Libri di golf, “Golf Italia”, dicembre 2020 – gennaio 2021

“Golf Italia” è sopravvissuta all’annus horribilis e arrivata al quarto numero. Contiene le mie recensioni:

Brett Cyrgalis, Golf’s Holy War. The Battle for the Soul of a Game in an Age of Science (perché la filosofia è fondamentale per il nostro golf);
Kris Tschetter con Steve Eubanks, Mr. Hogan, the Man I Knew. An LPGA Player Looks Back on an Amazing Friendship and Lessons She Learned from Golf’s Greatest Legend (perché Hogan vorrei che ci fosse sempre quando si parla di golf).

Ho ri-cambiato circolo


Quando vado a guardare nella mia scheda sul sito Federgolf la pagina Tesseramento ritorno per un attimo bambino. Un attimo soltanto, ma un attimo magico.

L’occhio scorre la lista dei circoli che sono fiero di aver “rappresentato” in questi diciassette anni di golf (il diciottesimo sta iniziando), e io mi paragono a qualche mio mito calcistico di allora, qualche “vecchio” di metà anni Settanta (chessò, qualcuno ondivago come Anastasi, Boninsegna o Benetti, o qualche altro più “stabile” come Furino). Per loro erano le casacche calcistiche (del resto il Gianni bambino non poteva pensare ad altra attività sportiva che non il calcio; e dove sarei ora se non fossi cresciuto con l’album dei calciatori Panini?), per me sono i miei tre circoli (ma dire due più uno è forse più corretto).

Questa lunga premessa per dire che quest’anno sono passato dai Ciliegi alla Margherita, ovvero ho compiuto la stessa scelta di sei anni fa, sostanzialmente con le stesse motivazioni e con lo stesso groppo in gola. Ed entrambi mi sono molto chiari.

La motivazione principale è la competizione, il giocare […] continua a leggere »

Un cambio di paradigma


Ogni tanto mi diletto a rileggere i pensieri relativi al mio golf che esprimo qui da dodici anni. L’occasione è in genere un fatto esterno che mi porta a sensazioni e convinzioni che sono già presenti in me, anche se magari dimenticate.

L’avvenimento recente è stato il cambiamento del sistema di calcolo dell’handicap, che come ciascun golfista sa è stato portato a termine il 15 dicembre. In base alle indicazioni che si trovavano dappertutto mi era chiaro che il mio nuovo handicap sarebbe stato 2,6, ma vederlo scritto fa un effetto pieno e strano, perché il “due virgola, stabile” è un sogno che ho cullato e accarezzato per anni – dal 2014, nientemeno – senza mai poterlo toccare con mano (se non per un brevissimo giorno).

È vero che le ultime gare sono state per me brillanti (77 – 75 – 75 – 70 i risultati recenti, e 77,8 la media dell’anno), ma vedere quel numerino, che per me ha la stessa precisa valenza che aveva la stella da sceriffo che mi appuntavo sulla camicia a quadrettoni […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Italia”, ottobre-novembre 2020

Il terzo numero di “Golf Italia” – una bella tradizione che si sta creando, e visti i tempi non è cosa da poco – contiene le mie recensioni:

Mark Cannizzaro, Seven Days in Augusta. Behind the Scenes at the Masters;
Roberto Livraghi, Musica, golf e… qualcos’altro.

Vademecum ad uso del golfista esordiente

Ho fatto qualche giorno fa qualche buca in compagnia di un handicap 54, e non è stata un’esperienza positiva. Non per lo swing tutt’altro che impeccabile della persona, né per il fatto che il risultato dei colpi fosse casuale, cose perfettamente comprensibili in qualcuno che inizia; ma per la mancanza di conoscenza delle regole più elementari di etichetta. Un paio di episodi mi hanno colpito sopra tutti: il bunker non rastrellato e le linee sul green calpestate.

Una parola sul primo caso, che considero più grave in quanto costituisce mancanza di rispetto sia verso il campo che verso i compagni che verso gli altri giocatori: purtroppo capita in maniera ahimè troppo frequente. (Mi si perdoni il paragone irriverente: rastrellare un bunker, che sia di percorso, di un green o di pratica, equivale a tirare l’acqua dopo aver usato il gabinetto.)

