Mar 27

Ieri era una giornata tranquilla, in studio da me: business as usual. A metà mattina mi chiama il mio maestro: “Ciao Gianni! Perché non ti sei fatto più sentire? Cosa stai facendo?” E, soprattutto: “Perché non andiamo a giocare a Margara adesso?”

Breve momento di confusione interna. Però quando il maestro chiama l’allievo risponde, no? E quando mi ricapita un’occasione così?

Detto fatto, a mezzogiorno e rotti ci troviamo al circolo, e da lì partiamo per quello che per me è stato uno splendido pomeriggio di golf. Era la prima volta che giocavo con un professionista, e al di là dell’amicizia – sentimento da non sottovalutare, peraltro – ho trovato utilissimo il vedere come un professionista agisce di fronte alle difficoltà e alle opportunità, come pensa, come segue una routine sempre identica.

Quanto a me, è bastato un piccolo suo suggerimento iniziale (gira di più, mooolto di più, i fianchi nella discesa) per darmi delle sensazioni positive rispetto a un movimento che sta diventando via via più pieno e completo.

Grazie Andrea!

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Mar 11

È cominciato tutto lunedì della scorsa settimana.

La mattina avevo dimenticato a casa la maglia pesante, e al pomeriggio – diretto al campo da golf dopo il lavoro – ho pensato che non fosse il caso ripassare dal via per ritirare le ventimila, che in fondo sono giovane, che resisto bene al freddo… E sì che la giornata era piovosa e umida anzichenò.

Quindi vado e mi alleno, sento freddo ma resisto. Alla sera ho i brividi, il giorno dopo non migliora. Mercoledì, sempre in campo pratica, storia simile (questa volta col maglione). Insomma arriva venerdì e io parto per Frassanelle con la mia bella scorta di Tachipirina. E la prova campo va bene, gioco bene in un campo che vedo per la prima volta e mi diverto.

La sera però è una tragedia. E sabato, giorno della gara – finale Golfimpresa, mica pizza e fichi… 🙂 – ho un’influenza regolare e piena. Alcuni giocatori hanno magliette leggere, io faccio un po’ ridere con le mie 3 maglie e col mio cappello di lana da vecchietto. Faccio comunque quello che posso. Alla fine, i miei 27 punti diventano 30 col CSA +3, e io sono febbricitante ma soddisfatto. O soddisfatto ma febbricitante?

Seguono premiazione e cena gradevoli. Anche l’accoglienza e le prime impressioni sono state molto positive. Unica pecca: se solo il sito di Golfimpresa fosse più aggiornato…

E il campo? Certo non poteva essere al massimo, ma l’ho trovato piacevole, mosso e stimolante. Impegnativo ma che lascia giocare. Green abbastanza veloci. Il mio voto è un 7 convinto.

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Feb 14

Ieri è andata così:

colpi: 85
fairway presi: 50%
GIR: 39%
putt: 33
(di cui 3-putt: 2)
punti stableford: 33
punteggio lordo: 23 (1 birdie, 6 par e 8 bogey)

Considerando che i green in questo periodo non fanno testo (mollicci e ondulatissimi per i segni delle scarpe a metà giornata, ghiacciati alla fine con la palla che non rotola ma rimbalza), direi che sono pronto per Agadir e – più in generale per l’anno in corso – a rimanere in maniera sostanzialmente stabile sotto gli 80.

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Feb 12

Oggi primo giro al mio circolo. Cominciamo dai numeri, freddi e crudeli ma sinceri:

colpi: 95
fairway presi: 29%
GIR: 28%
putt: 37 [disastro]
(di cui 3-putt: 3) [disastrissimo]
punti stableford: 22
punteggio lordo: 15 (4 par e 7 bogey)

Che debba rileggere How to Break 90? 🙂

Forse più interessanti sono le sensazioni: aria fredda e asciutta, sole, luce stupenda, giro completato in solitudine in 3 ore e 10 minuti, senso di soddisfazione, certezza di essere tra le persone più fortunate della terra.

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Feb 07

“Nel 1841 la Lanterna Vecchia segnava il punto estremo del Delta”, dice con la sua voce calma e ferma, “mentre oggi arriva quattro chilometri più in là, al Faro di Gorino. E questo ti dà la misura di quanto avanzi il Po, e di come il paesaggio intorno a noi cambi di continuo”.

