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Onestamente…

… in questo momento, anche se ne avessi la possibilità, non renderei un bel servizio al golf se tentassi la strada del professionismo: non sono ancora sufficientemente preparato, non sarei un bravo professionista.

E il golf è per me innanzitutto sportsmanship: quindi per ora non se ne parla.

La prova è nel campo: gli ultimi risultati sono stati compresi tra i 78 e gli 85 colpi anziché tra i 75 e gli 80 come mi aspetterei.

Dunque, continuo a lavorare duro e mi do altri 12 mesi, quelli del “progetto Eagle!” E a settembre 2011 si tirano le somme.

Monster, Monster, perché sei tu Monster? Ovvero: un piccolo grazie

I golfisti sono un po’ (a volte un po’ tanto) paranoici, si sa. Io non faccio eccezione; ma del resto, come dice Tom Peters, “you can’t shrink your way to greatness”.

Allora quando ieri mattina, scoprendo quel che avevo fatto (involontariamente, ovvio) l’altra sera, ovvero buttato distrattamente la sacca in macchina dopo una giornata di golf e quindi fatto in modo che la canna del mio drive si rompesse, non potevo non essere leggermente fuori fase (e l’avverbio, com’è facile intuire, è un eufemismo).

Arrovellandomi per trovare una soluzione – come potevo stare senza drive con un mese di gare che incombono e 1,1 colpi da perdere? –, ho pensato bene di visitare Golf Nevada (o Nevada Bob’s che dir si voglia), dove la fortuna – è sempre la fortuna che gioca la sua parte, non c’è nulla da fare – mi fa incontrare una persona gentile (il proprietario del negozio, I suppose) che si prende in carico il mio Monsterino spezzato e me ne offre nel frattempo gratuitamente uno, identico preciso, in uso fino a che l’altro non tornerà.

Risultato: non è fisicamente lui, ma di fatto è lui. Ho completato il tutto comprando un ibrido, proprio […] continua a leggere »

Il futuro a breve termine

Ieri, dopo quasi settimane di astinenza golfistica (per scelta: soprattutto per ritornare caricato dopo le vacanze, e per evitare potenziali nausee da stress mentale) ho ripreso la preparazione.

L’obiettivo – ambizioso, me ne rendo conto; ma la candela brucia in fretta – a breve termine che mi sono dato è questo: scendere a 4,4 di handicap, per partecipare alla gara del 12-15 ottobre alle Querce (qui i dettagli) per intraprendere il cammino verso il professionismo. Non con l’intenzione di superare la selezione – i posti disponibili sono solo 8: un‘inezia, soprattutto se penso ai tanti ragazzi (vent’anni meno di me, almeno) che respirano pane e golf da quand’erano bambini –, ma di fare esperienza in vista di un tentativo più serio e strutturato nel 2011.

La finestra, per me, è (giustamente) molto stretta. Posso arrivare lì tramite poche gare, con tanto lavoro (mentale, certo, ma anche tecnico e fisico – in questa fase non so dire quale può essere l’ambito che dovrebbe essere prioritario, quindi per non sbagliarmi li curo tutti e tre) e – soprattutto – tanta fortuna.

L’idea è questa: quattro ore di golf giornaliere per sei giorni (via, almeno cinque) la settimana nelle prossime otto […] continua a leggere »

Castelconturbia, o della metafora (della vita)

Prima di lasciare i miei bastoni a riposare qualche settimana e rinnovare lo spirito nella mia seconda patria, la Corsica, ho preso parte lo scorso fine settimana alla patrocinata di Castelconturbia, i cui risultati – quantomeno per me – si sono rivelati ancora una volta (casomai ce ne fosse bisogno) una metafora della vita.

Primo giorno: arrivo tutto caricato, faccio tutta la mia routine di preparazione tecnica e mentale (e il giorno prima avevo fatto la prova campo): col risultato che ne tiro 91, con un quadruplo bogey alla 17 dove tra il caldo e la mia incapacità di tirarmi fuori dai pasticci mi scappava persino la voglia di finire la gara.

Sono quindi in bassa classifica e senza nessuna speranza per il giorno dopo. Però la sfida con me medesimo è avvincente, non posso tirarmi indietro. La differenza è che la prendo mooolto più alla leggera: arrivo al circolo mezz’ora prima della partenza, non passo nemmeno dal campo pratica ma faccio solo qualche minuto di stretching, dieci minuti di putt e un po’ di preparazione mentale. Ed ecco i risultati:

colpi: 79 (1 birdie, 9 par, 8 bogey)
fairway: 62% (8/13)
GIR: 61% (11/18)
putt: 36 […] continua a leggere »

Yogi Berra e lezioni apprese


Se volessi fare una sorta di yogiberrismo, potrei dire che la gara dopo alla gara prima può in teoria essere più difficile, ma in pratica anche no.

Questo per dire che la gara di sabato scorso ai Ciliegi, svolta in condizioni del tutto simili a quella del sabato precedente – campo perfetto, amici come compagni di gioco, tempo buono – poteva portare in maniera normale ad una virgola: invece sono ancora sceso di handicap (sia pure di poco, da 5,7 a 5,5).

Il risultato finale è stato un +5 che mi soddisfa, anche se ho fatto un errore grave (ma che anche a pensarci dopo non recrimino, e dirò ora il perché) alla 16.