Mi sono fatto scrupolo di far sapere alla persona che avrebbe dovuto rastrellare il bunker, anche se temo che osservazioni del genere portino a crearsi dei nemici senza offrire un reale beneficio, perché il nostro ego in questi casi è pronto ad entrare in campo senza indugi, e mi chiedo dunque che cosa capiterà la volta successiva: la persona si […] continua a leggere »

Aerogolf – presentazione libro “Campo pratica”

Ho avuto ieri l’opportunità di presentare Campo pratica in diretta sulla pagina Facebook di Aerogolf.

I punti salienti:
– è ok se non vai a misery hill, ma ti perdi un pezzo di divertimento (2:30);
– Ben Hogan says… (3:41);
– l’importanza del maestro (5:02);
– il riscaldamento prima della pratica (7:46);
il video di Mickelson che guarda Jimenez riscaldarsi (8:43);
– il tempo da dedicare alla pratica: quante volte, per quanto tempo, come dividerlo per settori (8:55);
– abbattere il muro tra campo pratica e campo (14:30);
– Arnold Palmer a un par 5: Which tree? (16:43);
– cosa succede se Massimo Scarpa sfida un dilettante a una gara di drive? e a una di putt? (23:54);
– Dave Pelz: il colpo più difficile in assoluto (24:16);
– come praticare il putt (25:32);
– esempio di sessione di pratica del gioco corto (30:52);
– due parole sul gioco lungo (31:59).

Libri di golf, “Golf Italia”, agosto-settembre 2020

Libri di golf, “Golf Italia”, giugno-luglio 2020

Come Jack Walsh (Robert De Niro) in Prima di mezzanotte, allorché Alonzo Mosley gli traffica attorno con delle ricetrasmittenti e lui sorride perché – dice – “mi sento di nuovo uno sbirro”, io sentivo la mancanza delle mie care recensioni di libri di golf.

Ora l’attesa è finita.

“Golf Italia” è una rivista nuova, più forte della pandemia. Ecco le mie recensioni per il numero di giugno-luglio 2020:

Dave Alred, Sotto pressione. Gestire lo stress, sfruttare l’energia e performare quando conta;
Michael Carroll, Fit For Golf Warm-Up Manual. Golf Warm-Up Routines For Every Level Of Golfer (prodotto digitale).

Giusto settant’anni fa

C’è un problema apparentemente banale, ma molto significativo da un punto di vista golfistico, che riguarda un luogo preciso della buca 18 del Merion Golf Club:

Esattamente da quel punto, giusto settant’anni fa, Ben Hogan tirò uno dei colpi di golf più famosi dell’intera storia golfistica, immortalato dalla foto di Hy Peskin, a detta di innumerevoli storici la più famosa foto mai fatta a un golfista. Chiunque si trovi a giocare le 18 buche di uno dei campi più famosi del mondo, un campo che trasuda storia a ogni cantone (il 27 settembre 1930, per ricordare un fatto soltanto, Bobby Jones completò su questo medesimo percorso il suo Grand Slam vincendo lo US Amateur Championship), si sente quasi costretto una volta giunto in quel punto del fairway della 18 a provare quel colpo: la conseguenza è che l’erba intorno a quel punto è perennemente mancante.

Quel colpo fa parte di […] continua a leggere »

Il libro perfetto

Sulla base della mia credenza generale che una cosa è vera fondamentalmente quando è scritta, nel golf ho cercato per anni il libro perfetto, quello che finalmente mi avrebbe permesso di craccarne il codice in maniera definitiva. Le recensioni, il blog, il libro sono state tutte conseguenze naturali; ma prima, per me, per il mio proprio golf questo è stato fondamentale. Per anni ho scavato nelle librerie, librerie fisiche, librerie polverose di libri usati, librerie online, alla ricerca del libro, quell’unico libro che mi avrebbe finalmente spiegato come poter giocare a golf.

Credo di esserci andato vicino in alcuni casi. Con le Five lessons, ovviamente, che però ho scoperto tardi perché non credevo, nella mia supponente ignoranza, che un libro di sessant’anni prima avrebbe potuto veramente dirmi qualcosa; ma prima in Pelz, e certamente in altri volumi (o parti di essi) che sono percolati dentro di me e di cui ora non ho memoria.

Ho avuto qualche risultato negli anni; minime soddisfazioni personali. Sono stato hcp 2.9 per un giorno, ad esempio. Il che mi porta direttamente ai pavesiani Mari del Sud:

Solo un sogno
gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una […] continua a leggere »