La mia settimana di golf

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Mi chiede un lettore su Twitter, Enrico Esposti:

Complimenti per tutti i tuoi suggerimenti! Ci racconti la tua settimana tipo di golf?

Beh, volentieri! Inizio da osservazioni generali, e passerò poi a descrivere i vari giorni.

Io parto sempre con un obiettivo in mente, che tipicamente può essere la gara di circolo nel fine settimana oppure una gara della federazione (federale, patrocinata, ufficiale eccetera). Nel primo caso (che mi interessa sempre meno) il ciclo dura una settimana, nel secondo almeno due.

Una mia seduta di allenamento va dalle due alle quattro ore (la media è intorno alle due e mezzo). Questo perché mi sono reso conto che in un tempo limitato non riesco ad imparare: sia perché la mia natura è lenta e non posso farci nulla, sia perché tutti abbiamo bisogno di tempo per assimilare. Considero sempre le giornate in campo pratica come delle mini-clinic solitarie: mi sono divertito tantissimo alle varie clinic cui ho partecipato col mio maestro, ho preso tantissimi spunti e ora quando sono in campo pratica mi piace pensare di essere in una sorta di vacanza-studio, una persona privilegiata e fortunata che ha il tempo e la voglia di fare quello che adora fare.

Io non vado mai in campo pratica senza almeno un’idea precisa, che può essere relativa ad una debolezza percepita del momento, ad un colpo che voglio studiare o migliorare e così via. Ieri, per esempio, era il grip: c’era qualcosa che non mi quadrava, e ho confrontato le mie sensazioni recenti con alcune letture. Sono partito da qui, passando per le Five Lessons di Hogan – ormai una sorta di bibbia per me – e per quest’altro volume che consulto di tanto in tanto. (Con una precisazione: mi sono reso conto che, per me, la maggior parte dei libri di tecnica golfistica è inutile, perché contano molto di più le sensazioni; però a volte mi serve andare a vedere che cosa pensano altri di determinati argomenti.)

Non esiste mia visita al campo pratica senza almeno quindici minuti di putt (come assoluto minimo, ma spesso e volentieri sono molti di più): e questo per un’idea che ho ricavato da un bel libro di Bob Rotella che avevo recensito qui. Ovvero che

non serve allenarsi quattro ore di seguito sul putt, bastano venti minuti. Però – e qui sta il “segreto” – la pratica deve essere costante, nel senso che i pochi minuti devono essere ripetuti tutti i giorni, o comunque ogniqualvolta sia possibile. E questo anche perché tale meccanica si perde facilmente e dunque va esercitata con costanza.

L’ultima indicazione generale è questa: ho organizzato il mio tempo intorno alle mie passioni (spiego tutto qui). Ciò in pratica significa che una parte considerevole dei miei pomeriggi scorre al golf.
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Specificate queste condizioni, ecco la settimana in pillole.

Lunedì: in questo giorno riparto per così dire da capo, e mi dedico in particolare all’area di gioco che è stata la meno performante nella gara dei giorni precedenti.

Martedì: giorno di riposo golfistico (il mio circolo è chiuso), e dunque corro (in questo momento un’ora di seguito, e questo per quattro motivi: mi piace, mi fa stare bene sia dal punto di vista fisico che mentale, aiuta le prestazioni in gara e mi avvicina ad un obiettivo extragolfistico che mi sono dato, quello di terminare una mezza maratona entro la fine del prossimo anno).

Mercoledì: avendo saltato un giorno, questo è di solito il giorno in cui faccio un “ripasso” completo. Parto da mezz’ora di putt, poi passo al gioco corto e infine al gioco lungo (questa è la sequenza che preferisco ma non è chiaramente fissa, perché dipende dalla parte di gioco che voglio sviluppare).
Pelagone
Giovedì: dopo al pilates, che mi sfianca anzichenò pur essendo di un’ora sola, vado generalmente in campo. Faccio nove buche e poi termino in campo pratica a precisare qualcosa che può essere andato storto in campo.

Venerdì: in genere è una seduta leggera, soprattutto se il giorno dopo è di gara.

Il fine settimana è in genere, ovviamente, dedicato alle gare.

È tutto. L’ho fatta lunga, ma è perché (come diceva non ricordo più quale personaggio, Pascal o Voltaire o Twain) avevo poco tempo – se ne avessi avuto di più sarei stato mooolto più sintetico. E se qualcosa non è chiaro, sono qui.

Commenti

Mauro ha detto:

Ciao Gianni, quello che fai tu in una settimana io riesco a farlo in un mese… 🙂
Ma in inverno come fai?!?
Con la neve alle porte (almeno secondo i metereologi) come fai a continuare ad allenarti?!?
Io questo sabato inzio ad allestire un campo pratica nella soffita dei suoceri, con tappetino, rete e striscia di erba sintetica per il putting.

Mauro ha detto:

“Meteorologi”

giannidavico ha detto:

D’inverno le postazioni del campo pratica sono comunque coperte!

Come generalmente vero per tutti gli sport, i primi cinque minuti sono i più difficili (quelli in cui decidi di andare, quindi devi vestirti, magari prendere freddo, salire in macchina eccetera), ma poi di solito quando sei operativo sei subito contento.

E poi, più in generale, staccare ogni tanto da una passione così “avvolgente” come il golf fa bene.

Bravo per il tuo “homemade practice range”, non potrà che farti bene! E mi fa venire in mente un dialogo tra Ben Hogan e Gary Player al termine dello US Open del 1958:
– Bravo ragazzo, ben fatto; diventerai un grande giocatore. Esercitati tanto.
– Certo, pratico almeno quanto fa lei, Mr Hogan.
– Bene. Ora raddoppia.

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