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Una foto, una storia

BH
Questa è senza dubbio la foto più famosa di tutta la storia del golf.

È stata scatta da Hy Peskin il dieci giugno 1950 alla 18 del Merion, proprio là dove si sta giocando lo US Open ora, 63 anni dopo. Ritrae il famoso ferro 1 che Ben Hogan utilizzò come secondo colpo nel quarto giro, quando gli occorreva un par per andare al play off.

Ho raccontato la storia sull’ultimo “Golf Today”. Il PDF è qui, mentre qui se ne trova un racconto più esteso e dettagliato.

In questa foto c’è tutto Hogan: l’equilibrio, la forza, il lavoro, la sofferenza, la passione. Scrivere di golf è bello, divertente e utile, ma questa foto vale più di qualunque parola.

Glossario di golf

Il glossario di golf è pronto. È scaricabile gratuitamente qui.

Qui ho raccontato la sua genesi. Ha una storia piuttosto lunga, in effetti, e oggi è un prodotto molto diverso rispetto al progetto originale. Ma sono contento che sia finito, è un beneficio per tutti i golfisti italiani (absit iniuria verbis).

Naturalmente conterrà errori e imprecisioni. Naturalmente è perfettibile. Per questo motivo sarò grato a chiunque vorrà farmi sapere le sue impressioni.

Lo ritengo un lavoro mio, nel senso che ci ho lavorato tanto per preparare un documento finito (e oggi lo sento davvero con un mio prodotto), ma ovviamente poggia le basi sul lavoro di tante persone che per la maggior parte non conosco (“siamo nani sulle spalle dei giganti”, come diceva Bernardo di Chartres). Non ho quindi ringraziamenti particolari da fare, ma mi rendo conto che da solo avrei potuto fare ben poco.

Ovviamente ho preso spunto dalle Definizioni presenti nelle Regole del golf 2012-2015, e voglio segnalare almeno un paio di glossari in inglese, tra i tantissimi disponibili (e spesso copiati gli uni dagli altri) che ho trovato […] continua a leggere »

Golf Fitness Training

Golf Fitness Training
Segnalo volentieri questo blog del pro Giorgio De Pieri. Lo conobbi qualche anno fa ad una patrocinata che ebbi l’occasione di fare con lui – una delle sue ultime gare da dilettante, suppongo –, e ricordo distintamente la sua attitudine già da professionista che aveva allora: che le cose andassero bene o male, il suo atteggiamento non mutava. Era un chiaro segno che, dentro di lui, anche da dilettante era già professionista.

Ora in questo suo diario racconta due cose soprattutto: la preparazione atletica e l’alimentazione per il golf (settori che sono troppo spesso trascurati dai golfisti) e la sua esperienza come caddie di Matteo Del Podio.

Si può essere d’accordo o meno con alcune sue opinioni (una per tutte: lui sostiene che il caffè a colazione prima di una gara vada assolutamente eliminato, cosa che trovo quantomeno discutibile), ma i suoi pareri sono certamente documentati e argomentati, dunque val la pena seguirlo.

Del resto la preparazione atletica (e alimentare) per il golf è un argomento troppo importante per essere lasciato […] continua a leggere »

Glossario di golf – ci siamo quasi

Anni fa – era il 2004, quasi all’inizio del mio incontro col golf – ebbi l’idea di mettere insieme la mia conoscenza della parola scritta con quella, all’epoca ancora in fasce, del golf per tradurre dall’inglese un glossario dei termini golfistici.

Il progetto consisteva nel partire da un glossario in inglese già esistente per tradurlo in italiano, a beneficio di tutti i golfisti. Scelsi quello compilato da Jeff Jackson, che all’epoca era CEO di Dynacraft Golf, perché mi pareva il più ampio e documentato. Ottenuto il suo formale permesso mi misi all’opera – no, ci mettemmo all’opera, perché fu un lavoro di gruppo che coinvolse più traduttori.

Il glossario originale è disperso ora in vari siti, credo viva di vita propria, o per meglio dire viva diverse vite perché lo suppongo elaborato in diverse maniere da diversi compilatori.

Per quanto riguarda noi, ci vollero un paio d’anni, ma arrivammo in fondo: il risultato fu un glossario di 600 termini, sia generali del golf che specifici del clubmaking, di cui pubblicai qui le prime due lettere. Poi me ne dimenticai e passò molto tempo.

Quest’anno mi sono reso conto che lasciarlo nascosto nel mio computer non […] continua a leggere »

C’è un nemico…

Storia di un corpo

C’è un nemico che si annida dentro di me da sempre. Che cresce, molto lentamente, dentro di me. Un nemico che mi sconfiggerà senza possibilità di appello. Mi è stato chiaro leggendo questo libro.

Ci ho messo nove anni esatti, ovvero da quando ho preso in mano un bastone per la prima volta ad ora, per avere la sensazione di aver capito un pochino il mio swing, le logiche del movimento e del mio corpo. E ora quel libro (che tra parentesi è un capolavoro assoluto, bellissimo, lancinante, che ti tocca l’anima e la scuote nel profondo) mi chiarisce senza tema di smentita che devo fare i conti con un corpo che si trasforma. Lentamente, ma si trasforma.

Ormai al risveglio la mattina è come un habitus mentale: faccio un controllo rapido del mio corpo, ascolto le mie sensazioni per sentire che cosa mi dicono. E, ahimè, troppo spesso mi capita di avvertire un dolorino nuovo, qualcosa che prima non c’era ma che dovrò portare con me; oppure una variazione sul […] continua a leggere »

Nec tecum nec sine te

Io ho un problema con le gare.

