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John Fante e il golf

John Fante
John Fante è uno tra i miei scrittori preferiti. Adoro il suo stile asciutto e diretto al punto. Ho letto e riletto diverse volte i suoi libri.

Fante si dilettava col golf, anche se non mi risulta che abbia mai raggiunto grandi vette. Era piuttosto per lui un passatempo divertente.

In ogni caso in un libro solo, La confraternita dell’uva, ha scritto di golf. È una scena in cui il protagonista incontra dopo tanto tempo l’odiata suocera, che gli chiede di portarsi via i suoi bastoni da golf (“mazze”, nella traduzione – il che è per me una trafittura nell’orecchio). Vediamola.

Le mie mazze da golf! Erano in un angolino di un armadio da letto. Le mie mazze! Le mie magnifiche Stan Thompson su misura: quattro di legno, nove di metallo, con impugnature speciali, coi manici di grafite leggeri come piume; attrezzi costosi dal perfetto equilibrio, in grado di sparare una pallina lontanissimo e con la massima precisione.

Eccole là, sul cotto umido della rimessa: la borsa di pelle si era strappata nel […] continua a leggere »

Navigare necesse, vivere non necesse

Correre o morire
Come segno di auspicio per la nuova stagione di gare che sta prendendo l’abbrivio – dalla finestra del mio studiolo vedo da pochissimo peschi ed albicocchi in fiore – oggi non parlo io, ma parla un libro che in teoria parla di tutt’altro ma in pratica parla della stessa cosa: a che cosa pensiamo quando mettiamo l’asticella solo un po’ più su.

Le nostre vite giravano intorno alle gare. Dormivamo e mangiavamo il giusto per poterci allenare e ci allenavamo al massimo per poter gareggiare e cercare di ottenere i migliori risultati possibili. Tutte le nostre entrate […] erano destinate al pagamento dell’appartamento e all’acquisto del miglior materiale. […] Il punto culminante fu a marzo, quando, senza luce nel monolocale, poiché la ritenevamo meno importante di un buon paio di bastoncini di carbonio, un mercoledì, insieme ad Àlvaro, il compagno di appartamento e di corse, sul pavimento della camera, con i duecento euro di affitto di quel mese sparsi sulla moquette, discutevamo se fosse più importante darli a Madame Levy, la proprietaria, o partire quella sera stessa per Arêches-Beaufort, […] continua a leggere »

The Art of Fast Play – intervista a Sam Dunn

Fast Play
Il gioco lento è una spina nel fianco del golf, una delle ragioni che spingono tanti golfisti ad abbandonare questo sport, o quantomeno ad amarlo di meno. (È stato tra l’altro per me uno dei motivi per cui sono passato da socio effettivo a socio campo pratica al mio circolo; e ne parlo ogni tanto su questo blog, per esempio qui e qui.)

Orbene, anche se a volte ci scappa la pazienza, non è che le soluzioni non esistano. Mi sono imbattuto in questo bel libro e ne ho chiesta una copia all’editore allo scopo di prepararne una recensione che uscirà questa primavera su “Golf Today”. L’autore, Sam (o dovrei forse chiamarlo “San”?) Dunn, è stato così gentile da mandarmela. A me il libro è piaciuto, inclusa l’autoironia (“This is his first, and likely last, book”): abbiamo cominciato a conversare via mail e gli ho chiesto se era disponibile […] continua a leggere »

Golfisti senior: c’è ancora speranza

Old Tom Morris
Quando ho preso in mano per la prima volta un bastone da golf avevo 36 anni suonati, e non costituisco certo un’eccezione: per una serie di ragioni storiche di non facile soluzione (almeno non immediata, ovvero che richiederebbero programmazione a lungo termine, visione, investimenti – ma di questo parleremo un’altra volta), è normale avvicinarsi al golf da adulti. La scioltezza del movimento dunque, quella che invidiamo nei ragazzini, non è qualcosa di naturale per noi, ma un che di appiccicato – faticosamente! – negli anni.

E quando, passato del tempo, sono diventato bravino, in maniera logica e conseguente mi si è posta una questione: quando questa leggerezza di swing così faticosamente conquistata comincerà a lasciarmi? Ovvero quando comincerà il declino?

Ebbene, su questo fronte ci sono buone notizie. Segnalo sul tema questo articolo, la cui lettura raccomando a qualunque golfista abbia più di quarant’anni. È un’indagine statistica approfondita condotta su giocatori del PGA Tour allo scopo di vedere il declino nelle […] continua a leggere »

In sul limitar dell’inverno

I Ciliegi, putting green
Quest’anno per me è iniziato, golfisticamente parlando, in maniera diversa rispetto a tutti gli altri dieci che l’hanno preceduto. La differenza fondamentale sta nell’avere una tessera di campo pratica anziché una quota completa, ragion per cui il campo va pagato ogni volta. Un po’ è il clima di crisi generale, certo, per cui ogni singolo euro ora va soppesato con attenzione, e un po’ è quell’army golf da cui pare non si possa uscire. (Ne parlo e ne riparlo, ma chi mi sente?)

Io, comunque, sono contento così. In fondo, anche se il golf è ovviamente quello giocato in campo, mi è sempre piaciuta l’idea di passare ore e ore in campo pratica a provare e riprovare allo sfinimento i vari colpi. Un pomeriggio in putting green, per dire, non mi è un concetto sconosciuto e non mi pesa per nulla. (Lunedì sono andato in campo pratica solo per stare in putting green: un’ora e mezza io e i putt da 1-2 metri.)

