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Una protesta – ma con nome e cognome

Nazionale
L’ultimo Mondo del Golf pubblica una lettera, firmata da una cinquantina di partecipanti alla preselezione al Golf Nazionale, i quali si lamentano per le condizioni del campo sul quale sono stati costretti a giocare una gara così importante per loro (il che è comprensibile: in sostanza di tratta di un concorso pubblico che assegna dei “posti” di lavoro).

Alcune considerazioni.

Il disagio comincia giorni prima, perché ogni anno è una lotta con i soci del circolo per la prova campo; giustamente un giocatore vuole provare il percorso prima e, ogni volta, tra le gare e il dover far passare avanti i soci del circolo non si riesce mai a concludere niente.

Questo è effettivamente un problema, uno che ho sperimentato in prima persona nel 2011, quando feci la stessa cosa. Certamente non si può pretendere che degli aspiranti professionisti ricevano lo stesso trattamento dei professionisti (in fondo quando sei là giochi soltanto a fare il pro), però visto che in palio non c’è solo una medaglia ma […] continua a leggere »

The Fine Green Line, quattro anni dopo

The Fine Green Line
Ho riletto, a distanza di tanto tempo, questo libro (ne avevo parlato qui).

(L’ho riletto sia perché adoro rileggere i bei libri, sia perché la questione del professionismo è ancora irrisolta dentro di me – nonostante ogni prova e ogni evidenza, è ancora nella mia lista delle cose da fare prima di morire.)

Ho evidenziato tre passaggi che, per motivi diversi, mi hanno colpito (non sono capace a leggere un libro senza un evidenziatore, ed è per questo che faccio fatica a leggere libri presi a prestito, dalla biblioteca o da amici, e mi limito a scorrerli con sufficienza. Non è questione di “possesso”, ma semplicemente che sottolineare dei passaggi mi aiuta a immagazzinare meglio i contenuti, e a distanza di tempo mi piace andare a rivedere che cosa mi aveva colpito in un volume, mi aiuta a riprenderlo in mano.)

Anyone in his late-thirties or forties still playing on the mini-tours is not a strictly rational human being.

E questo è vero: […] continua a leggere »

Le “Five Lessons” in italiano

Five Lessons
L’ultimo post dell’anno è dedicato a questo blog, che contiene la traduzione in italiano delle Five Lessons di Ben Hogan.

(Tra parentesi mi rendo conto che, anche se quest’anno ho parlato spesso di Ben Hogan – e conto di farlo ovviamente, e sempre più, in futuro –, non ho mai scritto una vera e propria recensione di questo libro. Ma forse è perché tale recensione è di fatto inutile, dal momento che io renderei questa lettura obbligatoria per qualunque golfista seriamente intenzionato a migliorare.)

L’ho letto qua e là e non nel dettaglio, non so quindi giudicare in profondità; ma da quel che ho visto la traduzione mi sembra corretta e sostanzialmente completa, e dunque affidabile.

Un plauso quindi al golfista che se ne è fatto carico, Andrea Gandolfi.

E siamo poi sulla stessa lunghezza d’onda quando l’autore parla del “segreto” di Ben Hogan:

Fa sorridere pensare che in realtà, e ne sono praticamente certo, non vi è nessun […] continua a leggere »

Golf e corsa

VLUU L110 / Samsung L110
Domenica ho portato a termine la mia prima mezza maratona.

Che cosa c’azzecca col golf? Eh, tanto, per i motivi detti qui e qui.

Oggi desidero analizzare quella prestazione sportiva, per come l’ho vissuta io, cercando il parallelismo con il golf.

La prima corrispondenza è nel sogno [sic]. Ovvero, come dice Bob Rotella, per fare una cosa devi prima sognarla, la devi immaginare nella tua mente – nel sogno, appunto – con vividezza di dettagli. Devi sapere che è così, perché sono incredibili le cose che ti capitano dopo che le hai sognate. (Io mi sono sognato a lungo, negli anni passati, con un handicap inferiore a 4, così come adesso il sogno si fa più ardito, scende ancora più in basso nella scala numerica…)

L’altro parallelismo che mi riguarda direttamente è nel carattere: ovvero, ripensando adesso a quella corsa mi rendo conto di essere andato troppo piano. Avrei potuto fare meglio e di più. (Lo farò la prossima volta, certamente; e […] continua a leggere »

Jack Nicklaus, Il mio golf

Jack Nicklaus, Il mio golf
Il golfista più vincente della storia è entrato in questo blog molto di rado e sempre in maniera molto tangenziale; ma colmo oggi la lacuna recensendo Il mio golf, che traduce l’originale Golf My Way del 1974.

Lo spunto mi viene da Gio Valiante, che qui dichiara di rimanere basito quando un golfista che vuole veramente diventare bravo gli dice che non ha mai letto Jack Nicklaus. Lui in realtà si riferisce a My Story e non a questo volume; cionondimeno mi ha messo il tarlo in mente. Ebbene, sono riuscito a procurarmi una copia del libro che ho letto con molto interesse.

