Tag: racconti

Il golf in dicembre

Ieri ho fatto 18 buche in solitaria. A me piace giocare da solo: piace tanto la compagnia degli amici, ma altrettanto stare da solo, sia da un punto di vista sportivo che personale.

Sportivo, perché posso andare al mio ritmo (più d’uno mi dice che sono lento e credo ci sia almeno un fondo di verità in questo; ma perlomeno se sono da solo e non c’è nessuno dietro di me, come ieri, non disturbo nessuno), riprovare i colpi che non sono venuti bene fino a che sono soddisfatto, prendere delle note (sull’importanza del tenere un diario vedi qui) e così via.

Personale, perché posso riflettere in tranquillità, godermi la bellezza della natura e la passeggiata, stare in pace in uno dei luoghi che adoro; e poi a stare quietamente da solo mi vengono sempre delle idee.

Esattamente tre anni fa, a partire da una situazione simile, avevo scritto altre considerazioni. A voler fare un paragone trovo due differenze:

– l’aspetto agonistico è ora in me, se possibile, ancora più pressante;

– nello stesso tempo mi rendo conto che il tempo passa e il fisico invecchia, dunque ora devo fare il doppio […] continua a leggere »

Bergamo, L’Albenza, buca 14 – lezioni apprese

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Ho ripensato all’ufficiale di Bergamo della settimana scorsa, e c’è una buca che mi è rimasta impressa. Ne parlo oggi perché penso sia di utilità per chi legge.

È la buca 14, ovvero la 5 del percorso giallo. È un par 4 di 375 metri, dogleg a sinistra. Il primo colpo è verso un fairway abbastanza largo, che però ha sulla sinistra delle piante altissime a chiudere il colpo; il colpo al green è in salita ed è generalmente ancora abbastanza lungo (il primo giorno dopo un bel drive fu ad esempio un ferro 5).

Ebbene, la 14 del terzo giro è quella che ricorderò come emblematica di una gara intera, ovvero di tutte le 54 buche fatte in quei giorni. Il mio drive è decisamente sulla sinistra (solito problema dei fianchi che ogni tanto partono in ritardo), prende in pieno le piante e si ferma nel rough, a circa 200 metri dal green. Da quel punto il green non è visibile, non c’è maniera per me di raggiungerlo. Allora il ragionamento è: tiro un ferro 8 a uscire e piazzarmi in posizione favorevole […] continua a leggere »

Emozioni da Open

È stata (è) una settimana emozionante. Di seguito il racconto di come l’ho vissuta io.

Lunedì, primo giorno di pratica. Ho parcheggiato di fronte all’ingresso del Torino, entravo e uscivo senza problemi. Eravamo forse dieci spettatori in tutto a guardare, potevi stare vicinissimo ai giocatori che praticavano e nessuno ti diceva niente. Io tra le altre cose mi sono messo a fianco di Chris Doak, ho seguito la sua pratica per un’ora. Un po’ mi attirava il cappello alla Ben Hogan, ma soprattutto mi ha colpito vedere, da vicino, come schiacciava la palla per farla volare alta. Controintuitivo ma verissimo. E poi la sua routine su ogni colpo, e l’attenzione maniacale al grip. E il suono all’impatto, una sorta di sinfonia (questo vale per tutti i giocatori).

Martedì le cose erano differenti, più strutturate. Ai giocatori non potevi più avvicinarti, c’erano (giustamente) le barriere bianche. È stato bello incontrare persone conosciute, scambiare qualche chiacchiera con la “mia” direttrice, conoscere il fenomeno dell’anno.

Giovedì. Di ieri ho molto da dire. Un incontro, sulla navetta, di una casualità da far spavento con Isabella Data e il marito (Isabella mi ha […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2013

Sanremo
E via.

Come i miei venticinque lettori sanno, questa gara è per me la più bella dell’anno, quella cui assolutamente non posso mancare: e per storia del circolo, e per atmosfera del campo, e per periodo dell’anno.

