Giu 27

La settimana scorsa ho raccontato della prima parte di questa gara, oggi dico del resto.

Iniziamo dal fondo, il risultato: 82 – 82 – 81 e T40 finale (un po’ peggio dell’anno scorso, dove con 240 colpi finii T30).

Ma se i primi due giri sono stati molto anonimi, il terzo è stato di tutt’altra pasta. L’errore grosso, alas!, è stato di spedire due palle in acqua di fila alla 17 per un quadruplo finale. Tolta quella buca (che comunque non è punto poco!) fa un discreto +5; ma al di là del risultato il mio gioco è stato consistente, mi sono divertito molto perché riuscivo a fare quel che volevo.

Della 17, un par 4 dogleg a sinistra con acqua davanti per i primi 180 metri, il che obbliga a rischiare un drive diritto oppure tenersi prudentemente sulla destra, ricordo il tee più basso del solito nel primo colpo; la cosa grave è stata però rifare lo stesso, medesimo errore col colpo seguente. Non accettabile. Non mi sono arrabbiato però: that’s golf, and that’s life.

Tra le note positive un campo assolutamente fantastico e un’accoglienza degna dell’occasione (di entrambi ho già detto la settimana scorsa). Subito prima della partenza dell’ultimo giro ho conosciuto un mio lettore che partecipava alla gara e che è venuto a presentarsi. Mi ha fatto molto piacere, come i miei venticinque lettori sanno è per questo che scrivo.

Mi hanno colpito anche le piramidi di palline in campo pratica: credo che per Bogogno sia cosa normale, ma a me ha ricordato tanto l’unica volta che ebbi la fortuna di giocare in un campo americano e mi impressionarono la fila interminabile di cart, la clubhouse maestosa, l’organizzazione scientifica del gioco e, appunto, le piramidi di palline che ti attendevano in campo pratica.

Complessivamente è stata un’esperienza faticosa ma che rifarei anche questa mattina stessa!


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