Ago 14

MM
Di lui mi rimarranno i ricordi dei nostri pranzi, la sua eleganza d’altri tempi e le mail argute e intelligentissime.

Domenica sera do un’ultima occhiata alle mail, e trovo quella di Isabella Data che mi dà la ferale notizia. Io so bene come reagisco in questi casi, devo digerire la novità, devo farmene una ragione, devo elaborare.

Allora ho pensato di mettere qui un crogiuolo di mie impressioni e ricordi che mi legano a lui.

Le poche volte che ci siamo incontrati mi ha sempre portato a pranzo. Io andavo a prenderlo in auto e poi passavano due-tre ore in cui soprattutto io stavo zitto e mi riempivo cervello e cuore delle sue parole.

Maria Pia Gennaro che attendeva sempre con ansia il suo pezzo per chiudere la rivista.

I martini che abbiamo bevuto lentamente insieme.

La deferenza e il rispetto con cui lo trattavano i proprietari dei ristoranti in cui mi portò. E qui viene bene citare Dante, perché quel veglio era

degno di tanta reverenza in vista
che più non dee a padre alcun figliuolo.

Quello splendido articolo.

La sua immancabile pipa.
Il_giornalista_Marco_Mascardi_riposa_un_attimo
Le sue mail, che mi mettevano sempre allegria. Nella prima mi scrisse:

Io non gioco più, ovviamente, ma davanti a un 4,1 ho ancora sufficienti energie per togliermi il cappello da solo.

Nella seconda mi scrisse di fatto un articolo sui “i veri pantaloni (corti) detti ‘Bermuda’”, che “sono soltanto quelli tagliati e cuciti sull’isola maggiore, che si chiama infatti Gran Bermuda”.

E una volta, pochi giorni dopo essere uscito dall’ospedale:

Di quanto si poteva temere, non è rimasto niente di cui adesso ci sia da preoccuparsi. È confermata la festa prevista fra 14 anni, quando celebreremo il mio primo secolo di vita.

L’ultima mail è di un anno fa, il giorno del suo genetliaco numero 88. Mi scrisse.

Io sono sempre qua. Quando arriverai, mi farai un grande piacere se ti fermerai a pranzo con me. Sto benino. Il compleanno mi ricorda che, tra dodici anni, ne avrò cento.

Ma non ci siamo più visti da allora. Ovviamente ciò è dipeso da me, che non ho fatto quanto avrei potuto. Lo scorso gennaio avrei potuto fargli una visita veloce; ma le visite veloci non erano certamente nelle sue corde e ho desistito sapendo che non gli avrei fatto piacere. Quel che non sapevo, però, è che quella è stata di fatto l’ultima occasione. Ora me ne dispiaccio. Ma sono sicuro che lui, con la sua ironia, saprebbe trovare le parole per perdonarmi.


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