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Clinic al Pelagone, o dell’incanto dei sensi


Sì, sono stati tre giorni intensi di golf. (E allegria con amici vecchi e nuovi: io penso sempre di essere alle Olimpiadi, per dirla alla Cadonati, ma i momenti di relax sono importanti quanto le mille palline tirate.) Campo pratica a gogò, qualche lieve correzione allo swing (piccolezze, anche se i difetti rimangono sempre due o trecento), una maggior sicurezza nel gioco.

Ma soprattutto, quest’anno, la clinic è stata – al di là degli ovvi benefici per lo swing – una gioia per i sensi.

Un paesaggio incantevole: un’immagine per tutte, il panorama che si gode dal tee della 18, con la mia seconda patria (la Corsica) sullo sfondo, talmente vicina che ti pare di toccarla allungando una mano.

I suoni: il canto degli uccelli, una melodia che mette pace; e il soffio leggero del vento, di quando in quando.

I profumi della macchia mediterranea, in particolare all’imbrunire: una gioia per il naso.

Insomma un senso di completezza e di quiete: il golf e non solo.

Marta Cagnacci, il golf come professione


Sarà un po’ perché mi ci vedo riflesso, ma mi interessano tantissimo le storie dei professionisti di golf – ci sono molte lezioni da imparare. Ho conosciuto Marta Cagnacci da poco tempo, grazie a mia figlia che ha iniziato il corso ai Ciliegi. Allora ho colto al volo l’occasione per farle qualche domanda.

Intanto, eccone una breve autobiografia:

Sono nata nel 1989, ho iniziato a giocare a golf a 6 anni perché giocava la mia famiglia. A 10 anni ho preso l’hcp alla Margherita; nell’estate del 2000 ho fatto le prime gare giovanili e con quelle mi sono appassionata sempre di più.
Nel 2001 ho preso il Brevetto e partecipato ai miei primi campionati nazionali; nel 2002 ho ottenuto il Brevetto Giovanile, e nel 2005 il Brevetto Nazionale; in quello stesso anno ho vinto il Pallavicino (campionato nazionale a squadre under 18) per il golf Margherita.
Nel 2006 ho vinto il ranking nazionale under 18 e sono entrata nella nazionale dilettanti.
Nel 2008, dopo aver preso la maturità linguistica, mi sono preparata per […] continua a leggere »

Una nuova primavera


Sette pagine (96-102). A tanto ammonta lo spazio dedicato sull’ultimo “Golf Digest” a Matteo Manassero (l’articolo non è disponibile sul sito, ma qui ci sono alcuni scatti correlati).

Ora, noi non scopriamo nulla di nuovo, ma è significativo che la rivista di golf più diffusa al mondo dedichi tanto spazio ad un giovane emergente, a qualcuno che proviene da un paese che, visto dall’America, era fino a ben poco tempo fa era assai lontano e comunque in nessuna maniera associato al golf.

E si tratta di una notizia non di poco conto, se Alberto Croze gli dedica l’intero editoriale dell’ultimo “Il mondo del golf”, ponendo il luce l’aspetto sportivo (ovviamente), ma anche le ricadute in termini di sponsorizzazioni per i giocatori e, più in generale, i benefici derivanti al golf italiano nel suo complesso:

La prospettiva che i nostri giocatori migliori producano guadagni simili a quelli dei giocatori di Paesi evoluti è una cosa che fa bene in primis al loro portafoglio, ma soprattutto al nostro sport, che è in crisi e ne ha […] continua a leggere »

GlobalGolfPost


Segnalo questa interessante rivista digitale, giunta al secondo anno di vita.

Racconta il mondo del golf professionistico attraverso notizie, commenti e interviste ai protagonisti, e ha il pregio non indifferente di essere gratuita (richiede un semplice abbonamento). Esce ogni domenica, cinquanta domeniche l’anno.

La trovo ben disegnata, anche perché offre un’esperienza online notevole per l’utente tramite link esterni, video di approfondimento e così via. Non richiede applicazioni particolari (si fruisce direttamente dal proprio browser) e funziona con la maggior parte degli apparecchi mobili.

La pubblicità c’è (ovviamente), ma non è fastidiosa. I contenuti sono nel complesso di qualità.

Il mondo evolve rapidamente, l’analogico diventa digitale. Nel complesso vale un’occhiata.

La routine

Il golf è uno sport noioso.

Noioso nel senso che richiede dei gesti il più possibile ripetitivi e uguali a se stessi. Il che si traduce di fatto nella routine: la routine è una procedura utilissima per fare in maniera che i nostri colpi (il putt soprattutto, ma non solo) siano il più possibile ripetitivi.

Vediamo quel che ne pensa Tiger (in

Webgolf


La serie di interviste di Campo pratica si arricchisce oggi con la conversazione avuta con Mimmo Garibbo, che è l’anima che sta dietro a Webgolf, un servizio gratuito riservato ai golfisti dilettanti. Qui informazioni più dettagliate.

(In precedenza ho parlato con Bernard Lombard, Antonio Burzio e Alessandra Donati. Altre interviste seguiranno nei mesi a venire.)

