Tag: putt

Mi è arrivato il BreakMaster…

BreakMaster
… ieri. Non l’ho ancora provato, quindi non posso dire nel dettaglio (lo farò a breve). Per ora ho solo qualche impressione da raccontare.

L’ho comprato tramite Amazon, la cui eccellenza nel servizio mi fa quasi paura (nel senso che distrugge il mercato).

La nota negativa è che arrivando dagli Stati Uniti occorre aggiungere al costo le tasse doganali: non ho mai capito come vengano calcolate, ma di fatto corrispondono grossomodo all’IVA.

Ieri ho parlato dello strumento con un maestro, io tutto emozionato e lui che faceva di tutto per sminuirne l’efficacia. (E io pensavo: ma possibile che, essendo per te il golf un lavoro, non ti venga almeno la curiosità di capire se potrebbe essere utile prima di dire che è una sciocchezza?)

L’uso è semplice e immediato, non vedo l’ora di passare del tempo – hint: molto tempo – sui green del mio circolo a preparare le mappe e vederne poi gli effetti. Obiettivi, due:

– togliermi un colpo ogni due giri completi (ossia limare l’handicap di mezzo punto, che può sembrare un’inezia ma a me pare parecchio);

– condividere la conoscenza che acquisirò, qui e altrove.

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Andrea Zanardelli, John Graham e l’Aim Point

Aim Point
Il mercato italiano del golf è asfittico, si sa – troppo pochi i giocatori praticanti. (Qui valgono considerazioni strutturali e fors’anche culturali che richiederebbero tempo per essere sviscerate, ma – temo – lascerebbero sostanzialmente le cose come stanno. Mi limito dunque a prendere atto e passo oltre.)

Segnalo quindi con estremo piacere il corso Aim Point che si terrà ad Arzaga il 29 e 30 giugno prossimi. L’obiettivo è quello di fornire ai golfisti gli strumenti adeguati per leggere al meglio le pendenze e dunque imbucare di più.

(Tra golfisti italiani ci si passa le informazioni sull’argomento quasi in religioso silenzio, visto che sono così rarefatte – mi pare ad esempio che a Monticello ci sia qualcuno che fa qualcosa del genere ma non ho informazioni specifiche al riguardo.)

Un grosso plauso va dunque ad Andrea Zanardelli, che con il suo sito sta facendo un bel lavoro a beneficio di tutti i golfisti. E ha il merito certamente non secondario di portare […] continua a leggere »

Mappare i green

green map
Nel golf si parla soprattutto di swing, ma è un fatto che le gare si vincono spesso sui green – non per nulla e non a caso si dice drive for show, putt for dough.

Ebbene, per pattare bene occorrono un’ottima tecnica (ovvio), un putt all’altezza della situazione (ovvero, non necessariamente da 300 euro ma dell’altezza, lie e loft adatti alle nostre caratteristiche) e la capacità di saper leggere bene i green.

Capacità che è sì arte, ma è anche tecnica; ovvero che si può acquisire e migliorare con la pratica (costante – non dimentichiamo l’insegnamento di Bob Rotella), ma anche con gli strumenti adeguati. Ecco come.

L’altra settimana ho iniziato a mappare uno dei nostri green. Sono andato sul green con carta e penna e ho cominciato a disegnarlo; poi ho segnato le pendenze; poi ho provato diversi putt per verificare le micropendenze.

Ma facendo questo mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ovvero che quel sistema artigianale non mi avrebbe portato lontano. Non basta la bolla da carpentiere che uso […] continua a leggere »

I putt da tre metri


Lo scorso fine settimana, al campionato piemontese al Colline del Gavi (ehi, per la prima volta sono sceso quest’anno, un “bravo!” a me! ROTFL), ho avuto l’ennesima prova dell’importanza di questo colpo nel complesso del gioco.

