Feb 26


Apre domani presso la Fiera di Verona il quarto Salone italiano del Golf, appuntamento goloso per tutti noi appassionati del settore.

I 150 espositori daranno una panoramica completa dello stato attuale del mercato del golf, in un momento che non è certamente tra i più facili ma nello stesso tempo foriero di sviluppi: ieri sera il presidente del mio circolo ha detto all’assemblea che a suo parere i prossimi 3-4 anni saranno forieri di grandi sviluppi, e direi che lo si può prendere in parola.

Tra le iniziative segnalo domenica alle 15 il Trofeo Virtual Golf in memoria di Davide Bisagno (figlio tragicamente scomparso dell’avvocato Bisagno, che in sua memoria ha creato il più ampio museo di golf italiano e pubblicato uno splendido libro in tema), con la partecipazione di Matteo Manassero.

Ingresso 20 euro; 10 euro presentando la tessera federale e una carta d’imbarco Air Dolomiti; gratuito per i bambini fino a 12 anni.

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Gen 24

Audisio
Silvia Audisio è stata per dodici anni la direttrice de Il Mondo del Golf, rivista di riferimento insieme a Golf & turismo per il golf italiano, e ora prosegue la sua attività di comunicazione giornalistica con il suo Golfstudio e tramite “Style Golf”, il nuovo magazine del Corriere della Sera.

Ha dunque le credenziali per raccontarci di questo sport. E da pochissimo ha dato alle stampe Il Golf a test, un libretto agevole che – strutturato con 150 veloci domande e risposte – mette alla prova la conoscenza del golfista nei vari aspetti di questo sport, antichi e moderni, curiosi e particolari, a volte di dominio pubblico e a volte per veri intenditori.

E questa sorta di interrogazione serrata diviene in realtà un pretesto per raccontare il golf, per cercare di coglierne l’essenza: il tutto compiuto da parte di una giornalista e scrittrice che certamente sa di che cosa sta parlando, e racconta con grazia e leggerezza le vicende golfistiche che tanto ci appassionano.

Il libro è completato dalle vignette di Giovanni Vannini, che danno un tocco di levità all’insieme e contribuiscono a togliere quell’aura elitistica che per troppo tempo ha avvolto il golf in Italia.

Ben vengano dunque libri come questi, che – destinati ad un pubblico allargato – hanno lo scopo di diffondere la conoscenza, di illustrare gli argomenti come in una conversazione davanti ad una birra e non in un’aula universitaria: il volume si inserisce infatti in una collana – Quante ne sai? – che affronta gli argomenti più disparati, dal calcio ai telefilm, dal sesso a Harry Potter, dalla fantascienza a Vasco Rossi.

E ha persino l’avallo di Matteo Manassero, che nella retrocopertina scrive: “Il golf non è vecchio, non è noioso, non è fuori dal tempo. Io vi sembro vecchio?”

Silvia Audisio, Il Golf a test, Alpha Test, Milano, 192 pp., EUR 14,90

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Gen 08

Se non imbuchi, non vinci
Non è un libro vero e proprio, ma un divertissement (peraltro gradevole) sul golf questo agile volume di Giancarlo Mastriforti, medico perugino e golfista dilettante che ha voluto misurarsi con la parola scritta nel campo del golf.

È una sorta di “riassunto” della storia, della tecnica e della psicologia del golf. Ovviamente in un libro non potrebbe starci tutto quanto, e quindi i vari argomenti non vengono trattati in maniera dettagliata. Ma è comunque un’opera divertente e che si legge in fretta, una descrizione della “malattia” che accomuna molte persone.

Una guida “senza pretese tecniche assolute ma che risulta di grande immediatezza e utilità”, come recita la controcopertina.

Consigliabile soprattutto per chi è alle prime armi e vuole farsi un’idea del golf senza timore di essere spaventato dai testi sacri o da volumi troppo ponderosi e tecnici.

Giancarlo Mastriforti, Se non imbuchi, non vinci, Roberto Calzetti Editore, Ferriera di Torgiano (PG), 2008, pp. 151, EUR 18,00

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Dic 30


Ho appena terminato di leggere questo bel libro di John Paul Newport, giornalista di golf per il “Wall Street Journal”. È la storia di “the Year”, l’anno che l’autore ha dedicato all’obiettivo di diventare professionista di golf e partecipare alla famigerata Q School.

È chiaramente un’opera che colpisce un target abbastanza selezionato: soprattutto da noi, faccio fatica a pensare, tra i golfisti che conosco, a più di quattro o cinque persone che potrebbero essere potenzialmente interessate. Tuttavia, dal mio punto di vista assolutamente personale, è un racconto affascinante, perché mi sono immedesimato nelle vicende dell’autore.

È molto simile a Paper Tiger, di cui avevo parlato qui. Anche il risultato finale è, ahimè, il medesimo: Newport riesce sì ad arrivare alla Q School, ma con risultati assolutamente disastrosi: 56 colpi sopra il par nelle quattro giornate di gara, al punto che la PGA gli manda una lettera in cui lo prega di non ritentare più l’avventura, a meno che la sua abilità golfistica non migliori in maniera molto significativa.

