Mag 06


Ieri, gara di circolo ai Ciliegi. Una gara come tante altre, con la differenza che era la gara di Giuseppe Lazzarotto, la Ci.Ti.Elle e tutto quanto di buono lui ha fatto in questi anni. (Beppe era tra l’altro presente la prima volta che ho fatto il par del campo.)

Io sono andato “discretamente” bene, perché per la prima volta in vita mia sono sceso sotto par in una gara (71 colpi). Parto dai dati:

– colpi: 71 (5 birdie, 9 par, 4 bogey)
– fairway presi: 50% (7/14)
– green in regulation: 39% (7/18)
– up & down 70% (7/10)
– putt: 23

Note positive: come si vede bene, il putt; ma anche il drive e i ferri lunghi, anche se dai numeri non traspare.

Punti da migliorare: il legno 3 (l’ho usato, orribilmente, due volte, tanto che quando avrei voluto usarlo una terza e una quarta l’ho tenuto in sacca a favore dell’ibrido 3, che non era il bastone giusto ma mi dava la giusta fiducia, seppure a scapito di qualche metro di distanza) e gli approccini (30-40 metri, su cui sto studiando – sto cambiando delle cose di cui dirò, e questo non mi dà la necessaria confidenza all’uso del 60° che peraltro è il bastone che, dopo il putt, adoro maggiormente).

Ma la nota positiva numero uno non è tecnica, è mentale. Sono riuscito per tutto il giro ad affidarmi in maniera pressoché completa alle sensazioni, delegando alla parte conscia della mente solo le questioni di cui dovrebbe occuparsi quando siamo in campo: il lie, il tipo di colpo, la scelta del bastone e così via. Insomma delle scelte strategiche, perché per il resto a giocare a golf più o meno dovrei già essere in grado. E questa “scelta” di fiducia deriva a sua volta da un libro sugli aspetti mentali dello sport, e del golf in particolare, che sto traducendo e di cui dirò prossimamente (sia detto incidentalmente, è una bella sensazione essere tornato a tradurre un libro che verrà pubblicato, qualcosa che ho fatto per l’ultima volta oltre vent’anni fa), e dalle lezioni ricevute lungo gli anni da Roberto Cadonati, che ha scritto il capitolo relativo alla mente nel golf nel libro che sta uscendo in questi giorni (tra parentesi: non vedo l’ora di avere nelle mani questo quinto figlioletto).

Di ieri ancora voglio ricordare la striscia di quattro birdie consecutivi (13-16), che hanno trasformato un giro normale (ero a +2 in quel momento) in un giro per me speciale, e la conseguente tenuta nelle due buche finali (un bogey forse sciocco ma accettabile e soprattutto il par finale, dove a differenza di altre volte ho sentito poco la pressione).

E questo, ancora: lungo il giro più volte sentivo le farfalle nello stomaco, ma immediato mi veniva il pensiero a quanto dice Jack Nicklaus, del suo desiderio di sentire quelle farfalle nei momenti topici di un giro. Trovarsi sotto pressione e saperla gestire, questo è un punto importante in un giro di golf.

In poche parole: in base a quello che so io, per giocare bene a golf devi dimenticare qualunque pensiero tecnico e lasciare andare qualunque preoccupazione – allora il risultato si prenderà cura lui medesimo di sé.


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