Se il putt da un metro è, in assoluto, il colpo più difficile al golf, quello di lunghezza un poco superiore è quel che fa la differenza tra un par e un birdie (o, ciò che è lo stesso, tra un par e un bogey). Acquisire sicurezza su queste distanze (diciamo oltre i due metri e fino ai tre e mezzo) dà una bella carica al morale.

E la fiducia in sé è tutto, nel golf. E poi è tutta una catena: la fiducia sul putt vuol dire maggior fiducia nel gioco corto e poi nel gioco lungo.

Occorre quindi allenare questo colpo. Ma sulla durata dell’allenamento concordo con quanto sostiene Bob Rotella nel suo libro più recente, The Unstoppable Golfer: non serve allenarsi […] continua a leggere »

Una nuova dimensione: Scotty Cameron California Monterey 1.5


Com’è come non è, le mie statistiche sul putt sono peggiorate: 32,7 putt a giro quest’anno (e mai sotto i 30) contro i 31,4 del 2011 e i 31,0 del 2010. (Non medie da tour, sia chiaro, ma insomma si può – si deve, necesse est – fare meglio.)

Col tempo mi era venuto il sospetto che stessi ciurlando nel manico, insomma che parte del problema fosse nel putter stesso (un Odissey White Hot #3 comprato almeno cinque anni fa). Non che l’anzianità di un putt debba dimostrare qualcosa, ma certo in cinque anni il mio gioco è cambiato.

Allora io lo scorso autunno avevo adocchiato questo bell’oggetto e, provatolo, me ne ero invaghito; ma le finanze del momento erano tutt’altro che floride e ho preferito rimandare.

Il momento era poi giunto un paio di mesi fa, ma nel frattempo il California Coronado è uscito di produzione. (Questo aprirebbe una filippica sulle esigenze del marketing, che cambia nome alle cose senza cambiarne la sostanza per spingere le vendite ma […] continua a leggere »

Pattare vs. puttare


Oggi parliamo del golf dal punto di vista linguistico. Come si può dire, in italiano, l’azione del tirare un putt?

Puttare, per quanto si trovi in tanti siti e financo sulle riviste, non funziona. In italiano si leggerebbe con la u, non sarebbe sensato; e peraltro è orrendo!

Pattare è bruttino. Esiste già in italiano ma con altro significato. Lo possiamo adoperare nel parlato, certamente; ma a scriverlo non facciamo bella figura.

Allora, a mio parere, non possiamo che risolvere la questione con una perifrasi. Per esempio:

tirare un putt, come detto sopra, che è probabilmente il miglior compromesso;
colpire con il putt (che però è un’espressione troppo generica, non certamente da golfista);
imbucare con il putt (però questo è un concetto specifico, corrispondente all’inglese to putt out);
effettuare un putt (brutto!).

Altri suggerimenti?

L’importanza del feeling nel putt


Parlo volentieri con chiunque del putt, della tecnica connessa, dei problemi e delle opportunità che presenta. E spesso sento parole che rivelano insoddisfazione, quando non addirittura frustrazione. Allora mi chiedo se ci siano delle strade possibili per alleviare queste sensazioni negative.

Alla fine, credo che tutto si riduca a questo: che tu senta il tuo putt come un’estensione naturale delle braccia, del corpo, della mente. Che tu ami il tuo putt, e che ami pattare: da qualunque distanza e con qualunque pendenza. Che visualizzi la pallina rotolare con la giusta forza e nella giusta direzione. Che patti per imbucare, e per nessun altro motivo.

Certo, le lezioni di tecnica sono importanti (e in genere trascurate – secondo me a torto – dai maestri). Però, alla fine non è la tecnica in sé che fa la differenza; mentre è fondamentale che la routine sia ripetitiva, sempre uguale a se stessa e noiosa (aggettivo che nella tecnica golfistica è un complimento!).

E non ci sono scorciatoie. L’unica maniera che conosco per memorizzare un movimento, fino ad arrivare al punto di dimenticare […] continua a leggere »