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Clubfitting

iron
Nelle settimane scorse ho fatto, per la seconda volta in vita mia, il fitting dei miei bastoni. Oggi parlerò soprattutto dell’utilità che questo passo può avere per il golfista.

Innanzitutto, la prima volta per me era stata quasi tre anni fa, in previsione della preselezione di Nepi (i famosi “giri”), ma per diversi motivi che non starò qui a elencare ero rimasto profondamente insoddisfatto del servizio ricevuto dal precedente fornitore. Questo mi aveva allontanato dalla cosa per diverso tempo.

Ma gira e rigira, il fitting ritorna. Il fitting dei bastoni è fondamentale a tutti i livelli, e soprattutto per il golfista di handicap medio/alto: pare un controsenso, ma un bravo golfista potrebbe giocare più o meno con qualunque attrezzo, mentre gli attrezzi giusti contribuiscono a togliere parecchi colpi a chi colpi ne ha ancora tanti.

Il problema di fondo è la situazione asfittica del golf in Italia, per cui questa attività è di fatto una nicchia della nicchia. Ma tant’è; un paio di mesi fa mi sono deciso, epperò avevo il problema di trovare una persona seria, preparata e competente che […] continua a leggere »

Le mie prime 72 buche

hotel 5 vie
Dopo dieci anni di golf, la settimana scorsa sono riuscito a raggiungere un mio obiettivo: prendere parte ad una gara di 72 buche passandone il taglio dopo 36. Sono stati dei giorni molto intensi e interessanti, con dei chiaroscuri di cui ora dirò.

La cosa più bella è stato aver passato il taglio: venerdì eravamo in parecchi in clubhouse ad aspettare la pubblicazione dei risultati. Io avevo fatto due belle prove (78 – 81) ed ero abbastanza sicuro di passare alla fase successiva, ovvero le 36 buche del giorno dopo; ma fino a che non ne hai la conferma ufficiale rimani sempre un po’ sospeso, si sa. Ricordo con piacere la visione del tabellone che mi dava al 24° posto pari merito e dunque ampiamente nel taglio (40 più i pari merito).

Le ultime 36 buche sono state difficili, soprattutto da un punto di vista mentale: ero esausto, svuotato e non riuscivo più a fare quel che volevo, a dare direzione ai miei colpi, a fare quel […] continua a leggere »

In the heat of the action

Questo è un post – mi scuseranno i miei venticinque lettori – scritto un po’ di fretta. Il motivo è che mi trovo nel mezzo di una gara cui tengo particolarmente, tra il primo e il secondo giro, giro che determinerà il taglio e quindi le eventuali, residue 36 buche di domani.

Ieri è stata una gran giornata, come testimonia il risultato: tredicesimo sui 91 partenti. Ho fatto un totale di +6 (quattro bogey e un doppio), un giro molto regolare – un giro dei miei, diciamo (gli 88 sono un’anomalia, per fortuna) – in cui tutto, sostanzialmente, quadrava. E anche gli errori marchiani, come il doppio alla 3 (drive perfetto in centro pista, ferro 6 senz’anima a 10 metri dal green, top col lob, chip da dimenticare e due putt), non mi hanno infastidito. That’s golf (e that’s life, soprattutto, potremmo dire).

(Nota laterale: l’handicap è sceso a 3,7.)

Ora le prospettive sono di passare il taglio – affare impegnativo, ovvio, ma possibile – per affrontare domani le ultime 36 buche: cosa che non ho mai fatto prima, e se dovesse capitare sarò proprio curioso di vedere soprattutto come risponderà […] continua a leggere »

Il golf nelle scuole di Chieri

campioncini in erba
Be’, è stata un’esperienza piccola ma affascinante.

La cosa è cominciata quest’inverno: ho pensato di mettere insieme la mia conoscenza del golf, il fatto che mia figlia piccola sia alle elementari e il fatto che a Chieri abbiamo un campo pratica, ovvero una di quelle strutture dove puoi avvicinarti a questo sport senza dover spendere grosse cifre e senza la paura di trovarti di fronte a un ambiente elitario e allontanante. (In alcuni casi il golf in Italia è ancora così, certo; ma in tanti altri casi no. Teniamone conto.)

Allora, di concerto con la struttura e con il maestro e grazie all’ampia disponibilità delle maestre (la scuola oggi, e parlo in generale e forse un po’ qualunquisticamente, è un’istituzione che cade a pezzi e di fatto si regge principalmente grazie all’opera di persone di buona volontà come loro) abbiamo programmato tre lezioni collettive di un’ora ciascuna, ad un costo politico.

I tre incontri si sono conclusi questa settimana; qui un mio bilancio e le mie impressioni.

Innanzitutto, va […] continua a leggere »

Dopo un 88

Ottantotto colpi.

Mi è successo ieri.

Nel mio campo preferito, in questa gara.

Con condizioni di campo molto buone e compagni di gioco piacevoli.

Ottantotto colpi sono tanti da qualunque punto di vista li si guardi. Ho ripercorso la gara colpo per colpo, per cercare una chiave, un’interpretazione, una spiegazione. Sono stato stranito per tutto il giorno, ma più per incredulità che per altro.

Alla fine ho concluso che il punto è questo: se tiri qualche colpo di troppo puoi andare a cercare le cause, magari il drive, magari i ferri lunghi, il putt o quel che sia, ma se ne tiri così tanti – la differenza, diciamo, tra una virgola e un virgolone – non solo non serve analizzare, ma è pure controproducente: perché un ottantotto non si spiega, se ne prende atto e si passa al punto successivo.

