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Golfista, nosce te ipsum


È cominciato tutto tanto tempo fa. Intorno a ottobre dello scorso anno mi è stato chiaro che avrei voluto farlo, così, per me soltanto. Insomma ero (e sono) io che mi motivavo. Null’altro. Nessun’altro.

Sto parlando dell’idea – balzana e peregrina, forse (ma se anche fosse, che importa?) – di diventare pro. A quasi 44 anni, avendo preso in mano un bastone poco più di sette anni fa, con un lavoro, una famiglia da mantenere, dei genitori anziani? Ma stiamo scherzando?

Beh, la vida es sueño y los sueños sueños son, potrei dire calderondelabarchianamente.

E comunque l’idea è diventata reale nel momento in cui, all’ufficiale di Villa d’Este della settimana scorsa (una gara in cui sono stato irriconoscibile e ne ho tirati mille per giorno) un amico mi ha detto che il bando era uscito.

Già, il bando è uscito. E io mi sono iscritto. Alea iacta est. Il programma ora è di una semplicità disarmante:

– da qui a fine mese niente golf, solo preparazione atletica (questo perché la Corsica è l’unico luogo al mondo per […] continua a leggere »

Il più ballesterosiano dei birdie


Castelconturbia, domenica scorsa, secondo giorno della patrocinata. Il primo giorno era stato discreto, mentre il secondo inizia alla grande con birdie – par – birdie. Le prime nove buche scorrono in the flow, col risultato lordo di -1 (ho aggiunto uno stupido bogey – ma quando mai i bogey sono intelligenti? – alla 5, un par 5 senza particolari difficoltà).

Inizio le seconde nove, più difficili (il percorso rosso), con un paio di bogey e proseguo non bene. Con errori di diverso tipo (uno paio di strategia, un paio di tecnica, uno di misclubbing, uno di semplice stanchezza) cerco di portare avanti il giro al meglio che posso, e sono sul tee delle 18 con 35 punti stableford e +7 sul giro.

A quel punto il mio obiettivo è l’handicap: con un par scenderei di 0,1, con un birdie di 0,2. Ma il birdie è un pensiero azzardato, penso ad assicurarmi il par senza fare errori. (E penso anche a tutta la fatica per un misero 0,1 – but that’s golf! :-))

La 18 è un par 5 facile: un tee shot che richiede un carry di […] continua a leggere »

Bring Me the Head of Sergio Garcia!


Questo libro – che ho comprato usato per una sterlina e poco più (per dire che a leggere non ci vogliono davvero tanti soldi) – è il racconto esilarante dell’avventura dell’autore verso il professionismo.

Già il sottotitolo – My Year of Swinging Dangerously on the Pro Golf Tour – è autoesplicativo. Cox racconta, con molta autoironia, i suoi tentativi (che spesso finiscono in disastro) di diventare un pro.

C’è il lieto fine, comunque, e anche se non corrisponde all’obiettivo iniziale non è detto che non sia la scelta migliore per il protagonista.

Una citazione (p. 135):

When you play the kind of golf Westwood and Woosnam do, everyone wants a piece of you – whether that piece is in the shape of a photo sanctified with your handwriting, or one of your broken tee pegs, or the more transient confirmation that you’re all right or that you’ll take every shot as it comes and see what happens and that it’s all about holing some putts, in the end.

In poche parole […] continua a leggere »

La mia prima buca in uno


Domenica 19 giugno, secondo giorno di gara della patrocinata al Golf Club Cuneo. Il bilancio del giorno prima era stato positivo (a parte un drive che non voleva saperne di andare dritto) ed ero sesto in classifica generale. Il secondo giorno parto in maniera disastrosa: bogey – doppio – bogey, così che sul tee della 4 sono già a +4; gli obiettivi a quel punto cambiano per forza.

Vado avanti con qualche par, un birdie e un bogey. Arrivo sul tee della 9, un par 3 di 206 metri che ho sempre trovato ostico, questa volta anche con vento contro. Prendo il mio fedele legno 3: la palla parte assolutamente dritta verso l’asta, batte a inizio green e poi rotola, rotola, rotola… fino a scomparire dentro la buca. La mia prima buca in uno.

Sono contento, naturalmente. È una sensazione strana – del resto si tratta di qualcosa che potrebbe anche non capitarti mai nella vita – ma decisamente positiva.

Una […] continua a leggere »

Uno scorcio di Open

Adoro l’atmosfera silenziosa e concentrata dei tornei professionistici di golf! Venerdì scorso ero all’Open, ecco qualche impressione.

Se chiudo gli occhi il ricordo primo che ho dentro di me è sonoro: il suono delle palline scagliate con perizia e precisione a rompere il silenzio. Già, perché una palla presa nello sweet spot fa una bella differenza: il suono è pieno e definito, dà soddisfazione anche solo a sentirlo.

Non ho voluto seguire i grandi nomi perché mi pare scontato: ho scelto una terna – Joel Sjöholm, Mikko Korhonen e Mark Haastrup – di sconosciuti al grande pubblico, e li ho seguiti per le seconde nove.

Nessuno di loro ha passato il taglio, sia pure di poco. La cosa che più mi piaceva era che per la maggior parte delle buche sono stato l’unico spettatore.