Il problema è che le gare di circolo mi danno ormai pochissimi stimoli: che gusto c’è a vincere una gara che potrebbero vincere in quattro o cinque? Sì, è bello l’applauso dei tuoi pari, ma tutto finisce lì. (La prima volta che vinsi una gara, in un giovedì qualunque di otto anni fa, quello sì fu un avvenimento!) Il vero premio è lo scendere di handicap, cosa che però ovviamente capita di rado.

Il problema è che i giocatori bravini come me non sono sufficientemente bravi per fare il salto di categoria, e si ritrovano dunque in un limbo da cui non sanno come uscire.

Il problema è comune, vedo, a tanti giocatori. Me ne accorgo per esempio leggendo una lettera pubblicata sull’ultimo Mondo del golf, dove un giocatore con hcp 3,2 si lamenta di non poter più entrare nel field delle gare ufficiali e simili.

Prendiamo ad esempio il trofeo Glauco Lolli-Ghetti a Margara: vi partecipai nel 2010 con un hcp di 5,5, che era sulla linea del taglio. Ma l’anno dopo il taglio scese a 3,9, e a 2,3 nel 2012, cosa che mi ha impedito di prendervi parte. E in […] continua a leggere »

Andrea Zanardelli, John Graham e l’Aim Point

Aim Point
Il mercato italiano del golf è asfittico, si sa – troppo pochi i giocatori praticanti. (Qui valgono considerazioni strutturali e fors’anche culturali che richiederebbero tempo per essere sviscerate, ma – temo – lascerebbero sostanzialmente le cose come stanno. Mi limito dunque a prendere atto e passo oltre.)

Segnalo quindi con estremo piacere il corso Aim Point che si terrà ad Arzaga il 29 e 30 giugno prossimi. L’obiettivo è quello di fornire ai golfisti gli strumenti adeguati per leggere al meglio le pendenze e dunque imbucare di più.

(Tra golfisti italiani ci si passa le informazioni sull’argomento quasi in religioso silenzio, visto che sono così rarefatte – mi pare ad esempio che a Monticello ci sia qualcuno che fa qualcosa del genere ma non ho informazioni specifiche al riguardo.)

Un grosso plauso va dunque ad Andrea Zanardelli, che con il suo sito sta facendo un bel lavoro a beneficio di tutti i golfisti. E ha il merito certamente non secondario di portare […] continua a leggere »

Fabio Gariffo, Golf & Meditazione

Fabio Gariffo, Golf & Meditazione
Segnalo volentieri questo ebook che parla degli aspetti mentali del golf, perché ha almeno quattro pregi intrinseci: si legge in fretta (applicare i concetti è un’altra storia, e ovviamente richiede molto tempo), è gratuito, è in italiano e in italiano contiene una buona bibliografia di base.

Prende avvio dalle ricerche di Mihaly Csikszentmihalyi (questo è un buon punto di partenza per esplorazioni successive – e trovo quasi scandaloso che il suo Flow non esista in traduzione italiana – se ne veda qui una mia presentazione).

Parla poi delle tre tecniche che l’autore considera le più conosciute ed efficaci a proposito dell’allenamento della concentrazione: la visualizzazione, la routine e il centering.

Dedica ampio spazio alla meditazione e al respiro (temi che sono fondamentali per cogliere un’idea che a me pare centrale nello sport come nella vita: il fatto che mente e corpo non sono due entità distinte, ma due aspetti […] continua a leggere »

L’abbraccio di Cabrera

hug
Uno dei motivi per cui adoro il Sudamerica (e, per ragioni familiari, il Cile in particolare, che accoglie una parte significativa delle mie radici) è che la cultura di quei paesi unisce l’efficienza e la praticità americane al calore latino.

È per questo che sono rimasto ammirato e commosso dall’abbraccio, tanto spontaneo e bellissimo quanto insolito, tra Cabrera e Scott al termine del Masters.

Qui il video completo. Un primo abbraccio si vede al minuto 13 e 04 secondi, e la faccia di Cabrera esprime ovviamente delusione (come potrebbe essere diversamente?), ma anche sollievo (e qui mi sovviene Ben Hogan al termine dello US Open del 1955 al San Francisco Olympic Club) e felicità per l’avversario (“a life changer”, come ha detto il commentatore americano appena il putt è entrato).

Al minuto 14 e 01 secondi i due si riabbracciano, all’uscita del green, e Scott parla nell’orecchio di Cabrera. Sarebbe magnifico sapere che cosa gli ha detto, ma lasciamo queste parole al privato di due grandi uomini; e sportsmanship è […] continua a leggere »

Mappare i green

green map
Nel golf si parla soprattutto di swing, ma è un fatto che le gare si vincono spesso sui green – non per nulla e non a caso si dice drive for show, putt for dough.

Ebbene, per pattare bene occorrono un’ottima tecnica (ovvio), un putt all’altezza della situazione (ovvero, non necessariamente da 300 euro ma dell’altezza, lie e loft adatti alle nostre caratteristiche) e la capacità di saper leggere bene i green.

Capacità che è sì arte, ma è anche tecnica; ovvero che si può acquisire e migliorare con la pratica (costante – non dimentichiamo l’insegnamento di Bob Rotella), ma anche con gli strumenti adeguati. Ecco come.

L’altra settimana ho iniziato a mappare uno dei nostri green. Sono andato sul green con carta e penna e ho cominciato a disegnarlo; poi ho segnato le pendenze; poi ho provato diversi putt per verificare le micropendenze.

Ma facendo questo mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ovvero che quel sistema artigianale non mi avrebbe portato lontano. Non basta la bolla da carpentiere che uso […] continua a leggere »