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Intervista ad Antonio Burzio


Ho conosciuto in questi giorni per caso Antonio Burzio, professionista di golf che ha iniziato “alla vecchia maniera”, come dice lui, ovvero facendo il caddie d’estate. Ne ho approfittato per porgli qualche domanda sul golf. Ecco qui la nostra chiacchierata.

Gianni: Puoi raccontare come ti sei avvicinato al golf?
Antonio: Il golf l’ho conosciuto nel modo più classico, ormai in disuso, come caddie. Da ragazzino a Cervinia in estate facevo il caddie come tanti altri miei amici e poi da qualche swing rubato qua e la, magari mentre si aspettava, ho avuto la possibilità di iniziare a giocare e non ho più smesso.

G: Com’è nata e come si è sviluppata l’idea di diventare pro?
A: Il golf l’ho iniziato a 12 anni e però l’ho preso subito molto seriamente, ricordo solo che volevo giocare ad ogni momento e che una domenica di pioggia era un evento catastrofico per me, in quanto non ci sarebbe stata la gara, fosse stato per me avrei giocato con ogni tempo… Diciamo che decidere di diventare Pro è stata una naturale […] continua a leggere »

Agadir blues


Le sensazioni… sono le sensazioni, soprattutto, che i miei maestri Andrea De Giorgio e Roberto Cadonati mi hanno insegnato a ricercare, in questi due anni e più di lavoro con loro. E allora questa settimana agadiriana la racconto tramite le sensazioni provate.

1. Il senso di appagamento, nella solitudine silenziosa dell’ora del meriggio, dato dal tirare ferri in libertà, nel sole pieno del Soleil.

2. Il senso di controllo del colpo in fade, con un ferro 8 oppure un 5. Allinearsi col corpo a sinistra, piazzare il ferro in direzione dell’obiettivo, fare lo swing tagliando leggermente la palla e vederla partire a sinistra e poi, come per magia, curvare verso destra e atterrare proprio là dove avevi immaginato. Sì, c’è qualcosa di magico in questo. (Sarà perché ho imparato il fade al mio ottavo anno di golf.)

3. Il senso di stanchezza che mi ha preso al risveglio del secondo giorno, dopo un martedì furioso passato a tirare palline in campo pratica. Le mani mi facevano male, e la cosa mi piaceva. (Ho […] continua a leggere »

[chiuso per clinic]


Agadir, Golf Du Soleil e Golf Les Dunes, 7-14/02/2011

Trofeo Sanremo – e tre


Domenica sera sono arrivato a casa con un risultato che gonfiava d’orgoglio il mio petto di golfista in erba: 13° nel lordo e 10° nel netto al Trofeo Sanremo; 79 e 75 i colpi tirati nei due giorni e handicap ritoccato verso il basso (4,7).

Della seconda giornata, soprattutto, conservo due sensazioni dominanti che descrivo a seguire.

La prima è relativa al tempo, che mi pareva non trascorrere: l’impressione è che la gara sia durata non più di mezz’ora. E qui probabilmente Einstein e la sua teoria della relatività avrebbero molto da insegnarmi.

La seconda è stata la mia calma olimpica dopo i colpi sbagliati. Non ho mai perso l’autocontrollo, e mi sono sempre messo di santa pazienza sul colpo dopo. In particolare il par 5 della 15 (la mia terza buca di giornata) – dove ho fatto doppio bogey con un paio di errori di troppo – avrebbe potuto essere fatale. Invece non mi sono innervosito, ma ho anzi proseguito con determinazione (nonostante un bogey alla buca dopo) con un birdie e una bella striscia di par. E a tale proposito mi […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2011


Domani inizia la patrocinata. Anzi, per me inizia oggi (ho la prova campo alle 13.30). Anzi, inizia adesso: sto partendo per andare là. Tra poche ore sarò in quel circolo, su quel campo.

E me ne avvicinerò con tanto rispetto.

Prima di tutto, rispetto dovuto alla storia cha Sanremo rappresenta.

Poi, rispetto per lo stile del circolo, per le persone che lo vivono e lo animano.

Poi ancora, rispetto per il campo: è un campo che conto di riuscire a domare prima o poi (a quando, Gianni caro, un giro in 69 colpi?) – sebbene fino ad ora abbia sempre vinto lui.

Infine, rispetto per il gioco del golf, per lo spirit of the game che nei prossimi giorni pervaderà quel luogo.

Edoardo Molinari e il Web


Accolgo con piacere la notizia che Edoardo Molinari è il primo professionista italiano ad avere un suo sito.

In effetti, pensando all’uso estensivo che del Web – di Twitter per esempio – fanno giocatori come Lee Westwood, Ian Poulter e Rory McIlroy, tanto per fare qualche nome, e anche considerando Francesco, il cui sito non è ancora pronto ma che fa un buon utilizzo di Twitter, direi che la notizia è assolutamente positiva.

Edoardo, numero 19 al mondo e numero 10 in Europa, è un’icona del golf e un ambasciatore del nostro sport del mondo: quel che fa e che dice viene esaminato, fa la differenza, è importante.