Perché il golf ha, tra tante altre cose, questo di bello: che il giorno dopo – nella fattispecie oggi, se il meteo lo permetterà; o domani, o quando sarà – è un’occasione nuova per mettersi alla prova.

Ho sbagliato una gara cui tenevo. È fatta, passo […] continua a leggere »

Andrea Zanardelli sul late buckle

late buckle
Andrea Zanardelli è un maestro che non ha certo bisogno di presentazioni: i suoi video di spiegazioni tecniche sono ormai famosi tra i golfisti italiani.

Ma oggi vorrei segnalarne uno che in particolare mi ha colpito. Il video analizza un problema tipico di tanti golfisti, il late buckle (sintagma che potremmo tradurre letteralmente con “cedimento tardivo”): ovvero il cedimento della gamba sinistra all’impatto (qui un altro punto di vista sul fenomeno).

All’impatto, dice Andrea, il fianco sinistro deve tendere verso l’alto, e quindi la gamba sinistra (ovviamente il ginocchio in particolare) si deve distendere, perché questa è la maniera per tenere le mani davanti alla faccia del bastone al momento dell’impatto.

In campo pratica, l’idea dovrebbe essere quindi quella di pensare solo a tenere la gamba sinistra distesa all’impatto (avere più di un singolo pensiero durante lo swing porta a sicura confusione).

I possibili rimedi sono due:
– le lezioni, ovviamente;
– la preparazione atletica.

Complessivamente la ritengo un’ottima illustrazione, che a me è servita […] continua a leggere »

Varese – due settimane dopo

Due settimane fa scrivevo, per così dire nel mezzo dell’azione, della gara nazionale cui ho partecipato. Ora, passato un po’ di tempo (ed elaborato in parte il lutto improvviso per la perdita della “mia” direttrice), ne scrivo in maniera più lucida e distaccata.

Del mio gioco ho poco da dire. Sono finito in fondo alla classifica; non che non fosse prevedibile, visto che per handicap ero tra gli ultimi, però ho mancato troppi green (ne ho presi poco più del 30%), e soprattutto negli up and down sono stato disastroso (24%). Ho però delle indicazioni precise sui cui lavorare in questo periodo:

– più palestra (e soprattutto più pesi, tutti i giorni) per allungare la distanza con drive e legni;

– più allenamento nel gioco attorno ai green;

– più forza mentale (a volte mi pareva di comportarmi come se non mi importasse fare bogey, come se non facesse differenza; e invece dentro di me la fa, e come!).

Invece mi interessa approfondire aspetti generali di questo tipo di gare.

1. I tempi […] continua a leggere »

Maria Pia Gennaro – un ricordo personale

Maria Pia Gennaro
La notizia mi è arrivata all’improvviso, potente e devastante come una fucilata, tramite la pagina FB di Golf Today. Subito non capivo che cosa significavano quelle due date, 1955 e 2014, messe lì accanto alla sua foto. Poi mi sono reso conto.

Ebbene, io non posso dire di aver conosciuto Maria Pia Gennaro a fondo – l’ho incontrata in due occasioni all’Open –, ma ci siamo scritti tante volte e dunque nel tempo un poco di confidenza si era creata. Ora vorrei – soprattutto per il mio bisogno di dover razionalizzare eventi che di razionale hanno ben poco – dire qualche parola sul rapporto che mi ha legato (e mi lega) a lei.

La conobbi all’Open di tre anni fa, dopo uno scambio di mail. Lei mi diede fiducia e da lì iniziò la mia collaborazione con “Golf Today”. Di lei conservo le mail che, invariabilmente finivano con “un abbraccio”, a testimonianza di un rapporto cordiale e non solo formale. In un mondo di squali, una parola sincera di apprezzamento per un tuo collaboratore […] continua a leggere »

Gran Premio Vecchio Monastero

Golf Club Varese
Mi trovo nel bel mezzo di una gara importante, una di quelle che fino allo scorso anno si chiamavano ufficiali e sono adesso invece nazionali 72/54: ovvero i 40 più i pari merito che passeranno il taglio oggi, dopo le prime 36 buche, ne faranno domani altre 36. (Di conseguenza questo post, per questa volta mi scuseranno i miei lettori, non è scritto con la pianificazione e la calma che uso di solito: è una sorta di “diretta dal campo”.)

Be’, ieri non sono andato bene (troppi bogey, troppe disattenzioni) e questo mi lascia sostanzialmente libero, nel giro di oggi pomeriggio, di giocare in tranquillità. Non che prevedessi comunque di passare il taglio – troppo qualificato il field rispetto al mio gioco attuale -, però a livello teorico la possibilità c’è per tutti. Ma del resto già il “semplice” fatto di essere qui è una sorta di riconoscimento, e dunque ne sono felice.

Il campo, che non conoscevo, mi piace molto: un classico parkland molto tecnico (se ne veda continua a leggere »

Citielle Golf Tour 2014

CiTiElle
Ritorna uno dei più divertenti circuiti che io conosca, il Citielle Golf Tour 2014.

Ventidue appuntamenti (qui le date) e – ormai è consuetudine – bellissimi premi ad ogni tappa.

Senza dimenticare l’impegno per il sociale – costante, tenace e mai esibito (ma fondamentale). Già, perché come sempre tutto il ricavato di ogni singola gara è devoluto per le iniziative a scopo benefico della Casa della Speranza.

Insomma Giuseppe Lazzarotto ha creato diversi bellissimi progetti, e anno per anno li conferma. Ripeto quanto già detto altre volte: non mi stancherò mai di far notare quanto è bravo, e lo direi anche se non lo conoscessi di pirsona pirsonalmente.