Chi parla è Vadis Paesanti – si chiama così in onore dello zio, morto in guerra –, pescatore di vongole a Gorino Ferrarese, paesino nella Sacca di Goro, nell’estremo Delta, sindacalista per le cooperative di pescatori della zona, già guida turistica. Quando Linea Blu, la trasmissione di Rai Uno dedicata al mare, passa di qui, è lui che viene intervistato, che accompagna la conduttrice a conoscere questi luoghi magici.

L’ho conosciuto un giorno, amico dei miei ospiti a Bosco Mesola, in un piccolo agriturismo dove il tempo ha una dimensione del tutto diversa da quella cittadina a cui siamo ormai assuefatti. Qui si discorre senza fretta. In un campo da golf della zona (parentesi: un circolo che costa 430 euro l’anno tutto compreso, meno di una palestra – e poi dice che il golf è uno sport da ricchi) abbiamo incrociato i nostri bastoni e siamo diventati amici in dieci minuti. Senza dircelo, ma per sempre. Perché Vadis è uomo che ama parlare e far sentire la sua voce, far sapere che esiste; ma non vuole parlare di sé, risponde sempre alle domande ma non va oltre lo stretto necessario quando si tratta di lui.

Un tempo, sul Po, c’erano quelli che venivano chiamati gli “om ad Po” (gli uomini di Po), personaggi mitici e leggendari che vivevano in baracche sulle sponde del grande fiume. Non parlavano di loro medesimi, ma a starli a sentire ti snocciolavano storie a non finire sui fatti della zona.

Ecco, Vadis è così, schivo e aperto al tempo stesso, entusiasta e amico tuo. Si offre di portarmi nel Delta con la sua barca, finito il turno di pesca. Io sono stato più volte al Delta, ho letto molti libri, guide e siti sull’argomento (per me la conoscenza primaria passa dalla parola scritta: è un mio difetto congenito, mi sa), ma non l’ho mai visto dal’’acqua. Epperò ho netta dentro di me la sensazione che il Delta visto dagli argini è sì magico e meraviglioso, ma avverti che ti manca qualcosa, ti sembra di non poter possedere una terra. Mentre il Pavese che è in me vorrebbe mangiarsi una collina: il che, traslato qui, vuol dire più o meno fare l’amore con una valle da pesca o un canneto. E dunque so matematicamente di essere, per dirla con Montale, “della razza / di chi rimane a terra”.

Quindi quando Vadis si offre, sua sponte, di farmi conoscere il Delta dalla sua barca è la gioia subitanea dentro di me. Viene a prendermi lungo un canale, mi fa salire, mi porge una giacca portata per l’occasione – mi sento un signore e un amico su quel batlin dondolante –; poi partiamo. E mi illustra le microstorie dei luoghi, la storia e la cronaca. Incontriamo un pescatore e si parlano di gambari e delle fatiche per trovarli. Arriviamo al Faro, punta estrema di questo tratto di Delta, osserviamo germani, aironi cenerini e garzette.

Finiti i miei giorni al Delta torno a casa, gli occhi pieni di quei paesaggi magici, nelle orecchie la voce di Vadis e l’eco delle sue storie. Oggi sono più ricco, il Delta ha un suo cantore.

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Gen 28

Domenica notte, ore 5. Sono in un villaggio, tra un’ora suonerà la sveglia: mi aspetta la seconda giornata della patrocinata. (Parto alle 7.50: è la prima partenza, il che vuol dire che il giorno prima è stato un disastro.)

Mi sveglio all’improvviso: la macchina si trova all’interno del villaggio, il cui cancello non aprirà fino alle 8 (cosa che sapevo benissimo, ma me ne ero scordato). Come faccio a essere alle 7.50 al tee della 4 se il cancello apre alle 8?

Dopo essermi dato dello stupido, decido di non darla vinta al destino. Google Maps mi dice che la distanza a piedi è di “5,4 km – circa 1 ora 6 min”. Prendo qualche nota, mi preparo ed esco. Ce la posso fare. Ce la voglio fare.

Non provo nemmeno a fare l’autostop, a quest’ora chi si fermerebbe? In un’oretta di cammino veloce arrivo in centro Sanremo; mi rendo conto che la strada è ancora lunga. Capisco che la provvidenza – nel senso goethiano del termine – potrebbe venirmi incontro.

Così accade, sotto forma di un operaio del comune – di lì a poco sarebbe cominciato il Festival dei fiori – che, gentilissimo e disponibile, mi porta per un bel pezzo lungo la strada. Poi mi indica una mulattiera; mi incammino e alle 7 sono all’ingresso del circolo. Fantastico, assolutamente fantastico.

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