Dic 18


Ogni tanto mi diletto a rileggere i pensieri relativi al mio golf che esprimo qui da dodici anni. L’occasione è in genere un fatto esterno che mi porta a sensazioni e convinzioni che sono già presenti in me, anche se magari dimenticate.

L’avvenimento recente è stato il cambiamento del sistema di calcolo dell’handicap, che come ciascun golfista sa è stato portato a termine il 15 dicembre. In base alle indicazioni che si trovavano dappertutto mi era chiaro che il mio nuovo handicap sarebbe stato 2,6, ma vederlo scritto fa un effetto pieno e strano, perché il “due virgola, stabile” è un sogno che ho cullato e accarezzato per anni – dal 2014, nientemeno – senza mai poterlo toccare con mano (se non per un brevissimo giorno).

È vero che le ultime gare sono state per me brillanti (77 – 75 – 75 – 70 i risultati recenti, e 77,8 la media dell’anno), ma vedere quel numerino, che per me ha la stessa precisa valenza che aveva la stella da sceriffo che mi appuntavo sulla camicia a quadrettoni quand’ero bambino (allora ero nientemeno che Tex Willer di pirzona pirzonalmente, ora sarò qualcosa come un novello Ben Hogan), è una soddisfazione autotelica che non ha bisogno di altro nutrimento che di se stessa.

Ora il viaggio continua. E la domanda non cambia: dove vado da qui? Me lo sono chiesto, e per ora mi sono dato una risposta provvisoria – mantenere il due virgola stabile. Che forse non basta o forse è troppo generica, ma questo significa in primo luogo che devo rafforzare la parte mentale del mio golf, nel senso che devo essere nell’ordine di idee del girare mediamente in 75 colpi al massimo in qualunque campo, con punte occasionali in alto o in basso.

Con un occhio – o forse entrambi – al mio obiettivo di lungo termine: diventare scratch entro i 55 anni di età. L’età avanza inesorabile e il tempo stringe, e quindi quel lungo periodo non è poi così tanto lungo, e magari là non ci arriverò mai; ma forse il mio obiettivo è più importante della stella da sceriffo che oggi porto sul petto.

Ieri mia figlia Michela (Michi per me), rispondendo a una domanda di antologia, ha scritto un pezzo per me magnifico che del tutto casualmente, ma in maniera magistrale, riassume e forse espande i miei pensieri:

L’autore con l’opposizione tra l’orso e l’uomo ci fa pensare che esiste un mondo inimmaginabile dove non ce l’aspettiamo, e che il confine tra realtà e immaginazione è più sottile di quanto riusciamo ad immaginare.
Gli uomini, ogni giorno, sono impegnati e stressati con il lavoro, vanno sempre di fretta e sembra che non abbiano più tempo per creare dei bei ricordi che si porterebbero per sempre nel cuore.
Non hanno di certo tempo per pensare al mondo delle favole e, da quando non sono più bambini, non viaggiano più con la mente usando immaginazione e fantasia.
Questo racconto, però, ci dimostra che se siamo disposti a fermare per qualche istante la nostra vita per immaginare un mondo fantastico potremmo ritrovare la felicità e la spensieratezza persa nelle innumerevoli faccende quotidiane.
Secondo me, l’autore ci insegna a non pensare sempre a tutti gli impegni che abbiamo, perché ce ne saranno sempre, ma a staccare dal ritmo consueto delle nostre giornate per qualche ora, per riscoprire un mondo che non sapevamo neanche esistesse e apprezzare le piccole cose considerate futili.

E dunque, Gianni, goditi il viaggio.


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