Sono due i concetti che trovo assolutamente attuali e applicabili:

– l’idea che un colpo non deve necessariamente essere diritto: Nicklaus ha giocato buona parte della sua carriera col fade (credo che Ben Hogan abbia avuto una discreta influenza in questo), e dunque ascoltare dalle sue proprie parole la logica e l’esecuzione di questo e altri colpi è non solo interessante, ma foriero di sviluppi e di applicazione pratica;

– l’idea di timing come prodotto […] continua a leggere »

Final Rounds

Final Rounds
Un libro come questo – ahimè – mai avrebbe potuto essere stato scritto in Italia. Final Rounds, opera prima di James Dodson, che ha prodotto la migliore – nel senso di più informata e dettagliata – biografia di Ben Hogan, è infatti un libro che coniuga golf e vita. Ma i 100mila golfisti nostrani rendono il golf un’attività d’élite e non, come accade altrove e come dovrebbe essere, uno sport o un gioco che può anche contribuire ad avvicinare le persone, costringerle a guardarsi dentro e – se sono molto fortunate – anche a sconfiggere i propri demoni.

(Ricordo che uno dei miei primi pensieri relativi al golf, quando mi avvicinai a questo sport quasi dieci anni fa, riguardava i pensieri che si possono avere quando si è sul campo: “A che cosa pensi tra un colpo e l’altro?” Ricordo che questo pensavo quando in campo non ero stato mai.)

(E ho un sogno piccolo e grande nello stesso tempo: portare, ad […] continua a leggere »

Il calcolo della distanza con i wedge

Pelz
Il problema è questo: quale bastone usi per fare 60 metri? E per farne 70?

La considerazione di partenza è questa: golf is a game of circles. Insomma gira e rigira le questioni si ripresentano: le puoi accantonare per un po’, ma poi loro puntualmente tornano a bussare alla tua porta.

Ebbene, dai cento metri in giù – nell’area critica dello score, nonostante l’autorevole e di certo non ignorabile parere contrario di Edoardo Molinari (qui un approfondimento in inglese) – sapere come fare una determinata distanza è fondamentale.

Rimando a quel che dicevo 19 mesi fa. E illustro ora come sono arrivato a determinare in maniera precisa le distanze critiche (senza dimenticare quel che dicevo prima, ovvero che tutto va e torna – ovvero che quel che appare vero oggi potrebbe non esserlo tra 18 mesi – o […] continua a leggere »

Leggere di golf

foto
Mi scrive una lettrice:

Ho scaricato il tuo e-book che ho letto con piacere, e ho visto i libri che consigli. Certo tanti sono in inglese, e per chi lo conosce così così diventa impegnativo leggerli.

Mi rendo conto, la conoscenza pratica ed efficace dell’inglese non è così diffusa da noi. Però l’ampiezza del mercato americano e anglosassone (sia golfistico che inteso in senso generale) è di diversi ordini di grandezza superiore al nostro, e questo si traduce in un’offerta di libri mooolto diversa.

Prendiamo ad esempio IBS (su Amazon mi oriento di meno – credo questo sia un frutto della rivoluzione digitale): vi si trovano 98 libri di argomento golfistico in italiano e 1.417 in inglese. Non c’è partita. Ed è per questo che le mie recensioni (qui, su “Golf Today” e altrove) riguardano nella stragrande maggioranza dei casi libri in lingua inglese.

Anch’io vorrei trovare Pelz, Rotella e compagnia cantando in italiano (qui avevo ricordato, anni fa, di un potenziale progetto di traduzione di Pelz), però dubito forte […] continua a leggere »

Io non sono un maestro, ma…

glass panel
… sarei in grado di portare in un massimo di tre anni qualunque golfista (l’accento è sull’aggettivo) con handicap alto, o anche neofita, ad almeno 15, e fino a 4 chiunque abbia un minimo di talento – però deve fare come dico io.

Sì, perché i risultati nel golf sono “solo” applicazione e matematica: applicazione, ovvero volontà di provare, riprovare e provare ancora i colpi fino a che ci si avvicini alla propria soglia per quel gesto (o per la parte mentale o quella atletica, o comunque per qualunque aspetto che riguardi il golf); matematica, ovvero misurare perché “what gets measured gets done”.

Invece, troppe volte vedo che si pensa che comprare la soluzione (l’accento è sul verbo) – come per esempio l’ultimo modello di driver RocketballXYZ al titanio rinforzato da 500 euro – risolva il problema. No, non e ancora no: il tuo swing è nella polvere del campo pratica – Ben Hogan docet, e solo tu – solo tu, tu e nessun altro – puoi tirarlo fuori di lì.

Vediamo appunto che cosa dice continua a leggere »

2013: tiro le somme

VLUU L110 / Samsung L110
Come fatto per gli ultimi quattro anni, è ora il momento per me di riassumere la mia stagione golfistica (qui il 2012, che contiene anche i link per gli anni precedenti).

Complessivamente, le sensazioni per il 2013 sono ottime. È stato l’anno in cui per la prima volta da che ho preso un bastone in mano (a febbraio saranno dieci anni) ho avuto la sensazione di capire un pochino il mio swing. Ora mi sento molto più sicuro, molto più preciso nel capire e analizzare gli errori, e per lo stesso motivo sento anche meno forte l’esigenza di prendere lezioni (non che non siano utili, per carità; ma ormai conosco bene il mio swing e riesco fino a una certa misura a correggermi da solo).

I numeri

L’handicap è sceso da 5,1 a 3,5, che è anche il mio minimo assoluto. Ed è pure un handicap che in questo momento sento di poter giocare in tanti campi, ovvero il è mio handicap reale. Per il 2014 non rimane […] continua a leggere »