Ma nonostante la debacle, il libro è scorrevole e piacevole da leggere. Trovo che a tratti l’autore si soffermi un po’ troppo nell’analisi del suo swing e della sua mancanza di determinazione nei momenti topici delle gare, ma nonostante questo ritengo che sia una lettura deliziosa e – non da ultimo – una buona metafora della vita.

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Dic 24


Ho appena terminato la lettura di questo libro, ultima “fatica” di Dave Pelz, uno dei guru dell’insegnamento del golf per quanto riguarda il gioco corto.

L’ultimo mio articolo per “Green” riguardava i due libri precedenti dell’autore, dedicati al gioco corto e al putting. Anzi, all’epoca col compianto Pat Nesi avevamo cercato di ottenere i diritti per la traduzione in italiano di quei libri: progetto che non si concretizzò ovviamente perché l’investimento – ahimè – ben difficilmente avrebbe potuto ripagarsi.

Ora Pelz ha prodotto un libro forse meno completo, ma molto pratico e che credo possa essere di beneficio per qualunque golfista, proprio perché esamina i dettagli del gioco corto e ci insegna (o cerca di insegnarci) dei trucchi per superare l’impasse che deriva dallo spedire la palla nei cespugli, nel bosco, nella sabbia o comunque in un posto del campo dove uscire diviene un affare complicato.

In una parola, il suggerimento di Pelz è di non fare gli eroi, e di considerare piuttosto le opportunità che si hanno per uscire dall’ostacolo (inteso in senso lato) perdendo al massimo un colpo.

Personalmente ho trovato interessante soprattutto l’ultimo capitolo, Developing Damage Control Skills, perché è il più pratico ed elenca una serie di esercizi che si possono fare prima nel giardino di casa e poi in campo per simulare i problemi cui certamente andremo incontro in gara (o anche in un giro con gli amici).

Questo capitolo in particolare, ma il libro in generale mi ha attratto perché da tempo sono convinto che il gioco corto è la parte di gioco cui comunque non si dedicherà abbastanza attenzione, e nello stesso tempo quella dove è più semplice togliere colpi al proprio handicap. E, tra le altre cose, prendendo spunto dal libro ho preparato per me un elenco (per il 2010) di colpi e situazioni da migliorare:
– in ginocchio;
– palla più alta e più bassa dei piedi;
– palla in salita e in discesa;
– colpo all’indietro;
– swing mancino,
ovvero una serie di situazioni normali durante il gioco, ma che in campo pratica ben difficilmente viene in mente di provare.

È un libro da leggere e meditare, da rileggere con calma e poi – soprattutto – da applicare. Pelz assicura che i principi contenutivi possano togliere dai 2 ai 5 colpi all’handicap di chiunque. Per me personalmente lo trovo un obiettivo un po’ troppo ambizioso, ma nello stesso tempo ritengo realistico pensare che applicando quei principi possa togliere un colpo nel giro di un anno. Ah, se non ci fosse tutta questa neve…

Dave Pelz’s Damage Control: How to Save Up to 5 Shots Per Round Using All-New, Scientifically Proven Techniques for Playing Out of Trouble Lies, Gotham Books, 2009, 328 pp., EUR 29,18.

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Dic 16

Management & Golf
Da amante dei libri e del golf, sono naturalmente attratto da qualunque volume di questo soggetto; tanto più quanto l’argomento è insolito e in qualche maniera curioso.

È il caso di Management & Golf, opera pubblicata quest’anno da Lorenzo Oggero. Si tratta di un divertissement, di uno studio tra il serio e il faceto delle affinità che legano il golf alla gestione d’impresa, entrambi settori nei quali Oggero può dirsi esperto.

Lo stile è molto diretto, ma nello stesso tempo rigoroso: si riconoscono molte buone letture dietro le parole dell’autore. È insomma un libro gradevole e che scorre velocemente. Bravo Lorenzo!

(Piccolo aneddoto personale: quando gli mandai una mail per manifestargli il mio interesse, ricevetti una telefonata da lui – cosa che, in un mondo fin troppo digitale, mi fece un gran piacere.)

Lorenzo Oggero, Management & Golf, Novi Ligure, 2009, pp. 189, EUR 30.

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Nov 09


Andrea De Giorgio è il mio maestro (lo dico con una punta di malcelato orgoglio) da un anno, colui che ha contribuito a farmi fare un grosso miglioramento sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale.

Lietamente annuncio che Tesi & testi è tra gli sponsor di GolfSupervisor, un nuovo software gratuito pensato per tenere online le proprie statistiche di gioco.

Da amico è chiaro che mi è difficile parlarne in maniera obiettiva. Tuttavia, in due parole dirò che il programma è stato concepito per poter inserire i propri dati di gioco ripercorrendo passo dopo passo i colpi giocati durante la gara. Per rendere l’inserimento dati più piacevole e dinamico, la grafica alterna le schermate a filmati correlati ai dati inseriti.

