Dave Pelz’s Damage Control


Ho appena terminato la lettura di questo libro, ultima “fatica” di Dave Pelz, uno dei guru dell’insegnamento del golf per quanto riguarda il gioco corto.

L’ultimo mio articolo per “Green” riguardava i due libri precedenti dell’autore, dedicati al gioco corto e al putting. Anzi, all’epoca col compianto Pat Nesi avevamo cercato di ottenere i diritti per la traduzione in italiano di quei libri: progetto che non si concretizzò ovviamente perché l’investimento – ahimè – ben difficilmente avrebbe potuto ripagarsi.

Ora Pelz ha prodotto un libro forse meno completo, ma molto pratico e che credo possa essere di beneficio per qualunque golfista, proprio perché esamina i dettagli del gioco corto e ci insegna (o cerca di insegnarci) dei trucchi per superare l’impasse che deriva dallo spedire la palla nei cespugli, nel bosco, nella sabbia o comunque in un posto del campo dove uscire diviene un affare complicato.

In una parola, il suggerimento di Pelz è di non fare gli eroi, e di considerare piuttosto le opportunità che si hanno per uscire dall’ostacolo (inteso in […] continua a leggere »

Management & Golf

Management & Golf
Da amante dei libri e del golf, sono naturalmente attratto da qualunque volume di questo soggetto; tanto più quanto l’argomento è insolito e in qualche maniera curioso.

È il caso di Management & Golf, opera pubblicata quest’anno da Lorenzo Oggero. Si tratta di un divertissement, di uno studio tra il serio e il faceto delle affinità che legano il golf alla gestione d’impresa, entrambi settori nei quali Oggero può dirsi esperto.

Lo stile è molto diretto, ma nello stesso tempo rigoroso: si riconoscono molte buone letture dietro le parole dell’autore. È insomma un libro gradevole e che scorre velocemente. Bravo Lorenzo!

(Piccolo aneddoto personale: quando gli mandai una mail per manifestargli il mio interesse, ricevetti una telefonata da lui – cosa che, in un mondo fin troppo digitale, mi fece un gran piacere.)

Lorenzo Oggero, Management & Golf, Novi Ligure, 2009, pp. 189, EUR 30.

Il 2009: lezioni apprese, e l’anno che verrà

Oggi parlo di me: la fine della stagione è il momento ideale per analizzare quanto successo nel 2009 e le prospettive per il 2010 e oltre.

Il mio handicap è passato da 9,5 a 7,6, con un minimo di 7,4.

Ho giocato cinque volte sotto gli 80. Ecco i dati medi per i miei 51 giri completi:
– colpi: 87
– fairway: 48%
– green: 32%
– putt: 32 (di cui 3-putt: 1,9)
– birdie: 1
– par: 7
– bogey: 7
– doppi o peggio: 3

Al di là dei dati, sono successe due cose molto importanti:

– la mia sicurezza mentale in campo è aumentata enormemente;
– il gioco è migliorato in maniera costante (ora mi sembro quasi un vero golfista).

Entrambe sono in larga parte merito del mio maestro.

Come conseguenza, ho preso la decisione di diventare professionista nel 2012. Conseguenza della conseguenza, questi prossimi tre anni – che saranno appassionanti e avventurosi – diverranno nel 2013 un libro, che mi auguro sarà di stimolo e aiuto a chi vorrà inseguire un sogno del genere.

Il golf come metafora della vita


Sul tee della 18 a Mission Hills, ieri, c’era da soffrire. Quando Francesco ha messo il suo drive in centro pista (in un punto dove l’atterraggio non è di certo largo), una quindicina di metri più avanti di quello degli irlandesi (che oltretutto era nel primo taglio), ho pensato che era quasi fatta.

Poco dopo, il putt di Stenson ha fatto un giro di 180° ed è rimasto lì, quasi che la pallina avesse una vita propria. L’Italia era un po’ più vicina al titolo.

Poi però McIlroy mette l’approccio in green, a 6-7 metri dalla buca. E soprattutto Edoardo, forse per l’adrenalina (ha detto Camicia) o forse per l’emozione (penso io), apre il colpo e il suo approccio – avrà avuto un ferro 7 – finisce in bunker a destra, poco oltre l’altezza della buca.

Allora ho pensato cacchio!, sta’ a vedere che gli irlandesi imbucano per il birdie e noi facciamo bogey, ci scavalcano alla 72 e addio sogni di gloria.

Poi però Francesco, solido come un granito, fa un gran colpo assolutamente magnifico (si è […] continua a leggere »

La strada che porta al professionismo

Fortunatamente mi ero sbagliato.

Credevo che i quarant’anni fossero il limite massimo per diventare professionista. Lo erano, in effetti, ma questa barriera è caduta col bando di quest’anno.

Allora la strada davanti a me è diventata all’improvviso chiarissima. Ecco quello che “vedo” (tra virgolette, ma molto limpidamente) nei miei tre prossimi anni golfistici:

– 2010: farò tutte le patrocinate e ufficiali che potrò, l’handicap scenderà a 5,5.

– 2011: l’handicap scenderà a 4,5.

– 2012: l’handicap scenderà a 4, a ottobre sarò al Centro Tecnico Federale per la gara, passerò il taglio, affronterò i 3 mesi di corsi e sarò professionista.

