Giu 28

022
Be’, era un sogno che inseguivo da tanto tempo: vincere una patrocinata. Questa domenica, alla fine, ce l’ho fatta. Certo, la Romanina non è un campo di punta e il field non era irresistibile, ma insomma i fatti dicono che è successo. Due anni fa a Valcurone ero arrivato secondo, e l’anno scorso di nuovo secondo proprio qui alla Romanina.

Questo sabato il primo giorno di gara non era andato male, fatti salvi – e dici poco – un doppio e un triplo per un +9 totale che non era certo da incorniciare. Domenica sono arrivato al campo senza aspettative, con la sola intenzione di tirare un colpo per volta e vedere quello che sarebbe successo.

Alla 15 – ero +2 in quel momento – un ferro 9 dal rough mi porta in un luogo poco desiderabile: a soli 10 metri dalla bandiera, ma in un rough alto oltre mezzo metro. Mmmm. Esamino le mie possibilità; a tutta prima prendo un pitch con l’intenzione di tirare fuori quella palla da quel posto impossibile. Sono assolutamente calmo. Rifletto. Prendo la medicina, che tutto sommato non mi pare nemmeno troppo amara: palla ingiocabile, approccio a saltare un ostacolo che rende invisibili green e bandiera, altro approccino da bordo green, un putt, doppio e si va alla buca successiva.

Buca (par 5) dove faccio un bel birdie, costruito con un bellissimo secondo colpo: un ibrido che vola lunghissimo e diritto per atterrare a pochi metri dal green.

Alla 17 faccio un altro errore: un legno 3 dal tee che si alza a campanile e atterra davanti ad una selva di alberi. Vedo il buco, passo in mezzo e ne esco con un bogey.

Alla 18 un par di routine mi permette di finire con un dignitoso +4. Dopo di me c’erano altre due partenze, quindi quattro ragazzi che avevano fatto meglio il giorno prima. Sono ben piazzato ma la vittoria non è assolutamente scontata. Mi attardo nella doccia, e quando salgo Andrea – il segretario del circolo – mi accoglie con la coppa e un applauso generale mi riempie di serenità.

Questa, almeno, è fatta.


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