Sorpresa!

Ieri era una giornata tranquilla, in studio da me: business as usual. A metà mattina mi chiama il mio maestro: “Ciao Gianni! Perché non ti sei fatto più sentire? Cosa stai facendo?” E, soprattutto: “Perché non andiamo a giocare a Margara adesso?”

Breve momento di confusione interna. Però quando il maestro chiama l’allievo risponde, no? E quando mi ricapita un’occasione così?

Detto fatto, a mezzogiorno e rotti ci troviamo al circolo, e da lì partiamo per quello che per me è stato uno splendido pomeriggio di golf. Era la prima volta che giocavo con un professionista, e al di là dell’amicizia – sentimento da non sottovalutare, peraltro – ho trovato utilissimo il vedere come un professionista agisce di fronte alle difficoltà e alle opportunità, come pensa, come segue una routine sempre identica.

Quanto a me, è bastato un piccolo suo suggerimento iniziale (gira di più, mooolto di più, i fianchi nella discesa) per darmi delle sensazioni positive rispetto a un movimento che sta diventando via via più pieno e completo.

Grazie Andrea!

A scuola di putt

Phil Mickelson è un giocatore che non ho mai apprezzato molto – sembra più un ragioniere che non un atleta. Ho in parte cambiato idea dopo l’ascolto di One Magical Sunday, che mi ha dato la misura di un bambino e poi ragazzo e poi uomo che ha fatto magie incredibili con i suoi wedge.

Ora, al Doral, le statistiche raccontano dei suoi 42 putt dopo 36 buche: una media stratosferica di 1,17 putt per buca (e con 4 buche a 0 putt).

Quello che ha fatto ieri e ieri l’altro ha del mito.

Finale Golfimpresa a Frassanelle

È cominciato tutto lunedì della scorsa settimana.

La mattina avevo dimenticato a casa la maglia pesante, e al pomeriggio – diretto al campo da golf dopo il lavoro – ho pensato che non fosse il caso ripassare dal via per ritirare le ventimila, che in fondo sono giovane, che resisto bene al freddo… E sì che la giornata era piovosa e umida anzichenò.

Quindi vado e mi alleno, sento freddo ma resisto. Alla sera ho i brividi, il giorno dopo non migliora. Mercoledì, sempre in campo pratica, storia simile (questa volta col maglione). Insomma arriva venerdì e io parto per Frassanelle con la mia bella scorta di Tachipirina. E la prova campo va bene, gioco bene in un campo che vedo per la prima volta e mi diverto.

La sera però è una tragedia. E sabato, giorno della gara – finale Golfimpresa, mica pizza e fichi… 🙂 – ho un’influenza regolare e piena. Alcuni giocatori hanno magliette leggere, io faccio un po’ ridere con le mie 3 maglie e col mio cappello di lana da vecchietto. Faccio comunque quello che posso. Alla fine, i miei 27 punti diventano 30 col CSA +3, e io sono febbricitante ma soddisfatto. O soddisfatto ma […] continua a leggere »

Agadir, lo psicologo e un uomo d’altri tempi


(Avvertenza: Andrea De Giorgio e Roberto Cadonati sono miei amici. Ciononostante, sono convinto al 100% di tutto quello che scrivo.)

Come molte delle cose che succedono nella vita, Andrea è diventato mio maestro in maniera del tutto casuale, grazie alla mia recensione al libro suo e di Roberto. Quando abbiamo cominciato a scriverci, e di più quando l’ho incontrato di persona, ho pensato a quanto sia vero il detto che “quando l’allievo è pronto, il maestro appare”.

Era la mia prima volta in una clinic, e comunque avevo molte aspettative – che non sono andate deluse. Oltre che con compagni di gioco piacevoli, ho avuto a che fare con professionisti veri, che intendono il golf nella stessa maniera con cui lo vedo io: ovvero come incontro di tecnica e di mente. Concetto che da noi è decisamente nuovo, e forse anche un poco fuori posto: quando dici agli amici che vai a fare una clinic dove oltre al maestro c’è anche lo psicologo, o ti guardano […] continua a leggere »

The Legend of Bagger Vance

Inside each and every one of us is one true authentic swing… Somethin’ we was born with… Somethin’ that’s ours and ours alone… Somethin’ that can’t be taught to ya or learned… Somethin’ that got to be remembered… Over time the world can rob us of that swing… It get buried inside us under all our wouldas and couldas and shouldas… Some folk even forget what their swing was like…

Dentro ciascuno di noi c’è un solo vero autentico swing, una cosa con cui siamo nati, una cosa che è nostra e nostra soltanto. Una cosa che non ti può essere insegnata e non si impara. Una cosa che va ricordata sempre… e col tempo il mondo può rubarci quel nostro swing, che può finire sepolto dentro di noi sotto a tutti i nostri avrei voluto e potuto e dovuto… E c’è perfino chi si dimentica com’era il suo swing. Sì, c’è perfino chi se lo dimentica com’era.

