Apr 22


Sabato e domenica scorsi sono tornato alle radici prime del mio golf. Ero stato in campo ai Ciliegi per l’ultima volta il 12 luglio 2014. Ho provato sensazioni strane e bellissime, che cerco ora di mettere in parole.

La prima cosa, la più importante: sono stato accolto calorosamente da tantissime persone che non vedevo da tempo, e che sono state gentili e amichevoli con me. Questo mi ha fatto un grande piacere, perché mi ha ricordato che dieci anni in un luogo non passano invano.

Poi, dirò che il campo è in condizioni splendide: in entrambi i giorni mi hanno accompagnato paesaggi magnifici, bei fairway e green curati come è nella consuetudine del luogo.

Per i due giorni di gara sono stato rapito dalla bellezza del luogo, una bellezza che un tempo mi era familiare. Già, c’era un alone di malinconia in me, che stava tra il montiano “non tornare a Monesiglio” e il montaliano “noi, della razza / di chi rimane a terra”.

Qualche parola, infine, va spesa anche sul mio gioco. Il risultato finale (78 – 77) non è brutto in sé, e sono stato in controllo del mio gioco per buona parte della gara, ma ho fatto anche qualche errore di troppo, soprattutto errori banali: 35 putt nel secondo giorno (un’enormità) e acqua alla 18 col primo colpo.

Per quanto riguarda i putt è stato strano. Sentivo di pattare decisamente bene, ma in più di un caso mi è scappata la mano, per così dire (e dal birdie al bogey è un attimo, si sa).

Per l’acqua, quella sì mi ha colpito. È stato un errore mentale (tecnicamente il colpo non presenta difficoltà, è un normalissimo legno 3 con ampia area di atterraggio), analizzando il quale, a mente fredda, sono andato a una radice del mio golf – del mio carattere – che temo non potrò cambiare, ovvero la mancanza di lucidità nei momenti decisivi. Credo che questo sia un tratto comune a tantissimi golfisti, e in fondo, molti livelli più in su, è ciò che distingue il golfista ottimo dal campione assoluto. Mentalmente ho lavorato tanto su di me in questi anni, ma so bene che ci sono tratti che sono connaturati in noi e non possono essere ribaltati, al limite solo un poco modificati. Niente, si tratta di accettare i propri limiti.

Al di là di questo sono state due giornate splendide, un ritorno all’antico e un girare attorno a milioni di sensazioni e pensieri che nei miei dieci anni di Ciliegi ho provato e pensato. Già, perché ogni scorcio del circolo è legato a memorie, a episodi, a linee, a vittorie e sconfitte; ogni scorcio ha memorie positive per me. Sono tornato nel luogo dove sono nato golfisticamente, ed è stato magnifico.


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