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John Updike, Golf decembrino

In dicembre capita sempre qualche giornata abbastanza mite. La luce scintilla come un sottile guscio di ghiaccio sopra i rami spogli e grigi, il cielo è a strisce come un bacon blu, un tardivo stormo di oche selvatiche oscilla verso sud, e l’aria è ricca di ossigeno e felice di cederlo a qualche coraggioso sportivo. I partecipanti del foursome, ridotti magari a tre o a due, si incontrano davanti alla sede del circolo ormai chiusa con tanto di tavole di legno, divertiti all’idea di avere l’intero campo tutto per loro. Gli alberi nudi lasciano scoperti tutti i fairway che, visti dal primo tee, si succedono a zigzag uno dopo l’altro, avanti e indietro. Non ci sono tee-marker, né score e nemmeno i cart: solo uomini pazzi per il golf, coi berretti di lana in testa e due maglioni ciascuno, che si spostano a piedi. Il computer per calcolare gli handicap è stato staccato con la chiusura stagionale, così l’unico sprone a giocare bene è l’elementare senso della competizione umana: un semplice nassau per la pallina migliore o una posta di cinquanta centesimi, e il conto viene tenuto a mente dal commercialista o dal bancario in pensione del gruppo. Ti sembra, […] continua a leggere »

Agadir – e tre


La notizia mi arriva non inaspettata ma discreta qualche giorno fa tramite sms dal mio maestro: “Gianni, anche quest’anno ci sarà la clinic ad Agadir – sarai dei nostri?”

Potrei forse dire di no?

No! Se penso a quanto ho imparato nelle due puntate precedenti, al divertimento ricavatone, ai concetti che sono passati uno per uno, a poco a poco, e al mio gioco che di conseguenza diventava più rotondo e più completo, no – non posso né voglio dire di no.

No, pensando alle sensazioni ricche, al divertimento, alla gioia pura, agli amici eccetera no, non dirò di no – I will be there.

Ci divertiremo un sacco ma non pettineremo delle bambole: mi godrò ogni singolo minuto di quella settimana. Travail qui dure, victoire qui vient.

Il programma completo è scaricabile qui.

Mental Toughness Training for Golf


Mi sono imbattuto in questo agile libro – poco più di cento pagine, ma tutte decisamente dense – per caso.

Le mie letture golfistiche degli ultimi mesi non sono state emozionanti, e cercavo un ausilio a uno dei miei punti deboli, ovvero la capacità di portare a termine le gare con successo: uno dei miei due o trecento limiti nel golf è proprio questo, il fatto di trovarmi a un passo dal traguardo e accontentarmi dei risultati, senza cercare invece di ottenere comunque il massimo, di andare fino in fondo, di percorrere il proverbiale extra mile. È un limite mentale che mi infastidisce e che trovo complicato – per ora almeno – superare.

Ebbene, questo libro probabilmente non ha risposto alla mia domanda, però mi ha fornito molti consigli utili sull’aspetto più sottovalutato e nello stesso tempo più importante nel golf, la gestione della mente nei momenti difficili di una partita.

Il libro, a detta dell’autore, può essere riassunto in una frase sola:

Make practice and play more difficult than actual competition.

L’idea che lo sottende è questa: se rendiamo […] continua a leggere »

Ragazzi, c’è ancora speranza

Miguel Ángel Jiménez
Giovedì 18 novembre, prima giornata dell’UBS Hong Kong Open all’Hong Kong Golf Club. Miguel Ángel Jiménez – detto el mecánico anche per la precisione nel gioco corto – arriva sul tee della buca 18 col punteggio non stellare ma più che onorevole di -1 (tre birdie e due bogey fino a quel momento).

Purtroppo apre il drive mettendolo in rough sulla destra, in una posizione non impossibile ma complicata, perché la buca (che alla fine del torneo risulterà la più difficile del percorso) è difesa dall’acqua e da un largo bunker.

Poi mette il secondo in acqua (25 metri corta, ma ci può stare). Quindi droppa e da 100 metri circa spedisce la palla in bunker. Da lì gli occorrono ancora due putt per chiudere con un triplo bogey. Mmmm, qualcosa non va.

(Nella seconda giornata finisce a –1 e non passa il taglio per un colpo.)

Nell’intervista dopo quel giro ha dichiarato che “la cuadrilla española [oltre a lui, c’erano Garrido, Larrazábal e Lara] estaba exhausta”. Sì, certamente può essere, ma è anche […] continua a leggere »

L’importanza del feeling nel putt


Parlo volentieri con chiunque del putt, della tecnica connessa, dei problemi e delle opportunità che presenta. E spesso sento parole che rivelano insoddisfazione, quando non addirittura frustrazione. Allora mi chiedo se ci siano delle strade possibili per alleviare queste sensazioni negative.

Alla fine, credo che tutto si riduca a questo: che tu senta il tuo putt come un’estensione naturale delle braccia, del corpo, della mente. Che tu ami il tuo putt, e che ami pattare: da qualunque distanza e con qualunque pendenza. Che visualizzi la pallina rotolare con la giusta forza e nella giusta direzione. Che patti per imbucare, e per nessun altro motivo.

Certo, le lezioni di tecnica sono importanti (e in genere trascurate – secondo me a torto – dai maestri). Però, alla fine non è la tecnica in sé che fa la differenza; mentre è fondamentale che la routine sia ripetitiva, sempre uguale a se stessa e noiosa (aggettivo che nella tecnica golfistica è un complimento!).