E poi il Trofeo Sanremo, manifestazione che esiste dagli anni Sessanta, mi ricorda ormai per tradizione che è il compleanno – il quarto – di questo blog: il primo, timido post è infatti del 22 gennaio 2009. Naturalmente legato a questa gara: tout se tient.

Sì, quest’anno ho avuto qualche timore di non essere ammesso, sia perché il numero di partecipanti è sceso a 72 (da 88), sia (e soprattutto) perché il mio handicap è ora più alto di quasi un colpo rispetto a un anno fa. Ma insomma si parte: oggi prova campo, domani e domenica gara.

Daviquez: tirarne poche, mi raccomando. Ma soprattutto sportsmanship, come mercoledì Justin Rose alla 17 di Doha: nessuno ha visto quella palla muoversi, solo lui – ma si è dato un colpo di penalità.

Atmosfera inglese, magia, continua a leggere »

Un triplo bogey – e avanti

Ho avuto la fortuna di giocare il primo giro del campionato piemontese a squadre con Takayuki Matsui, giocatore della Nazionale e ragazzo di belle speranze in forza al Royal Park, handicap +1,9 al momento del primo giro (bella gara nella gara in quel circolo, poiché sabato un altro componente in forza al medesimo circolo ha visto scendere il suo handicap a +2,0).

Giocatore dal gioco solidissimo: non prende mai rischi, ha un bellissimo legno 3, un volo di palla altissimo, un putt magnifico.

Eppure…

Takayuki arriva sul tee della buca 8, che per noi è la diciassettesima (eravamo partiti dalla 10) con un risultato di -3 lordo. La 8 è una buca stretta, lui piazza il ferro sulla destra del fairway, poi tira un approccio (è a 120 metri circa dall’asta) leggermente sulla destra, nel fringe, a mezzo metro dal green e circa 6 metri dalla bandiera. Da lì il putt, in discesa, gli scappa un pochino verso sinistra e si ferma a un metro e mezzo dalla bandiera.

Quindi ha un putt in salita per il par. Nel corso della giornata ha dimostrato di essere anche un eccellente giocatore di putt […] continua a leggere »

Diciotto giorni senza toccare un bastone


Domenica 29 gennaio, seconda giornata del Trofeo Sanremo: arrivo alla 3 (la mia 9), ho appena tempo per fare un bogey che la sirena suona. Lo aspettavamo tutti, la pioggia battente stava allagando i green e la gara non poteva proseguire.

Nel pomeriggio, tornando verso casa, una sorta di bufera di neve mi accompagna (quattro ore il tempo necessario in luogo delle consuete due e mezza).

Avanziamo di diciotto giorni, fino a mercoledì 15 febbraio alle 15. Il mio circolo fa sapere tramite sms che il campo pratica riapre l’indomani, cioè ieri. Mmmmmmmmm… trillo oltremodo gradito, anche perché in parte inaspettato.

E così ieri ho messo fine ad un digiuno – un’astinenza? – di diciotto giorni. Diciotto giorni in cui ho lavorato come un matto, ho fatto altre cose e il golf è stato un pensiero laterale, qualcosa di lontanissimo e improbabile. La sacca è rimasta in entrata, le scarpe lucide e inservibili.

Strane sensazioni. E siamo di nuovo in pista.

Il più ballesterosiano dei birdie


Castelconturbia, domenica scorsa, secondo giorno della patrocinata. Il primo giorno era stato discreto, mentre il secondo inizia alla grande con birdie – par – birdie. Le prime nove buche scorrono in the flow, col risultato lordo di -1 (ho aggiunto uno stupido bogey – ma quando mai i bogey sono intelligenti? – alla 5, un par 5 senza particolari difficoltà).