Tenere le proprie statistiche di gioco non è per tutti, perché comporta un lavoro dopo la gara non indifferente; e tuttavia è in prospettiva foriero di grandi soddisfazioni, perché aiuta senza dubbio a vedere con precisione le aree del proprio gioco meno solide, e dunque a migliorare. Non è un sostituto del campo pratica e della riflessione, ovviamente: ma un valido aiuto.

La password per il download è il mondo del golf. Dal mio punto di vista assolutamente parziale, lo consiglio caldamente a tutti i golfisti desiderosi di scendere di handicap.

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Nov 03


Segnalo questo volume dedicato alla forma fisica nel golf, in libreria da qualche mese.

È un libro molto specialistico, quindi non destinato al pubblico indistinto dei golfisti. Tuttavia trovo interessante l’analisi dei vari aspetti legati alla forma fisica nel golf, effettuata anche comparando studi di diversi autori.

Nell’opera si parla di preparazione atletica, infortuni, alimentazione e
aspetti mentali del golf. Molte immagini illustrano e contribuiscono a spiegare meglio i concetti esposti.

Francesco Sartorio, Stefano Vercelli, Marisa Vitali, Dai forma al tuo swing. Manuale di prevenzione e cura degli infortuni, alimentazione, allenamento fisico e mentale, Roma, Aracne Editrice, 2008, pp. 194, EUR 33,00.

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Set 22


Come accade a molte persone superati i cinquanta, anche il giornalista di “Repubblica” Giovanni Valentini è stato folgorato sulla via di Damasco dalla magia del golf, al punto da dedicargli un libro dal medesimo titolo, uscito presso Sperling & Kupfer a fine 2007.

Il volume è pensato come una raccolta di brevi testi – praticamente degli articoli –, ciascuno su un differente aspetto del golf, e tutti legati insieme dalla penna lieve e professionale di un giornalista esperto. Lettura veloce e amena dunque, ma non per questo non profonda a tratti.

Già, perché il golf non soltanto sconfina spesso nella filosofia, ma ci insegna anche molto su noi stessi, a patto che siamo disposti ad apprendere. E Valentini, da questo punto di vista, si rivela un ottimo allievo e maestro allo stesso tempo.

L’autore ha detto di aver scritto questo volume per tre ragioni:

Innanzitutto il divertimento di scrivere un testo per golfisti e non solo; in secondo luogo volevo fare un atto d’amore per uno sport cui spero di restituire una parte di quanto mi ha dato, in termini di benessere fisico e mentale. Infine perché penso che il golf sia uno sport socialmente pedagogico, nel senso che trasmette davvero la cultura delle regole, il rispetto dell’avversario e dell’ambiente in cui si gioca. Credo che questi motivi possano fare di questo libro un testo di divulgazione che da una parte può spiegare a chi voglia avvicinarsi a questo sport di che cosa si tratta, e dall’altra può accendere una scintilla di interesse anche a chi non lo ha mai tenuto in considerazione.

Chioserebbe John Hancock: “Ottimo lavoro”.

Giovanni Valentini, La magia del golf, Milano, Sperling & Kupfer, 2007, 145 pp., EUR 15.

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Set 04


Segnalo questo bel libro, ideale complemento di Paper Tiger di cui avevo parlato qui. Sono le storie dei partecipanti alla famigerata Q School, competizione che permette ai più abili (e fortunati) l’entrata nel PGA Tour dalla porta principale; oppure garantisce un posto nel Nationwide Tour, oppure qualche spot qui e là in questi due circuiti; oppure nulla.

Racconti drammatici, come la storia di Peter Tomasulo, che – in pieno controllo della situazione, 12 sotto il par – almeno uno, o forse anche due colpi all’interno del taglio – nella sesta e ultima giornata della quarta e ultima fase della Q School, il Final Stage, trova il suo secondo colpo al par 5 della 10, un lay up in centro fairway, sopra una zolla di un divot che qualcuno prima di lui non aveva rimesso a posto. Non sa che fare, e un possibile birdie o, alla peggio, un facile par diventa un imperdonabile bogey. Ovviamente questo fatto lo scuote, gli riempie la testa di dubbi; e ciò, combinato al fatto che al tee successivo al suo gruppo tocca aspettare parecchio (ci si gioca una stagione intera, qui si marcano anche i putt da 20 centimetri), porta ad un altro bogey. Seguono cinque par, e alla 17 – la centosettesima buca del torneo – decide di rischiare – ora o mai più –, non essendo sicuro che il –10 gli garantisca la carta. Risultato: doppio bogey, e la certezza di essere fuori.

O racconti luminosi, come quello che riguarda Bill Haas – figlio di Jay, e per questo con molta pressione addosso – che, mentre il papà già si preparava il discorso da fare ai giornalisti per spiegare a loro e a se stesso come mai suo figlio non era riuscito nell’impresa che tutti si attendevano da lui, finisce con birdie birdie e acquisisce così la carta per il PGA Tour.

È uno spaccato veritiero su un mondo che non è spesso molto visibile. Noi guardiamo i campioni in televisione, per i quali perdere un torneo è certamente motivo di delusione, ma non un dramma. Epperò questo golf minore, crudo e drammatico, è ugualmente – o forse più – emozionante.

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