E non ci sono scorciatoie. L’unica maniera che conosco per memorizzare un movimento, fino ad arrivare al punto di dimenticare […] continua a leggere »

Nel futuro che vorrei c’è il golf per tutti


Forse dovrei considerarlo un fatto normale, ma mi ha un po’ disturbato il silenzio quasi totale degli organi di informazione generalista domenica, rispetto alla notizia della vittoria di Francesco Molinari all’HSBC di Shangai; anche perché non è un episodio isolato, ma il coronamento di una stagione che per il golf italiano si può definire come l’annata 1990 per il Barolo, ovvero eccezionale.

Tuttavia, il passo successivo è stato pensare ai motivi di questo silenzio. Evidentemente il golf non fa abbastanza audience. E non fa audience, ovvero non vende – presso il grande pubblico almeno -, in primo luogo per i costi, che obbiettivamente (purtroppo) non sono alla portata di tutti.

Ho pensato allora a tre soluzioni possibili per uscire da questo impasse (non dubito che ce ne siano molte altre, ma queste sono quelle che mi sono di primo acchito venute in mente):

– il golf nelle scuole;
– il golf a costi accessibili;
– il tesseramento libero.

Vediamole.

Il golf nelle scuole
Nella scuola di mia figlia, che ha […] continua a leggere »

2010: un bilancio (e per il 2011…)

A stagione finita (analogamente a quanto fatto l’anno scorso), tiro le somme di quanto ho realizzato quest’anno e penso al prossimo. Prima i dati, poi le sensazioni e infine gli obiettivi.

I dati

L’handicap è sceso da 7,6 a 4,8 (mi ero dato un obiettivo di 5,5).

Ho registrato 41 giri completi, di cui 12 sotto gli 80 in 4 campi diversi; uno tra questi è stato in par lordo nel mio campo. Ecco le medie (tra parentesi i dati per il 2009):
– colpi: 82,8 (87)
– fairway: 53% (48%)
– green: 38% (32%)
– putt: 30,9, di cui 3-putt: 1,1 (32, di cui 3-putt: 1,9)
– birdie: 1 (1)
– par: 8,5 (7)
– bogey: 5,7 (7)
– doppi o peggio: 2,8 (3)

Le sensazioni

L’anno scorso ero cresciuto moltissimo quanto a sicurezza mentale. Questo è stato invece l’anno della tecnica: per esempio, ho imparato a usare con sicurezza e precisione il legno 3 – per anni, uno dei miei tanti talloni d’Achille.

Nel contempo, questi miglioramenti mi danno una misura più precisa di quelle due o trecento cose che ancora mi mancano per diventare un “vero” giocatore: […] continua a leggere »

Eagle!


Due mesi fa mi ero dato degli obiettivi (mooolto ambiziosi) a breve termine: arrivare a 4,4 di handicap entro il 30 settembre per andare da 12 al 15 ottobre a Roma per la gara che è di fatto il primo passo per diventare professionista (passo che fa tremar le vene e i polsi, visto che ieri – primo giorno di gara – ci sono stati un paio di 96).

Non ce l’ho fatta per una differenza di 0,6 (5,0 era l’handicap alla data), che potrebbe apparire poco ma è in realtà tantissimo – forse 10mila swing di differenza, qualcosa del genere.

Allora sto articolando meglio il progetto, che ha un nome (Eagle! – e il segno di punteggiatura è parte integrante del nome) e una durata (due anni da ora).

Innanzitutto, perché? Perché non limitarsi a figurare come un brillante giocatore dilettante, fare le patrocinate e le ufficiali, essere il numero uno al tuo circolo anziché un oscuro professionista (e tutt’altro che giovinotto)? La risposta è, chiara e limpida, dentro di me; ma la dirò meglio […] continua a leggere »

Un putt di un metro (scarso)


A occhio, direi che la lunghezza del putt di ieri di Francesco alla 18 era la stessa rispetto a quello che aveva Edoardo lo scorso novembre a Mission Hills.

Ma l’importanza, credo, era superiore: da tempo gli si elogiano le doti nello swing e si storce il naso per il suo rendimento sui green. E la media putt sul tour, che al momento è di 30,02, parla da sola (si parva licet, la mia è di 31,08).

Allora tu puoi studiare il putt fin che vuoi, consultarti con tuo fratello, esaminare tutti i fili d’erba che stanno tra il marchino e la buca. Ma l’unica cosa che conta, lo sai benissimo, è che vada in buca. Altrimenti surgeranno nella mente fantasmi che non immagini nemmeno. Non ci vuoi nemmeno pensare.

E infatti lui non pensa. Si allinea e tira. Quel putt va dentro. In un istante si sciolgono delusioni, frustrazioni, amarezze. Sono novanta centimetri che cambiano una carriera.

La mia prima ad una gara ufficiale FIG

In questi giorni ho preso parte per la prima volta ad una gara ufficiale della Federazione, il Trofeo Glauco Lolli Ghetti a Margara.

Cornice (ovviamente) splendida, organizzazione impeccabile. Ci sono entrato come “wild card” – che di solito si danno ai ragazzi di belle speranze… – e di fatto il mio handicap (5,5 al momento dell’iscrizione) era il più alto o comunque tra i più alti del field. E già mi dava gioia e mi faceva onore la possibilità di competere con giocatori davvero bravi (c’erano dieci partecipanti con handicap inferiore a 1 e complessivamente 47 con handicap inferiore a 3).

Il primo giorno sono stato completamente immerso “in the flow”: 78 è stato il risultato finale (12 par, 6 bogey e handicap sceso per la prima volta sotto i 5). Mi sono goduto l’intera giornata, dove tutto mi veniva semplice e naturale. Il colpo che ricordo con maggior soddisfazione (drive for show, putt for dough) è un putt per il bogey alla 8 (la mia penultima buca), che seguiva un drive spedito in acqua a 50 metri dal tee [sic – quandocumque bonus dormitat Homerus], un ibrido e un ferro 4 per arrivare in green col quarto, […] continua a leggere »