Inizio le seconde nove, più difficili (il percorso rosso), con un paio di bogey e proseguo non bene. Con errori di diverso tipo (uno paio di strategia, un paio di tecnica, uno di misclubbing, uno di semplice stanchezza) cerco di portare avanti il giro al meglio che posso, e sono sul tee delle 18 con 35 punti stableford e +7 sul giro.

A quel punto il mio obiettivo è l’handicap: con un par scenderei di 0,1, con un birdie di 0,2. Ma il birdie è un pensiero azzardato, penso ad assicurarmi il par senza fare errori. (E penso anche a tutta la fatica per un misero 0,1 – but that’s golf! :-))

La 18 è un par 5 facile: un tee shot che richiede un carry di […] continua a leggere »

Ragazzi, c’è ancora speranza

Miguel Ángel Jiménez
Giovedì 18 novembre, prima giornata dell’UBS Hong Kong Open all’Hong Kong Golf Club. Miguel Ángel Jiménez – detto el mecánico anche per la precisione nel gioco corto – arriva sul tee della buca 18 col punteggio non stellare ma più che onorevole di -1 (tre birdie e due bogey fino a quel momento).

Purtroppo apre il drive mettendolo in rough sulla destra, in una posizione non impossibile ma complicata, perché la buca (che alla fine del torneo risulterà la più difficile del percorso) è difesa dall’acqua e da un largo bunker.

Poi mette il secondo in acqua (25 metri corta, ma ci può stare). Quindi droppa e da 100 metri circa spedisce la palla in bunker. Da lì gli occorrono ancora due putt per chiudere con un triplo bogey. Mmmm, qualcosa non va.

(Nella seconda giornata finisce a –1 e non passa il taglio per un colpo.)

Nell’intervista dopo quel giro ha dichiarato che “la cuadrilla española [oltre a lui, c’erano Garrido, Larrazábal e Lara] estaba exhausta”. Sì, certamente può essere, ma è anche […] continua a leggere »

Un putt di un metro (scarso)


A occhio, direi che la lunghezza del putt di ieri di Francesco alla 18 era la stessa rispetto a quello che aveva Edoardo lo scorso novembre a Mission Hills.

Ma l’importanza, credo, era superiore: da tempo gli si elogiano le doti nello swing e si storce il naso per il suo rendimento sui green. E la media putt sul tour, che al momento è di 30,02, parla da sola (si parva licet, la mia è di 31,08).

Allora tu puoi studiare il putt fin che vuoi, consultarti con tuo fratello, esaminare tutti i fili d’erba che stanno tra il marchino e la buca. Ma l’unica cosa che conta, lo sai benissimo, è che vada in buca. Altrimenti surgeranno nella mente fantasmi che non immagini nemmeno. Non ci vuoi nemmeno pensare.

E infatti lui non pensa. Si allinea e tira. Quel putt va dentro. In un istante si sciolgono delusioni, frustrazioni, amarezze. Sono novanta centimetri che cambiano una carriera.

In the flow – again


Ieri, sul tee della 18 in una gara al mio circolo, ero molto tranquillo: ero +2 in quel momento (2 birdie e 4 bogey), e per tutto il giorno avevo giocato tranquillo guardando le nuvole, conversando amabilmente coi compagni, sentito il fruscio delle foglie, goduto del calore del sole sulla pelle. Ero certamente in the flow.

La 18 da noi è un par 4 semplicissimo per gli handicap bassi, soprattutto con le partenze avanzate: bastano un ferro 4 o un ibrido davanti al secondo lago, un ferro 8 o 9, due putt e il par è praticamente assicurato.

Ho scelto di tirare l’ibrido – un Cleveland XLS monster HiBORE XLS 3i, 22° gradi di loft, di gran lunga il bastone più facile (a parte il putt) che io abbia mai avuto – come primo colpo, purtroppo chiudendolo e mandandolo inesorabilmente in acqua.

Ma la cosa bella – mi sono stupito da solo – è quel che ho detto appena è partito il colpo e mi sono reso conto di aver fatto un errore: “Non è da […] continua a leggere »