Va da sé che bisogna mettere sull’altro piatto della […] continua a leggere »

Italian Golf Show

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Segnalo questo interessante salone del golf (Parma, 1-3 marzo).

Il golf è in crisi, lo sappiamo (le difficoltà delle famiglie vanno ben al di là della marca di un bastone piuttosto che un altra); ma investire in comunicazione e promozione è significativo e importante.

Anche perché le potenzialità di questo sport, in particolare in Italia, sono decisamente grandi: sia se consideriamo il numero dei giocatori in valore assoluto (100mila, contro i 400mila tedeschi e i 600mila francesi – e lasciamo stare i paesi anglosassoni), sia pensando allo sviluppo che regioni come la Calabria, la Puglia e la Sicilia potrebbero avere quando il golf fosse inserito in un programma organico di crescita, basato innanzitutto sul turismo. Ci sono in quelle terre ricchezze che il mondo intero ci invidia.

E non sono solo pie illusioni: basti pensare al caso Sicilia (Donnafugata e Verdura in primis).

Accogliamo dunque con piacere manifestazioni come queste, che presentano certo bastoni e attrezzature a noi golfisti, che comunque compreremmo qualunque cosa legata alla nostra passione, ma […] continua a leggere »

Ben Hogan – an underrated putt

the last putt
Quando si pensa allo US Open del 1950, la mente corre subito alla foto più famosa dell’intera storia del golf. Del resto il punto da dove partì quel ferro 1, là dove una targa ricorda

JUNE 11, 1950
U.S. OPEN
FOURTH ROUND
BEN HOGAN
ONE-IRON,

è un problema reale per quel campo, poiché virtualmente chiunque passi di lì vuole cercare di rivivere quell’emozione.

Ma c’è una questione che gli storici del golf hanno sottovalutato, ed è il fatto che quando quel ferro atterrò in green Hogan aveva ancora due putt da una distanza considerevole per forzare un play off. I giochi, insomma, erano tutt’altro che fatti (e la storia in questo insegna, perché nello US Open del 1956 Hogan mancò un putt da 1,2 metri sull’ultimo green, cosa che gli impedì di andare al play off; e – ma ora vado a memoria – mi pare che la stessa cosa gli sia successa in un altro caso in un major).

Soprattutto, bisogna considerare che dopo il primo putt gli […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2014 – a conti fatti

Corsica
È stata, per me, un’esperienza purtroppo anonima. Potrei citare a mia difesa uno stato influenzale, ma la verità è che sabato ho giocato malissimo, senza appello; domenica mi sono ripreso un poco, ma 79 colpi sono comunque tanti.

Qualche considerazione va in ogni caso fatta.

Durante il primo giro ero “disconnesso” da me stesso: la parte dolente era quella mentale. Il che era già iniziato da giorni: le sere prima – la sera prima, in particolare – non riuscivo a visualizzare me sul campo, non riuscivo ad andare to the movies, per dirla con Jack Nicklaus. Questo, ormai lo so, è un segno pressoché sicuro che la gara non sarà all’altezza (perché anche se il mio status è di dilettante, mentalmente quando mi preparo ad una gara considero di essere un pro – che ciò sia reale o no non fa molta differenza, nella visualizzazione della competizione).

A questo senso di inadeguatezza si sono accompagnate lacune tecniche: sono stato un disastro attorno ai green (sabato ho fatto 2 up and down su 12, e qui c’è già qualunque […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2014

Sanremo, buca 16
Be’, è difficile dire qualcosa di nuovo o particolarmente originale su questa gara, per me senza dubbio la più bella dell’anno.

Ma insomma una nuova stagione è alle porte, e sono felice di misurarmi nuovamente con un vero campo: dopo tre mesi di campo pratica, in cui ho imparato e digerito moltissimo, non vedo l’ora di avere un “responso”. Perché nel golf you are your numbers, si sa.

La settimana prossima racconterò come sarà andata. (Ma comunque vada, il solo fatto di esserci è fonte di gran felicità per me.)

Per ora parlo solo dell’attesa (la magia del luogo, la casa di Casera e così via), con una menzione ad un compleanno – il quinto – di questo blog, che il 22 gennaio 2009 prendeva l’abbrivio con un timido post dedicato, è appena il caso di ricordarlo, a questa gara.

Sensazioni

VLUU L110 / Samsung L110
Il succo è questo: l’anno scorso il mio handicap è sceso in maniera decisa perché la mia pratica è cambiata.

Ovvero: sono riuscito a diventare molto meno meccanico e a basarmi molto di più sulle sensazioni. Non è, per fare un esempio, questione di tirare cento ferri 6 tutti uguali, tutti dritti, tutti più o meno perfetti, quanto piuttosto di coprire una medesima distanza con dieci bastoni differenti.

Provare, ad esempio, a fare 100 metri col drive, o a colpire di volo un obiettivo posto a 40 metri col ferro 6. Per esempio.

La mia pratica di oggi è molto più creativa. Questa è una chiave fondamentale per andare oltre, per superare i propri limiti.

E poi c’è la parte mentale, naturalmente. Per esempio, il passare da un handicap tre virgola ad uno due virgola è per il 90% lavoro mentale. Ci sto lavorando da tempo, è il mio obiettivo del momento; seguo l’insegnamento di Bob Rotella e me lo sogno. Ma so che non ci arriverò raddoppiando la pratica: ci arriverò pensando nella maniera corretta […] continua a leggere »