Feb 22

È stato un concatenarsi di cause, ma è un fatto che negli ultimi due-tre mesi ho sia allungato sia raddrizzato il driver.

Prima il mio volo di palla era un fade che tendeva troppo spesso allo slice, e dunque puntavo (anche inconsciamente) a sinistra per sperare di rimanere in pista, mentre ora i colpi sono molto più dritti e, cosa che non fa male, più lunghi. Forse una decina di metri o poco più, nulla di inaudito o fenomenale; ma se metti insieme i due fattori ottieni un risultato che ti porta a un bel sorriso.

Come ho fatto?

Io racconto qui la mia esperienza, che non intende essere una maniera di segnare la strada, ma è soprattutto un segnale di speranza: tirare driver più diritti e più lunghi è possibile. Anche se hai più di cinquant’anni. Anche se giochi da tanto tempo.

Però, certo, non capita per magia da un giorno all’altro. Richiede pensiero e lavoro.

Concause, dicevo. Io ne ho individuate quattro.

1. Il gatto e la volpe, di cui ho parlato qui. Ovvero ho cambiato il driver. E quello nuovo non è nuovo, è un modello di qualche anno fa che si adatta come un guanto alle mie caratteristiche. Non ha la canna stiff, per dirne una. Magari mi darò meno arie, ma i colpi parlano già per me.

2. Il fitting, che comunque ha confermato ciò che mi era stato fatto intuire. Avere la consapevolezza del fatto che l’attrezzatura che usi è quella corretta per te è importante. Suggerimento per il navigante: non dimenticare il fitting nei tuoi prossimi acquisti di attrezzatura. Con la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi sarebbe come lasciare del denaro sul tavolo.

3. L’esercizio fisico specifico, seguendo i dettami e l’app del buon Mike Carroll. A dire il vero tra le quattro cause che ho individuato, e che si intersecano, non credo che questa sia fondamentale. O almeno questa è la mia impressione, perché dopo tanti mesi non era cambiato praticamente nulla, mentre molto è cambiato con nuovo driver e col punto di cui dirò di qui a poco. O forse il cambiamento aveva solo bisogno di tempo per diventare realtà. E in ogni caso il fitness dovrebbe rientrare di diritto tra le buone pratiche di un buon golfista.

Infine…

4. Mezz’ora di lezione con un nuovo maestro. Hai letto bene: mezz’ora. Ed era la prima (e per ora unica) mezz’ora fatta con lui. È stato bravissimo, dicendomi poche cose ma di sostanza. Forse io ci ho messo del mio; forse sono venuti a maturazione concetti per anni pensati e di cui ho scritto nel mio privatissimo diario di bordo: il fatto è comunque che è avvenuto in me uno scatto paragonabile a quello che nella linguistica si chiama déclic, ovvero quel momento in cui la persona inizia a vivere veramente una lingua straniera, a sentirla come sua. Ecco, il driver è stato spesso una langue inconnue per me, mentre ora comincio a sentirlo mio. A scanso di equivoci preciso che non credo ai quick fix, né li desidero (figurati!), ed ero – e sono – infatti pronto ad un ciclo di lezioni; ma le sue indicazioni sono state importantissime, e hanno portato risultati in cui non speravo, una sorta di low hanging fruit.

Poi, ovviamente, si sa che se sposti qualcosa nel movimento ne risentirai probabilmente da un’altra parte. Ora infatti tendo ad agganciare gli ibridi, e questa sarà la prossima sfida. Però il fatto rimane: nel mio cinquantacinquesimo anno di età, all’inizio del mio diciannovesimo anno di golf mi sono allungato col driver.

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