Gianni: Quali sono i benefici per i Webgolfer?

Mimmo: Con la registrazione gratuita il golfista dispone prima di tutto di un archivio completo e sistematizzato dei risultati ottenuti in gara. Dove ho giocato, in quali campi, quante volte, quando ho fatto il mio massimo stableford e qual è la media stableford dei risultati: questi sono alcuni esempi delle risposte che il sistema mette immediatamente a disposizione del WebGolfer fin dal momento stesso della registrazione.
Ma come tutti sappiamo i golfisti amano confrontarsi, discutere all’infinito delle rispettive prestazioni, e sopratutto sfidare i propri compagni di gioco: ed è qui che WebGolf risulta veramente innovativo. Come su Facebook il Webgolfer può crearsi delle amicizie con cui condividere e confrontare grafici e statistiche di gioco, e sopratutto lanciare […] continua a leggere »

A volte penso…


A volte penso alle brutte gare che ho fatto: domenica al mio circolo, per dire, ne ho tirati 89 – di cui 49 nelle seconde, con un quadruplo alla 18. Non è stato piacevole.

A volte penso ai miei anni: 43 non sono pochi, per qualcuno che vuole diventare professionista e si dovrà confrontare con colleghi che potrebbero essere suoi figli e che probabilmente hanno cominciato a giocare a golf all’età della sua figlia più piccola (che è alla scuola materna).

A volte penso che nessuno mi ha obbligato o mi obbliga a incaponirmi su questo percorso, al fatto che quando sarò professionista mi mancheranno le gare di circolo eccetera.

A volte penso anche che chiacchiero troppo, mentre non servono (tante) parole per far vedere che sei un professionista; e che alla fine nel golf you are your numbers.

Ma questi pensieri, lo confesso, mi durano poco. Così come vengono, altrettanto leggermente se ne vanno. Io voglio diventare pro, voglio continuare ad apprendere i segreti di questo sport e poi trasmetterli a chi avrà la pazienza di […] continua a leggere »

Golfissazione


Alessandra Donati è una ex bancaria appassionata di golf che da tre anni
gestisce il blog Golfissazione. Una “collega”, potrei dire. Il suo blog è una sorta di teatro della vita – perché il golf non è altro che uno specchio della vita stessa, e Alessandra ha la sensibilità per coglierne le varie sfumature, sia positive che negative. Allora la conversazione con lei è partita dal golf (ovviamente), ma si è poi allargata ai medesimi temi di cui tratta La vita 2.0.

Abbiamo parlato del suo handicap di gioco (“Non conosco esattamente il mio ega, so che nel mio campo gioco 25”), e mi ha colpito il fatto che qualcuno che tiene un blog di golf non conosca il suo handicap. Ma poi ho capito: la risposta corta è ars longa vita brevis. Quella più articolata, che mi ha dato lei, è questa:

Il mio handicap, che era sceso fino a 18, col tempo è risalito perché non gioco più con la passione di prima. Non sono abbastanza motivata a migliorare, […] continua a leggere »

David Duval, all’inferno e (forse) ritorno


Non c’è un motivo particolare per cui parliamo oggi di David Duval. Diciamo che è un argomento che da tanto tempo mi frulla per la testa, credo sia una storia che contiene delle lezioni da imparare. (Ci deve essere tanto della metafora, nella vita di quest’uomo – in quella golfistica quantomeno.)

Il golfista che era stato numero 1 al mondo – ma questo era tanto tempo fa –, che aveva vinto il British Open – dieci anni fa –, colui che aveva segnato una carta da 59 colpi all’ultimo giro del Bob Hope Classic (aprile 1999) – terminando con un eagle per vincere di un colpo –; ecco, proprio quell’uomo ha poi smarrito la via, sia per problemi personali che fisici (ma in fondo cosa sappiamo noi, della vita di un golfista professionista?), ad un certo punto era finito nella parte bassa – molto bassa – della classifica dei primi mille golfisti al mondo.

Da numero 1 a numero 882, posso solo immaginare quanto una cosa del genere sia difficile da digerire.

Poi la […] continua a leggere »

Citielle Challenge Tour 2011


Cominciamo proprio dall’inizio, dall’articolo 1:

Il Citielle Challenge Tour 2011 si articola su 24 gare.

Ventiquattro gare (erano diciassette l’anno scorso, dodici due anni fa). Io mi sono sempre chiesto come faccia l’amico Beppe Lazzarotto a organizzare un circuito del genere (sponsor, premi, segreterie eccetera) in tutti questi bei campi dell’Italia nordoccidentale; e intanto portare avanti un’azienda eccetera.

Non ho la risposta, ma la realtà è davanti ai miei occhi. Senza contare il punto più importante di tutti, i progetti per il Ciad e la Romania. Mi piace quel che fa, stimo la persona.

E quest’anno l’appuntamento è in campi come Garlenda, Castelconturbia, Torino, Cherasco, Biella, Margara, Tolcinasco, Varese, Villa d’Este, Royal Park – per fare qualche nome.

Mio caro Beppe: ancora una volta, chapeau.