Grazie, Divina, per avermi ricordato questa citazione.

Vendetta!

Ieri è andata così:

colpi: 85
fairway presi: 50%
GIR: 39%
putt: 33
(di cui 3-putt: 2)
punti stableford: 33
punteggio lordo: 23 (1 birdie, 6 par e 8 bogey)

Considerando che i green in questo periodo non fanno testo (mollicci e ondulatissimi per i segni delle scarpe a metà giornata, ghiacciati alla fine con la palla che non rotola ma rimbalza), direi che sono pronto per Agadir e – più in generale per l’anno in corso – a rimanere in maniera sostanzialmente stabile sotto gli 80.

La prima ai Ciliegi 2009

Oggi primo giro al mio circolo. Cominciamo dai numeri, freddi e crudeli ma sinceri:

colpi: 95
fairway presi: 29%
GIR: 28%
putt: 37 [disastro]
(di cui 3-putt: 3) [disastrissimo]
punti stableford: 22
punteggio lordo: 15 (4 par e 7 bogey)

Che debba rileggere How to Break 90? 🙂

Forse più interessanti sono le sensazioni: aria fredda e asciutta, sole, luce stupenda, giro completato in solitudine in 3 ore e 10 minuti, senso di soddisfazione, certezza di essere tra le persone più fortunate della terra.

Golf Links

Segnalo una nuova e, a prima vista, interessante rivista online sul golf, “Golf Links”.

Un difetto – forse non eliminabile in iniziative del genere – mi pare evidente: l’eccessiva presenza di pubblicità occulta. Tuttavia comprende una serie di articoli gradevoli.

La citazione migliore – autoironica e al contempo drammatica – è a pagina 53. Dice Doug Sanders, a proposito del putt mancato nel 1970 che gli avrebbe potuto dare la vittoria al British Open a St Andrews:

Do I still think about missing that putt after these years. Heck, no. Yesterday I went at least five minutes without it even crossing my mind.

Il Delta di Vadis

“Nel 1841 la Lanterna Vecchia segnava il punto estremo del Delta”, dice con la sua voce calma e ferma, “mentre oggi arriva quattro chilometri più in là, al Faro di Gorino. E questo ti dà la misura di quanto avanzi il Po, e di come il paesaggio intorno a noi cambi di continuo”.

Chi parla è Vadis Paesanti – si chiama così in onore dello zio, morto in guerra –, pescatore di vongole a Gorino Ferrarese, paesino nella Sacca di Goro, nell’estremo Delta, sindacalista per le cooperative di pescatori della zona, già guida turistica. Quando Linea Blu, la trasmissione di Rai Uno dedicata al mare, passa di qui, è lui che viene intervistato, che accompagna la conduttrice a conoscere questi luoghi magici.

L’ho conosciuto un giorno, amico dei miei ospiti a Bosco Mesola, in un piccolo agriturismo dove il tempo ha una dimensione del tutto diversa da quella cittadina a cui siamo ormai assuefatti. Qui si discorre senza fretta. In un campo da golf della zona (parentesi: un circolo che costa 430 euro l’anno tutto compreso, meno di una palestra – e poi dice che il golf è uno sport da ricchi) abbiamo incrociato i […] continua a leggere »

Modello americano vs. modello europeo

Ho avuto un’interessante conversazione con Diego Fiammengo, uno dei maestri al mio circolo, riguardo la differenza di concezione e di impostazione del golf negli Stati Uniti rispetto all’Italia.

Diego va tutti gli anni per un paio di settimane ad affinare il suo swing in Florida. Quest’anno è stato con David Leadbetter e Jim Mc Lean, due tra i mostri sacri a livello mondiale dell’insegnamento del golf. Ha dunque una conoscenza approfondita di come il golf quotidiano (non quello della televisione) viene giocato in America.

Diego dice che, anche da noi, il golf dovrebbe essere giocato secondo il modello americano: ovvero avendo come primo obiettivo la velocità di gioco. Questo si ottiene tramite l’uso obbligatorio del cart (attrezzato con GPS e tutte le diavolerie possibili), i generi di conforto ordinati alla cart girl, il rispetto assoluto dei tempi indicati e così via.

Risultato: le 18 buche prendono 3 ore, e le 9 buche possono occupare un paio di orette (esagerando), che si possono passare con l’amico dopo il lavoro, prenotando il tee time.

Esempio italiano: le Vigne del Barolo, pensato proprio secondo questa logica e gestito non a caso da una società americana, la continua a leggere »