notte – what’s wong with me? :-D), cosa che mi accade spesso quando lascio il campo pratica: cerco di fare in maniera di avere un punto soltanto su cui riflettere, per elaborare e, come dire?, espandere il pensiero e la riflessione su quel punto specifico. E questo perché golf is a game of circles, come dice Mark Guadagnoli.

Poi la sera, prima di andare a dormire, stanco di una giornata impegnativa come tante altre, mi sono messo a leggere un libro vecchissimo pagato 2,70 sterline su questo sito. Che di fatto non diceva nulla di particolare, essendo molto elementare; ma un po’ per caso nel secondo capitolo, dedicato al grip, ho letto il consiglio di tenere la spalla destra più indietro e soprattutto più in basso rispetto alla sinistra all’address: cosa che costituisce un’indicazione normalissima, una che si riceve da neofiti alla prima o seconda lezione. Però per qualche motivo accade che, quando la pratica è prolungata e continuata nel tempo come è la mia, magari ci si dimentichi delle regole base (soprattutto a inizio stagione). E insomma la spalla destra era troppo in alto e troppo in avanti (che sia già per natura troppo in alto lo so grazie alla visita dall’osteopata, che mi ha detto che questa è una caratteristica del mio corpo, qualcosa su cui ovviamente non è possibile intervenire).

Mercoledì sono tornato in campo pratica con non troppo tempo disposizione, e casualmente tirando dei sand da 60 metri all’asta mi è venuta in mente quella frase letta la sera prima quando già ero un po’ addormentato. E sempre molto casualmente ho provato a tenere la spalla destra un po’ più indietro e soprattutto un po’ più in basso (o anche più di un po’ più in basso), e vedevo che i colpi partivano più in alto e soprattutto erano più precisi.
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Ho provato poi la stessa cosa con il legno 3 e con il drive, che erano gli unici bastoni che insieme al sand avevo con me sia martedì che mercoledì, e ho visto che la cosa funzionava. Di fatto, soprattutto con il drive, è un passaggio già abbastanza interiorizzato; ma questo non vale per gli altri bastoni, e soprattutto nel caso del legno 3 è chiaro che se c’è un errore questo viene magnificato dell’ampiezza del movimento.

Per il legno 3 ho aggiunto un punto (conseguenza quasi matematica): l’idea di tenere la palla un po’ più indietro nello stance rispetto a quanto facevo prima. Questo permette di colpire in maniera più piena.

In sostanza: ho inserito un tassello (importante) che mancava allo swing. Ho tirato dei legni 3 magnifici. Sono andato via dal campo pratica molto soddisfatto di me.

E il giorno dopo (ieri) ho provato in campo, e ho verificato che la stessa cosa accade con il ferro 5, che per me è il bastone più difficile della sacca.

Allora concludo che comprare dei libri che apparentemente non servono a nulla anche se in maniera del tutto casuale può servire – e tanto – per migliorare il tuo proprio gioco.


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