Nov 21

Sono passato da qui a qui.

È stata una decisione sofferta e semplice nello stesso tempo.

Sofferta, perché i Ciliegi sono stati la mia “casa del golf” per dieci anni, il luogo dove ho preso per la prima volta in mano un bastone, dove ho preso l’handicap, dove ho fatto la prima gara, il primo par, il primo birdie, il primo eagle e così via. Il luogo in cui conosco tutti e tutti mi conoscono, dunque il luogo “naturale” del golf per me. Ma nello stesso tempo un circolo “non competitivo”, e se è vero come dice Giulio Cesare che è meglio essere primo in Gallia che secondo a Roma, è altrettanto vero che per chi vuole andare oltre (e qui alzo la mano) occorrono strumenti e contesti adatti.

E per questo motivo la scelta è stata semplice: la Margherita è a venti minuti da casa (venticinque come assoluto massimo), è un ambiente ipercompetitivo, dove io col mio handicap relativamente basso non sono nemmeno nei primi dieci. (Ma la prima sfida è entrarci entro sei mesi!) Dunque è l’ambiente ideale per me per crescere golfisticamente, andare ancora un po’ più in là. E ha il vantaggio laterale, casuale ma per me fondamentale di contenere in sé la possibilità di praticare presso il Golf Club Chieri, luogo dove io potrei andare a piedi. Quindi unisce la pratica quotidiana al campo da campionato, oltre a un buon numero di golfisti nella mia fascia di età e di handicap.

Ho fatto un salto, insomma. Anni fa per una stagione lasciai per insoddisfazione il mio circolo, ma già a marzo ero pentito e vi feci con gran gioia ritorno l’anno dopo; questa volta è però diverso, nel senso che non mi sto allontanando da qualcosa, ma sto andando verso qualcosa. Del resto anche il golf ha ora confini molto più definiti per me; e vado lietamente a vedere dove questa nuova esperienza mi condurrà.


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