Facile, no? 🙂

Golf Ca’ Laura

Conosco Gabriele Mantovani e la sua famiglia da tanti anni, da quando per la prima volta capitai con mia moglie nel suo agriturismo. Gente semplice, onesta, ospitale, che lavora: in piccolo, uno spaccato sul Delta.

Per caso mi avvicinai al golf sei anni fa, e poi per caso seppi che aveva costruito un piccolo campo da golf a fianco dell’azienda. Un golf da poche centinaia di euro all’anno, ovvero una struttura ideale – ma completa – per chi comincia senza troppe pretese. Se abitassi da quelle parti sarebbe il mio circolo.

Ora per caso vedo che il suo 6 buche è diventato un 9 buche, cosa che mi mette di buonumore. Mitico!

Signor Mantovani, tutto splendido: solo quelle traduzioni in inglese nella home page, però… Bastava chiedere, e gliele avrei fatte fare gratis! 🙂

GolfSupervisor


Andrea De Giorgio è il mio maestro (lo dico con una punta di malcelato orgoglio) da un anno, colui che ha contribuito a farmi fare un grosso miglioramento sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale.

Lietamente annuncio che Tesi & testi è tra gli sponsor di GolfSupervisor, un nuovo software gratuito pensato per tenere online le proprie statistiche di gioco.

Da amico è chiaro che mi è difficile parlarne in maniera obiettiva. Tuttavia, in due parole dirò che il programma è stato concepito per poter inserire i propri dati di gioco ripercorrendo passo dopo passo i colpi giocati durante la gara. Per rendere l’inserimento dati più piacevole e dinamico, la grafica alterna le schermate a filmati correlati ai dati inseriti.

Tenere le proprie statistiche di gioco non è per tutti, perché comporta un lavoro dopo la gara non indifferente; e tuttavia è in prospettiva foriero di grandi soddisfazioni, perché aiuta senza dubbio a vedere con precisione le aree del proprio gioco meno solide, e dunque a migliorare. Non è un sostituto del campo pratica e della riflessione, […] continua a leggere »

Davide, mi piacerebbe scrivere anche a me

Rispondo a Davide (il titolo di questo post è l’oggetto della sua mail), uno dei miei venticinque lettori di manzoniana memoria, che mi scrive:

Ciao,
mi chiamo Davide, ho 28 anni e anche io vorrei diventare professionista. Amo questo sport ed è da 8 mesi che pratico frequentemente, per il momento sono ancora 33 hc, lo so la strada è ancora lunga!!!
Avevo pensato di scrivere un libro anche io, ma non so poi come funziona, da chi devo andare per pubblicarlo e tutte le trafile che bisogna seguire. Potresti darmi delle dritte se non chiedo troppo? A me piace molto anche disegnare e non me la cavo male pensavo anche ad un fumetto sempre sul golf: cosa ne pensi?!?!..
A me piacerebbe tanto contribuire nel golf e mi piacerebbe lavorarci ma non so cosa si potrebbe fare oltre che il maestro?!? e ancora mi manca molto..
Grazie!! Davide

Innanzitutto, Davide, grazie per la mail, che apre un tema caro a molti.

Nella mail tu parli di due strade differenti, sebbene possano anche incrociarsi: diventare professionista e scrivere di golf.

Quanto al diventare professionista, otto mesi sono forse ancora pochi per giudicare. Il mio consiglio è […] continua a leggere »

Dai forma al tuo swing


Segnalo questo volume dedicato alla forma fisica nel golf, in libreria da qualche mese.

È un libro molto specialistico, quindi non destinato al pubblico indistinto dei golfisti. Tuttavia trovo interessante l’analisi dei vari aspetti legati alla forma fisica nel golf, effettuata anche comparando studi di diversi autori.

Nell’opera si parla di preparazione atletica, infortuni, alimentazione e
aspetti mentali del golf. Molte immagini illustrano e contribuiscono a spiegare meglio i concetti esposti.

Francesco Sartorio, Stefano Vercelli, Marisa Vitali, Dai forma al tuo swing. Manuale di prevenzione e cura degli infortuni, alimentazione, allenamento fisico e mentale, Roma, Aracne Editrice, 2008, pp. 194, EUR 33,00.

Being in the flow

Sabato 24 novembre gara al mio circolo. A seguire i dati.
Colpi: 79 (-2 sul mio hcp di gioco: 3 birdie, 6 par, 8 bogey e un doppio)
Fairway: 79% (11/14, mio record personale)
GIR: 44% (8/18)
Putt: 32 (6 1-putt, 3 3-putt)

E queste le mie sensazioni durante il giro. Sono stato sempre in the flow, concentrato e rilassato nel medesimo tempo – cosa che mi ha colpito molto positivamente. Dopo gli errori non perdevo la calma, ma pensavo al colpo successivo. Stessa cosa quando, verso la fine, cominciavo a fare i calcoli.
Negli intervalli tra i colpi ammiravo la splendida giornata – in particolare il panorama che si godeva dalla 6 – e parlottavo con i compagni di gioco (troppo, in un caso: quando mi sono distratto e ho fatto doppio bogey).

In sostanza, per arrivare ad essere in the flow, sensazione che tutti i golfisti (consapevolmente o meno) ricercano, non esiste una ricetta sicura, ma si possono trovare alcuni indizi:
– concentrarsi sul colpo;
– eseguire sempre la medesima routine;
– rimanere rilassati tra i colpi;
– dimenticare il punteggio.