Alla 15 Sjöholm spedisce il suo drive un chilometro sulla destra, di fatto sul tee della 4, tant’è che ha dovuto aspettare che si liberasse per poter fare il secondo colpo; e ricordo distintamente il caddie che correva verso la zona dove la palla era atterrata, sulle spalle la sacca da tremila chili, per evitare che qualche spettatore la prendesse con sé come souvenir. Ottimo recupero […] continua a leggere »

La differenza tra noi e loro


Il numero di giugno di “GolfDigest” contiene un articolo, a firma di Max Adler, dedicato a quei golfisti abbastanza bravi per essere considerati delle “stelle” nel loro circolo ma che, nell’universo golfistico, sono mooolti gradini sotto il golf professionistico: How Low Can You Go? Di fatto l’articolo finisce per essere una galleria ben articolata di ciò che diversi professionisti pensano sul tema. Riporto a seguire, commentandoli (e inserendo la mia traduzione di seguito tra parentesi quadre), alcuni punti che reputo degni di nota.

Intanto, il concetto di “scratch golfer” è variato col tempo: il livello scratch, o handicap zero, è stato misurato come il gioco espresso dalla metà migliore dei partecipanti allo US Amateur tra il 1977 e il 1981. Oggi, usando gli stessi criteri si ottiene un livello di +3: ovvero, la concorrenza (per via del progresso tecnologico nei materiali, della preparazione atletica e probabilmente per altri fattori) è molto più agguerrita.

Poi, bisogna distinguere tra colui che gioca scratch sul proprio campo e colui che fa la stessa cosa in giro per campi diversi […] continua a leggere »

Vincere (quasi) una patrocinata


Domenica scorsa, Valcurone. Sono in ultima partenza alla patrocinata, primo in classifica e con cinque colpi di vantaggio sul secondo.

Il giorno prima avevo fatto una gran gara, una di quelle in cui ti entra tutto (un paio di putt imbucati da otto-dieci metri e un approccio da cinquanta metri che nemmeno se lo riprovo altre cento volte), per un 76 finale e l’handicap sceso a 4.0.

La domenica però ho commesso un grosso errore, ovvero fare la gara su quello che presupponevo essere il mio avversario (colui che alla fine ha vinto). Anziché pensare al mio gioco mi sono messo in difesa, col risultato di tirarne 82 e perdere per un colpo.

(Ricordo un particolare con molta vividezza: sul green della 10 avevo un putt da 6 metri, e anziché concentrarmi sulla buca ho guardato un paio di volte di troppo il marchino dell’avversario. Risultato: tre putt.)

Secondo classificato a una patrocinata non è un cattivo risultato, tutt’altro. Però soprattutto mi resta la lezione imparata, ovvero che bisogna sempre giocare all’attacco e – in una gara a […] continua a leggere »

I maledetti pitch mark…

Ho chiesto a Guido Rolando, compagno di gioco ai Ciliegi e probabile compagno nell’avventura romana di questo autunno (un amico, insomma, con due grossi difetti: avere l’handicap di gioco mooolto più basso del mio ed essere figlio di un maestro – è chiaramente l’invidia che mi fa parlare :-)), di scrivere un articolo sul come riparare i pitch mark. Detto, fatto. Ecco qui il primo guest blogger di Campo pratica.

Guido Rolando dixit:

Quante volte vi sarà capitato, spesso in gara, di pattare dopo aver analizzato minuziosamente la linea, il taglio dell’erba, la pendenza e a un certo punto, magari in prossimità della buca, vedere la pallina saltellare e cambiare direzione…

Ecco: se vi è successo, vuol dire che siete stati vittime di un pitch mark mal riparato.
Il pitch mark è quel segno, scavo o piccola fossetta che provoca la pallina quando atterra sul green. I giocatori più bravi e che imprimono più spin alla palla a volte fanno veri e propri buchi; i giocatori meno bravi invece lasciano dei segni più lievi, che comunque disturbano se mal riparati o addirittura lasciati così come sono.

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Rastrellare i bunker

Visito più volte la settimana l’area approcci del mio circolo. Troppo spesso la trovo in condizioni del genere:


Mentre dovrei – dovremmo tutti – trovarla più o meno così:


Partiamo dalle definizioni. L’etichetta dice:

Prima di lasciare un bunker, i giocatori dovrebbero accuratamente riempire e livellare tutte le buche e le tracce dei piedi fatte da loro e quelle vicine fatte da altri. Se c’è un rastrello ad una distanza ragionevole dal bunker, lo si dovrebbe usare per questo scopo.

Vediamo allora come rastrellare un bunker.

1. La cosa più importante è trovare un punto basso da cui entrare nel bunker: è opportuno non entrare da una sponda alta perché questo vuol dire causare erosione e comunque muovere più sabbia del necessario; senza contare il fatto che rastrellare zone piatte è più semplice.

2. È possibile (è ammesso dalle regole) portare il bastone con sé nel bunker. In alternativa, va comunque avvicinato […] continua a leggere »

Open Elite


Avevo parlato qui di Golf TEE-V Italia, “un canale web che ha come obiettivo quello di creare una maggiore cultura del gioco del golf e contribuire allo sviluppo del turismo golfistico in Italia”.

Ora Bernard Lombard, presidente del Golf Club Cuneo e anima dell’iniziativa, ha lanciato un nuovo prodotto per il golfista, Open Elite.

In pratica, versando una quota di EUR 330 è possibile giocare per un anno in diversi campi francesi e italiani.

Qui l’elenco dei circoli che aderiscono all’iniziativa. In questa brochure una descrizione più dettagliata del servizio.