
Non c’è un motivo particolare per cui parliamo oggi di David Duval. Diciamo che è un argomento che da tanto tempo mi frulla per la testa, credo sia una storia che contiene delle lezioni da imparare. (Ci deve essere tanto della metafora, nella vita di quest’uomo – in quella golfistica quantomeno.)
Il golfista che era stato numero 1 al mondo – ma questo era tanto tempo fa –, che aveva vinto il British Open – dieci anni fa –, colui che aveva segnato una carta da 59 colpi all’ultimo giro del Bob Hope Classic (aprile 1999) – terminando con un eagle per vincere di un colpo –; ecco, proprio quell’uomo ha poi smarrito la via, sia per problemi personali che fisici (ma in fondo cosa sappiamo noi, della vita di un golfista professionista?), ad un certo punto era finito nella parte bassa – molto bassa – della classifica dei primi mille golfisti al mondo.
Da numero 1 a numero 882, posso solo immaginare quanto una cosa del genere sia difficile da digerire.
Poi la zampata, […] continua a leggere »