Tra quello che ho apprezzato in particolare del sito segnalo la sezione News, al momento scarna di contenuti ma che promette bene, e le sezioni Team e Sponsor, che permettono di capire meglio come funziona l’“azienda Edoardo”.

Tra le note secondo me non del tutto azzeccate c’è la concezione […] continua a leggere »

Roy Palmer, Golf Sense


Ecco un altro libro che si aggiunge alla biblioteca del golfista interessato all’aspetto mentale del golf, Golf Sense.

Si tratta in realtà di un volume che amplia la prospettiva, o meglio la varia: infatti mette insieme non solo mente e corpo (alla Bob Rotella, per intenderci), ma anche postura e respiro, discipline come il Feldenkrais e la Alexander Technique. Insomma temi “pesanti”, che vanno meditati e richiedono tempo e dedizione per essere assimilati, ma appaiono di fatto non dispensabili per il golfista seriamente interessato a migliorare il suo gioco.

È degno di nota il fatto che il libro sia stato scritto da un non-golfista: il che lo rende peraltro interessante, perché determinate tecniche sono universali e prescindono dalla tecnica specifica di uno sport.

Una serie di esercizi (sulla postura, sul respiro, sulla consapevolezza del proprio corpo) arricchisce l’opera: sono esercizi che vanno fatti per rendere davvero efficace il tempo investito nella lettura del libro, affinché questa porti tramite l’assimilazione dei concetti ad un effettivo miglioramento.

Il sito del libro è […] continua a leggere »

Le scanalature e noi


Come in tanti sport, la tecnologia è entrata prepotentemente nel golf in questi ultimi anni: il risultato sono materiali che hanno modificato in parte il gioco stesso. In sostanza è possibile oggi, a parità di swing, mandare la palla più lontano e anche con più precisione. Conseguenza: in troppi casi i campi hanno difese troppo deboli.

In particolare nel caso dei wedge, essi erano diventati troppo aggressivi e permettevano ai giocatori migliori di dare molto spin alla palla e di fermarla velocemente sul green anche dal rough leggero. Una risposta degli enti preposti alle regole del golf è stata l’introduzione delle nuove scanalature (grooves, in inglese) per tutti i bastoni con loft pari o superiore ai 25°, limitandole in maniera da rendere quel tipo di colpo molto più difficile, e – in buona sostanza – da premiare il gioco regolare (fairway e green).

In sostanza, le scanalature devono essere diritte, parallele e arrotondate. La spiegazione completa è qui. Qui o qui è possibile verificare la conformità di un singolo bastone oppure di […] continua a leggere »

Dave Pelz, Golf without fear


Millesettecentocinquantadue. Tante sono le pagine che complessivamente compongono i cinque libri fin’ora pubblicati di Dave Pelz.

Se il primo (Putt like the pros, 1989) pertiene ormai più all’archeologia che non alla tecnica golfistica, gli altri sono decisamente vivi e vegeti: il secondo e il terzo li avevo recensiti su “Green” (l’articolo è qui), del quarto avevo parlato qui.

E quest’anno porta con sé Golf without fear, 378 pagine che compongono il Pelz-pensiero sul come affrontare i dieci colpi più temuti nel golf, che – in ordine inverso – secondo lui sono:

– 10: putt di avvicinamento
– 9: colpo con pallina contro un muro
– 8: pitch da bordo green
– 7: colpo attraverso gli alberi
– 6: palla infossata in bunker
– 5: lob
– 4: colpo in discesa
– 3: colpo su terreno duro
– 2: colpo dal bunker
[and the winner is…] – 1: putt da 90 centimetri

Questa classifica è basata sulle risposte date dai golfisti frequentanti le sue scuole […] continua a leggere »

Ben Hogan, studente perenne dello swing

Come si dice, un’immagine vale più di mille parole. Ebbene: il video qui sopra, che ho scoperto di recente, è stata per me un’illuminazione.

Questo semplice video di poco più di un minuto fa vedere in maniera chiara, limpida e netta sia l’errore di tanti golfisti (me compreso), sia la soluzione.

Per chi non mastica l’inglese, Hogan dice che la cosa più importante nello swing è il movimento della parte inferiore del corpo quando ci si trova all’apice dello swing.

Il segreto, secondo lui, consiste nel muovere per prima cosa durante la discesa la parte inferiore del corpo. Ovvero: prima partono i fianchi, poi le spalle e solo alla fine le braccia.

Invece, molti golfisti fanno il contrario, in questa maniera arrivando dall’esterno. L’effetto non potrà che essere un pull (palla che parte verso sinistra), con le eventuali varianti pull-slice oppure pull-hook se la palla curverà a destra oppure a sinistra. Questo si vede benissimo ai secondi 41-46.

La differenza rispetto ad uno swing moderno è il movimento delle gambe, che oggi è più contenuto. Ma questo semplice video è in sé illuminante nella sua semplicità.