Lug 20

In un mondo asfittico (nonostante le apparenze) come quello del golf italiano capita, a volte, di incontrare lampi di semplicità che non possono non riconciliarti con l’idea che si può avere di questo sport (amicizia, divertimento e competizione, non solo sfoggio dell’ultima moda).

Giuseppe – Beppe, per gli amici – Lazzarotto è uno di questi fenomeni. Persona semplice, affabile e alla mano, è titolare di un’azienda che sponsorizza un circuito che si snoda lungo dodici tappe tra Piemonte e Liguria.

Gare con bei premi, e alla fine persino la sautissa offerta agli amici con bel deuit tutto piemontese (anche se forse lui piemontese non è, e dovrò fare ammenda).

Da pochissimi giorni è online il sito, pulito e ben fatto, che narra le gesta di questa sua fatica golfistica. Migliorabile, certo; ma si sa che ars longa vita brevis.

Bravo Beppe, sei un grande. Il golf italiano ha bisogno di tante persone come te. Sapere che organizzi manifestazioni del genere ti fa onore, e rende un gran servizio al nostro sport.

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Lug 02


C’è un’opera di estremo interesse per ogni golfista sinceramente innamorato di questo sport che nasce da un fatto tragico avvenuto nel 1999: la morte di Davide Bisagno, ragazzo strappato alla vita nel fiore degli anni. Il padre Marco, per onorarne la memoria, ha dato vita nella sua città – Verona – ad un museo unico nel suo genere. È infatti l’unico museo privato di golf esistente al mondo, e contiene migliaia di palline logate (è stata questa raccolta, nello specifico, che ha dato l’abbrivio al museo), migliaia di bastoni (alcuni di fine Ottocento, alcuni adoperati da Jack Nicklaus) e numerosi oggetti di varia natura legati al golf.

Tale museo è dunque, innanzitutto, un’opera d’arte. Sono stati necessari otto anni di lavoro per raccogliere i materiali, restaurarli, catalogarli e sistemarli. Questo perché i pezzi, soprattutto quelli più antichi, a volte vengono identificati da segni piccolissimi: è quindi necessaria una pazienza certosina, unita a una conoscenza specifica nel clubmaking, per definire con precisione un bastone.

Il museo è ora anche un libro, edito da Cierre grafica con carta Fedrigoni, che ha richiesto quattro anni di lavoro e rappresenta una sorta di catalogo del museo stesso. Sono 300 copie in edizione non venale, curatissime in ogni dettaglio, numerate una per una e donate dai genitori di Davide agli appassionati.

La copertina qui sopra è opera dell’artista Andrea Torresani. Bastoni, palline, sacche (fra cui un raro esemplare del 1890) e altro ancora sono stati fotografati dalla mano sapiente di Renzo Udali, che ha trasformato gli attrezzi in elementi vivi del volume.

Potrebbe essere definito un prodotto di alta gioielleria editoriale, anche se personalmente credo che definirlo frutto della passione per il golf e per la vita sia rendere maggior giustizia all’avvocato Bisagno. Il primo impatto, infatti, è di profondo rispetto per l’opera, austera ed elegante; ma anche a scorrere il volume successivamente viene in mente una deferenza quasi virgiliana per l’uomo e ciò che ha realizzato. Senza dimenticare il fatto che l’opera è una sorta di compendio della storia del golf, narrata attraverso i materiali e i protagonisti che a quei bastoni hanno dato vita: il volume ricostruisce invero la storia di questo sport attraverso documenti autentici e il racconto delle imprese dei grandi campioni.

Splendido lavoro, avvocato Bisagno.

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Giu 05


Sarà perché mi identifico parecchio con l’autore, ma questo è il libro di golf più bello che abbia letto quest’anno – e io ne leggo uno a settimana.

È la storia, narrata in prima persona, del tentativo di un golfista non professionista, con un handicap intorno al 10, di entrare nella mitica Q-school. Trecento e passa pagine di emozioni, patimenti, errori, miglioramenti, delusioni e speranze.

Il risultato finale è – credo – abbastanza scontato; ma non è nel risultato il punto di forza di questo romanzo. Lo snodo del libro è infatti nei progressi che l’autore fa rispetto al suo swing, nei maestri che incontra, nei pensieri che lo accompagnano: nel suo viaggio alla ricerca del suo personalissimo Santo Graal.

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Apr 20

GMB
L’ultimo numero di “Life Club” pubblica la mia recensione al volume di Jérôme Block Golf means Business, uno dei pochi libri che copre l’area del “business golf”.

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Feb 09

Segnalo una nuova e, a prima vista, interessante rivista online sul golf, “Golf Links”.

Un difetto – forse non eliminabile in iniziative del genere – mi pare evidente: l’eccessiva presenza di pubblicità occulta. Tuttavia comprende una serie di articoli gradevoli.

La citazione migliore – autoironica e al contempo drammatica – è a pagina 53. Dice Doug Sanders, a proposito del putt mancato nel 1970 che gli avrebbe potuto dare la vittoria al British Open a St Andrews:

Do I still think about missing that putt after these years. Heck, no. Yesterday I went at least five minutes without it even crossing my mind.

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Gen 29

Sogni di golf
A 76 anni (era da tempo malato di cancro) è morto lo scrittore americano John Updike, vincitore di due Pulitzer.

Non troppo noto è il fatto che Updike fosse un fanatico del golf. Il golf fa capolino in vari suoi romanzi, ma soprattutto a questo sport aveva dedicato un bel libro, Sogni di golf.

Sono trenta racconti, scritti in un arco temporale lunghissimo (tra il 1958 e il 1995), divisi in tre sezioni che si intitolano “Imparare il gioco”, “Giocare il gioco” e “Amare il gioco”, che potrebbero essere intese come le tre fasi dell’approccio di un golfista a questa disciplina. Il libro è la testimonianza di una dedizione appassionata, testarda e lunga una vita dell’autore al gioco del golf.

La brevità dei racconti ne facilita la lettura. La narrazione unisce la leggerezza della scrittura alla conoscenza di questo sport: questo è il vero punto di forza del libro. Si ritrovano tutte le gioie, ma soprattutto le ansie e le frustrazioni tipiche di un golfista, sensazioni che qualunque golfista ha provato almeno una volta nella sua vita. Updike illustra infatti un concetto che per un golfista è fondamento stesso di questo sport, ma vallo a spiegare a tua moglie non giocatrice: “Il golf non è solo un passatempo o uno sport, il golf è un viaggio della mente”.

Il golf è dunque una metafora della vita, e si avvicina alla metafisica. Tutto questo viene fuori soprattutto nell’ultima parte del volume, che è quella dove il gioco giocato lascia il posto alle riflessioni sul senso ultimo del golf, fin quasi a farlo diventare una religione.

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