Dopo aver fatto birdie alla 15 ero a +2 lordo. Alla 16 – un par 5 corto – tiro un bel legno 3 dal tee, che però è leggermente a sinistra e mi lascia un colpo di 170 metri alla bandiera. Ho una pianta che mi impedisce una visione completa. In sostanza non visualizzo il colpo, e l’errore è qui: voler insistere a effettuare un […] continua a leggere »

Storia di un par lordo

La gara ai Ciliegi, ieri, non era cominciata nel migliore dei modi: par – bogey – bogey, ma io ero comunque tranquillo. Un birdie alla 7 e il par alle altre buche mi fanno arrivare alla 9 con un risultato di +1 lordo (-3 netto). Sono tranquillo.

Alla 10 un legno 3 dal tee tirato male provoca un altro bogey, e alla 11 comincio ad avvertire netta la stanchezza. Una provvidenziale banana – le banane contengono potassio – mi porta del sollievo. Sono calmo, il campo mi sembra facilissimo, tutto mi riesce come voglio.

Seguono alcuni par e un birdie alla 14. Alla fine della 15 intuisco di essere già a 36 punti stableford, e che tutto quel che verrà in più sarà come manna dal cielo.

Alla 16 la scelta è se rischiare per il birdie o giocare per il par in sicurezza: opto per la seconda via. Par alla 17, arrivo alla 18 senza sentire stanchezza o pressione: è come se i colpi partissero da soli. Col ferro 4 dal tee sono in centro pista, a 110 metri dalla bandiera. La scelta è tra un 52° tirato al massimo o un pitch controllato: il pitch mi dà in […] continua a leggere »

"Non sei sempre alle Olimpiadi"


Roberto Cadonati, che è un illustre docente di psicologia e autore di numerosi libri in tema di psicologia sportiva e non (ma per me rimane soprattutto un amico), mi ha fatto questa osservazione durante una sessione in campo pratica nei giorni scorsi.

Coincidentalmente, la stessa cosa mi è stata fatta notare dopo tre buche da un caddie che non mi aveva mai visto prima. Relax! Quel mio atteggiamento teso e competitivo si nota parecchio, quindi. Evidentemente Roberto ha ragione.

Questo lungo preambolo per introdurre la mia seconda clinic ad Agadir, tenuta dal maestro e amico Andrea De Giorgio, che è stata un’esperienza funestata dalla pioggia (cinque giorni su sette) ma non per questo meno appassionante.

Non che gli scrosci continui abbiano fermato il mio desiderio di praticare a oltranza; anzi alcuni compagni si chiedevano come facessi a passare tante ore sotto la pioggia in campo pratica. (La risposta è una sola e molto semplice: la passione. Anche se confesso che l’ultimo giorno, col prossimo pullman ben di là da venire e nient’altro che […] continua a leggere »

Mister Precisino, o della magia del golf

MAJ
Può capitare che non sia il più forte a vincere una gara testa a testa. A volte può bastare un rimbalzo traditore; anche se non credo al concetto di fortuna nel golf, e penso piuttosto che sei tu medesimo che prepari le condizioni affinché un rimbalzo traditore ti sia di aiuto. E ieri, nella luce declinante di Dubai, è successo qualcosa di magico.

Miguel Ángel Jiménez detto el mecánico (per la sua nota passione per la automobili, ma anche per la precisione nel gioco corto – da cui l’affettuoso nome di “Mister Precisino” affibbiatogli da Mario Camicia), 46 anni compiuti da poco, ha sconfitto alla terza buca di spareggio all’Omega Dubai Desert Classic il ben più quotato Lee Westwood. Ecco come io ho vissuto quelle tre buche.

Alla prima (la 18, par 5 di 516 metri), il drive di Westwood era kilometrico, anni luce più avanti di quello del suo avversario, che ha “fatto lay up col drive”, per usare le parole di Camicia. Col secondo Westwood è arrivato nel rough a bordo green, mentre Jiménez non […] continua a leggere »

Il golf come metafora della vita


Sul tee della 18 a Mission Hills, ieri, c’era da soffrire. Quando Francesco ha messo il suo drive in centro pista (in un punto dove l’atterraggio non è di certo largo), una quindicina di metri più avanti di quello degli irlandesi (che oltretutto era nel primo taglio), ho pensato che era quasi fatta.

Poco dopo, il putt di Stenson ha fatto un giro di 180° ed è rimasto lì, quasi che la pallina avesse una vita propria. L’Italia era un po’ più vicina al titolo.

Poi però McIlroy mette l’approccio in green, a 6-7 metri dalla buca. E soprattutto Edoardo, forse per l’adrenalina (ha detto Camicia) o forse per l’emozione (penso io), apre il colpo e il suo approccio – avrà avuto un ferro 7 – finisce in bunker a destra, poco oltre l’altezza della buca.

Allora ho pensato cacchio!, sta’ a vedere che gli irlandesi imbucano per il birdie e noi facciamo bogey, ci scavalcano alla 72 e addio sogni di gloria.

Poi però Francesco, solido come un granito, fa un gran colpo assolutamente magnifico (si è […] continua a leggere »

Però, due giorni dopo, sempre a Is Molas…

… le cose sono andate mooolto diversamente:

– 79 colpi (1 birdie, 11 par, 4 bogey e 2 doppi bogey)
– FH 57%
– GIR 44%
– 28 putt

Risultato: 41 punti, e l’handicap è sceso a 7,9. L’obiettivo per l’anno in corso è sempre ambizioso ma si avvicina.

Sensazioni della giornata: calma olimpica per tutto il tempo, anche dopo errori da principiante (alla 7, par 3, dal rough ho mandato la palla avanti di 5 metri in bunker, ma poi da lì ho imbucato) e in seguito a quella che potrebbe essere definita “sfortuna” (alla 17 un drive di 250 metri entra per non più di 30 centimetri in bunker: uscita lunga in green, due putt per il par e via verso la buca dopo); padronanza del gioco, benessere, gioia.