Set 30

Arnold Palmer, US Open 1960, Cherry Hills

Arnold Palmer, US Open 1960, Cherry Hills


Domenica notte vai a dormire con gli occhi pieni delle immagini dell’atto finale della FedEx Cup, e lunedì ti svegli con una notizia che era di certo attesa e scontata, ma che a sentirla ti colpisce.

Ha detto Tim Finchem:

There would be no modern day PGA TOUR without Arnold Palmer. There would be no PGA TOUR Champions without Arnold Palmer. There would be no Golf Channel without Arnold Palmer. No one has had a greater impact on those who play our great sport or who are touched by it. It has been said many times over in so many ways, but beyond his immense talent, Arnold transcended our sport with an extraordinarily appealing personality and genuineness that connected with millions, truly making him a champion of the people.

E non c’è molto aggiungere. La sua vita golfistica è stata straordinaria, e allo stesso tempo la persona Arnold Palmer è stata – è – assolutamente eccezionale, lui così umile e gentile e riconoscente e nello stesso tempo intelligente e pratico.

A me colpisce tantissimo, quando penso a lui, lo scorrere del tempo: a guardare le immagini degli anni Cinquanta e Sessanta sembrava invincibile, immortale, e aver visto la sua fragilità all’ultimo Masters commuove, emoziona, scuote, appassiona e tocca nel profondo.

È facile diventare mielosi nel tentativo di descrivere l’indescrivibile, ma insomma è pacifico che un Re è per sempre.


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